"Todi città del libro", tanto rumore per nulla! E "Paperino reazionario" è un paradosso. Forse! - Tuttoggi

“Todi città del libro”, tanto rumore per nulla! E “Paperino reazionario” è un paradosso. Forse!

Carlo Vantaggioli

“Todi città del libro”, tanto rumore per nulla! E “Paperino reazionario” è un paradosso. Forse!

Dom, 20/06/2021 - 08:35

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Con iniziative come quella di Todi, si cerca una legittimazione per un futuro di governo. Il volto buono del cattivo, redento sulla via di Jacopone.

Alla fine di tutto il bailamme che si è scatenato intorno alla realizzazione della mostra mercato, “Todi città del libro”, solo poche cose sono realmente rimaste scolpite nella memoria collettiva di chi era presente nella città di Jacopone in questo fine settimana di sturm und drang.

Paperino reazionario

Intanto la prima, e più rimarchevole, è che esiste anche chi ha teorizzato e scritto un tomo su Paperino reazionario. La cosa in sé suscita attenzione e anche un sorriso, se non fosse che nel libro in questione l’autore Alessandro Barbera, discute seriamente dei famosi messaggi subliminali presenti in quasi tutti i lavori di Walt Disney, almeno quelli realizzati fintantoché Disney era ancora in vita. Per poi passare ad una digressione critica sulle visioni di artisti come Ejzenstein e Dalì, nonché di quelle di pensatori come Benjamin e Adorno. E per non lasciarsi confondere è bene sapere che il lavoro precedente di Barbera si intitolava Camerata Topolino.

La seconda e non meno avvincente scoperta, è che il popolo della destra culturale di Italia, racchiuso nel novero di alcune case editrici che ruotano tutte intorno a quella che da più parti è stata definita come la pietra dello scandalo, ovvero Altaforte Edizioni (la reietta del Salone del Libro di Torino -leggi Casa Pound), ama senza riserve tutto ciò che esalta e si identifica (secondo ipotesi di lavoro tutte da discutere, come la famosissima scintilla divina generatrice della razza ariana), con un esoterismo mainstream. Se non fosse, che lo si confonde per l’appunto con una visione essoterica dei fatti e detti, e dunque mancante della matrice fondativa e generatrice dell’esoterismo in quanto tale: l’iniziazione.

Fenomenologia del rosso e nero

Nei banchetti espositivi di Todi c’era una messe abbondante di titoli che ruotavano intorno a miti nordici, orientalismi più o meno esemplificati, estetismi poetanti (tanti lavori su Yukio Mishima, non foss’altro per la morte drammatica per alcuni, eroica per altri, con il seppuku) e molti manuali sull’uso e il significato spirituale di spade, spadoni e katane immaginifiche, un po come quella tarantiniana di Hattori Hanzo. Favole e materiale per bambini , inclusi gli album da colorare.

Immancabili le teorie del complotto internazionale ed europeista.

Ma anche qualche interessante pubblicazione che esulava dai consueti “gridi di battaglia”. Tant’è che anche chi scrive non si è negato il piacere di acquistare un paio di libri di sicuro interesse e acconciati, in un caso, in una grafica accattivante e una stampa di assoluto pregio, molto diversa dal resto dei libri presenti alla fiera. Ad esempio, a tratti, è risultato angosciante l’uso spasmodico dei colori rosso e nero, così come anche nella grafica di tutto l’evento tuderte, vero elemento distintivo di un certo approccio alla comunicazione.

Presente anche una intera sezione specializzata sugli eroismi ed i racconti delle truppe naziste in guerra (un titolo per tutti “Il gladiatore di Hitler”) che faceva bella mostra di se con accanto anche qualche pubblicazione del celebre (ahinoi) negazionista David Irving.

Quasi nascosto in un angolino abbiamo scovato anche un libriccino a firma di Aleksandr Gel’evič Dugin politologo e filosofo russo. Dugin è noto per aver sviluppato il pensiero di Martin Heidegger, specialmente il concetto geofilosofico del Dasein. Dugin è una sorta di quinta colonna di un certo putinismo “imperiale” e conta un notevole seguito in madre patria di nostalgici zaristi e tradizionalisti della steppa, gente dalla lunghe barbe e dalle armi sempre pronte ed in bella mostra nei profili social.

Se ne desume che prima ancora di affrontare l’agone politico ( il celebre “sangue e merda” di Rino Formica, socialista) per battagliare su ideologia e visione sociale, forma dello stato e quant’altro, si deve essere prima di tutto guerrieri certificati.

Ed in effetti un po’ lo si capisce anche dai toni usati. In questi giorni che hanno preceduto e seguito la manifestazione a Todi, alcuni comunicati stampa arrivati in redazione avevano sempre un certo numero di parole sprezzanti del pericolo per identificare un costante stato di battaglia contro un nemico più o meno dichiarato. Ne riportiamo uno che ha attirato la nostra attenzione perché interessa anche un certo modo di fare giornalismo militante:

Perugia, 18 giugno 2021 – Forti polemiche per il festival culturale ‘Todi città del libro’, in svolgimento nella cittadina in provincia di Perugia. Ieri una forte contestazione, organizzata dal Pd e da alcune associazioni, tra cui l’Anpi: “altro non è che un raduno di neofascisti e malinconici di un regime che, quello sì, cancellava la libertà con la violenza e la morte, metteva al rogo i libri sgraditi, faceva sfregio della democrazia”, ha dichiarato in una nota il segretario del Pd dell’Umbria, Tommaso Bori, presente ieri alle proteste contro la manifestazione culturale. Tra i relatori dell’evento letterario, figurano nomi di rilievo, come: Alessandro Meluzzi, Giampiero Mughini, Laura Tecce, Stefano Zecchi, Francesco Borgonovo, Marco Gervasoni e Toni Capuozzo. E proprio il noto giornalista e inviato televisivo, in previsione dell’intervento previsto per sabato 19, ha rilasciato un’intervista a MOW (mowmag.com): “Non spetta all’Anpi né ad altri apporre timbri sulla cultura”, sottolinea. E nel merito della presa di posizione dell’Anpi, il giornalista di lungo corso dettaglia: “Oggi non è più costituita da partigiani, ma da neopartigiani. Purtroppo le generazioni che attraversarono quegli anni e ricostruirono l’Italia dopo la guerra sono scomparse o comunque vanno scomparendo. Qui non si parla più di combattenti per la libertà”, ha sottolineato al magazine lifestyle di AM Network Toni Capuozzo, concludendo che: “si tratta di un’organizzazione che oggi esprime il pensiero di chi non ha vissuto quegli anni, fatta di persone che raccontano il passato a modo loro e soprattutto che leggono il presente a modo loro”.

Un semplice paradosso

Ma come spesso ci capita di scrivere anche su altre vicende, le cose sono sempre più semplici di come ce le figuriamo. E così alla fiera mercato Todi città del libro, (dotata anche di simpatico ristorante proprio sotto gli Arconi di Palazzo Comunale!!) per un paradosso della comunicazione che a volte cresce a dismisura esulando dalla realtà fattuale, gli unici imbarazzi potevano solo essere proprio un certo numero di titoli e lavori che dovrebbero essere letti ed indagati meglio di come invece vengono raccontati in sintesi, traendo chiaramente in inganno anche istituzioni che donano i loro patrocini, come la Regione Umbria e il Comune di Todi, che per colpevole pigrizia non hanno tempo di approfondire certi scritti in cui invece le affermazioni o le tracce , di sovversione dell’ordine costituito sono fin troppo evidenti.

Ma oltre il fatto di scriverle, le affermazioni di principio, il popolo della cultura di destra non ha poi questa gran voglia di rimanere confinato in un angolo tutta la vita. E non vuole nemmeno uscire fuori dal rifugio solo perché una amministrazione “piastrona” confonde il concetto di liberale con il più prosaico “fate ‘npò come cavolo ve pare basta che non create guai”.

In buona sostanza non si può e non si vuole essere i reietti della politica e del potere e si cerca con iniziative come questa di Todi, una legittimazione per un futuro di governo. Il volto buono del cattivo, redento sulla via di Jacopone.

Il “ruggito” di Gervasoni

Lo spiega bene e senza tanti giri di parole proprio la star di questa prima edizione della manifestazione, il Prof. Marco Gervasoni, ordinario di Storia contemporanea all’Università degli studi del Molise e fresco destinatario di un avviso di garanzia per vilipendio al Capo dello Stato.

C’era attesa per l’intervento dell’accademico, chiamato ad intervenire a Todi su un tema da “panico”, CONSERVATRICE O PROGRESSISTA: quale sarà l’Italia degli anni ’20.

Una serie di considerazioni tra posizioni già note e segnali politici decisamente meno banali di quanto si poteva pensare, senza sensazionalismi e con una concretezza data soprattutto dal fatto che Fratelli d’Italia sta per essere (o lo è già) il primo partito di destra-destra in doppia cifra che supera persino i campioni della Lega. Motivo per cui l’Italia, per Gervasoni, è sicuramente conservatrice. Il dado è tratto Chissà cosa ne penserebbe il Prof. sapendo che molti studiosi della sua materia dicono con altrettanta sicurezza che i cinesi sono ancora oggi profondamente confuciani?

Sognamo un confronto sulla materia in una prossima occasione.

Nella giornata di Todi c’è nel dibattito pubblico un passaggio molto interessante, relativo al ruolo della magistratura, che riportiamo in forma integrale e che Gervasoni aggancia alle considerazioni sull’europeismo “straccione” dell’Italia.

Democristiani dentro

E così, alla fine dei giochi, quando si tratta di prefigurare lo scenario politico futuro di chi si sente guerriero in battaglia, esce sempre fuori il “democristiano” che è nascosto in noi (anche se nel caso di Gervasoni forse sarebbe meglio dire il “socialista” che è in lui). Quello si un mostro inestirpabile.

Si riscopre il valore della mediazione e dell’accordo, anzi , dell’utile accordo! Quindi invece del ruggito, una bella smiagolata.

Tantochè torna sempre utile citare il notissimo manuale del generale cinese Sun Tzu, L’Arte della Guerra, testo che sarebbe auspicabile diventi materia di studio anche nei licei, per quanto è straordinariamente attuale a secoli di distanza dalla sua redazione.

Scrive il generale Sun Tzu: “La strategia è la via del paradosso. Così, chi è abile, si mostri maldestro; chi è utile, si mostri inutile. Chi è affabile, si mostri scostante; chi è scostante, si mostri affabile.”

E come detto Todi città del Libro è un paradosso. La vera battaglia sta nella conoscenza di chi stai combattendo. Non si può essere approssimativi e si deve sapere bene con chi si ha a che fare.

Più che una destra estrema e nostalgica, dovrebbe far tremare i polsi sapere che le istituzioni democratiche non sono in grado di gestire situazioni come questa di Todi, solo perché si è approssimativi, lasciando campo aperto ad equivoci e sottovalutazioni.

Tutto il resto, proteste avverse incluse, rischiano di essere una sorta di cortina di fumo. Come quando le truppe di Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf ibn Ayyūb, noto come il Saladino, nell’assedio di Gerusalemme per confondere gli eserciti difensori della città santa, faceva muovere le truppe a cavallo in un incessante girotondo che alzava un tale polverone simile ad una vera tempesta di sabbia.

La morale? Attenti ai polveroni e non perdete mai d’occhio la vera natura della controparte, nemico o amico che sia.

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