Il rapporto sull’economia regionale umbra della Banca d’Italia restituisce una situazione con luci ed ombre. In una regione che sta risentendo delle crisi internazionali (permangono le incertezze riguardo l’evoluzione della situazione nel Golfo Persico), ma che presenta ancora degli elementi positivi su cui investire.
L’Umbria nell’ultimo anno ha continuato a crescere anche se, come il resto del Paese, con una spinta molto più modesta. Dovuta in buona parte alla spinta delle costruzioni (+4% il valore aggiunto nel 2025) sostenute dal PNRR e da altri investimenti pubblici. Sostanzialmente invariato (-0,1%), invece, il valore aggiunto dell’industria, con dinamiche positive per il tessile e criticità nel settore dell’automotive. Un rallentamento che risente della frenata delle esportazioni verso gli Stati Uniti (tradizionale mercato di grande interesse per il settore alimentare, oltre che per il lusso) e la Germania (che colpisce la manifattura meccanica). Il risultato è che le esportazioni dalla regione risultano in calo dello 0,1%.
Gli ottimi risultati del settore turistico (insieme alle costruzioni ed al tessile) spingono l’occupazione che continua a crescere (+1,3%) con indicatori al di sopra della media nazionale. Crescono anche le retribuzioni, erose però dall’aumento dell’inflazione (+1,5%, che nei servizi diventa +2,8%).
Si è arrestata la contrazione del credito all’economia, anche se resta la stretta per le aziende con più alti parametri di rischio. Aumenta l’indebitamento delle famiglie umbre, sostenuta dai mutui per le abitazioni (+2,8%).
Il documento di sintesi del Rapporto Bankitalia sull’economia umbra
Questa la sintesi del Rapporto della Banca d’Italia sull’economia umbra.
Il quadro macroeconomico
Nel 2025 l’attività economica in Umbria si è espansa in misura contenuta, con un’intensità inferiore rispetto all’anno precedente. Secondo nostre stime basate sull’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) la crescita è stata prossima al mezzo punto percentuale, in linea con la media nazionale. La spinta proveniente dagli investimenti pubblici, sostenuti dall’avanzamento dei progetti del PNRR, ha continuato a controbilanciare la debole dinamica dell’attività industriale e dei servizi, che si è accompagnata a un lieve calo delle esportazioni. Le prospettive per l’anno in corso sono peggiorate per il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, in un contesto già caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali e da elevata incertezza, che condizionano in particolare le scelte di investimento delle imprese.
Le imprese
Nel 2025 secondo i dati dell’Istat il valore aggiunto nel settore agricolo è lievemente cresciuto (1,3 per cento). In base alle stime di Prometeia, nell’industria si è sostanzialmente stabilizzato; la manifattura ha continuato a risentire dell’andamento negativo del comparto dell’automotive, contribuendo al calo delle esportazioni. È proseguita fase positiva del comparto tessile. In un contesto di riduzione dei tassi di interesse e grazie agli incentivi pubblici, l’attività di investimento è tornata a espandersi, seppur in misura modesta. Secondo le stime di Prometeia, il valore aggiunto nel settore delle costruzioni ha continuato a crescere (4,0 per cento), ancora sostenuto dai lavori pubblici finanziati dal PNRR e dalla ricostruzione nei comuni colpiti dal sisma del 2016. Il mercato immobiliare ha consolidato la ripresa: le compravendite di abitazioni sono aumentate del 10,9 per cento e i prezzi di vendita si sono rafforzati (3,0 per cento), pur rimanendo al di sotto della media nazionale. Nei servizi privati non finanziari il valore aggiunto è rimasto nel complesso stabile, ma il comparto turistico ha confermato una dinamica espansiva diffusa a tutto il territorio: le presenze sono aumentate dell’8,5 per cento, raggiungendo un nuovo massimo di quasi 8 milioni; significativa la crescita della componente estera (16,3 per cento).

Il mercato del lavoro
L’occupazione ha proseguito a crescere, seppure in rallentamento (1,3 per cento, da 3,2); il tasso di occupazione è ulteriormente salito al 69,1 per cento, un valore storicamente elevato e sensibilmente superiore alla media nazionale (62,5). La creazione netta di posizioni di lavoro dipendente nel settore privato è stata sostenuta dai contratti a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione si è ridotto al 4,6 per cento. Le retribuzioni hanno continuato a salire e nell’ultimo anno l’incremento è risultato in Umbria di poco superiore alla media nazionale; in un’ottica di lungo periodo, tuttavia, la dinamica salariale del settore privato evidenzia una perdita di potere d’acquisto più intensa (-8,0 per cento) di quella italiana (-6,2). Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale è tornato a ridursi.

Le famiglie
Nel 2025 il reddito disponibile nominale delle famiglie umbre è aumentato (3,0 per cento), in linea con l’anno precedente; tuttavia, l’incremento in termini reali si è attenuato (1,4 per cento) per effetto di un’inflazione leggermente più elevata. L’espansione del reddito ha favorito quella dei consumi: nel complesso dello scorso anno sono cresciuti dell’1,5 per cento. Gli indicatori del Benessere equo e sostenibile (BES) evidenziano per la regione una posizione più favorevole di quella nazionale, grazie soprattutto alla qualità del contesto ambientale e all’elevata dotazione di capitale relazionale e istituzionale. In base ai dati dell’Istat riferiti al 2024 (ultimo anno disponibile) la distribuzione della spesa è risultata più equilibrata della media nazionale (indice di Gini pari a 0,28 contro 0,31) e gli indicatori di povertà si confermano inferiori a quelli italiani.
Il mercato del credito
La flessione del credito all’economia si è progressivamente attenuata fino ad arrestarsi alla fine dell’anno: alla ripresa dei prestiti alle famiglie (2,8 per cento), sospinta dai mutui abitativi, si è contrapposta la perdurante riduzione di quelli alle imprese (-2,2 per cento), soprattutto per le aziende più rischiose. Il costo dei finanziamenti è diminuito, in linea con l’orientamento della politica monetaria. La qualità del credito è rimasta elevata, pur con un lieve peggioramento per le imprese dei servizi e delle costruzioni; il tasso di deterioramento si è collocato all’1,7 per cento. Una quota significativa del portafoglio finanziario delle famiglie umbre è investita in titoli di Stato italiani.

La finanza pubblica decentrata
Nel 2025 la spesa primaria degli enti territoriali umbri è aumentata del 2,4 per cento, meno che nella media delle Regioni a statuto ordinario; vi ha contribuito la componente in conto capitale, sostenuta dalle politiche di coesione e dal PNRR. La spesa per investimenti fissi ha registrato un aumento (5,5 per cento) più debole rispetto alle altre regioni. Nella sanità i costi hanno continuato ad aumentare, sia pure a un ritmo inferiore all’anno precedente (1,3 contro 5,3 per cento); il saldo della mobilità interregionale dei pazienti, negativo fin dal 2019, è progressivamente peggiorato.
L’invito a investire su innovazione e AI
La presentazione del Rapporto è stata effettuata, come consuetudine, in un’assemblea pubblica ospitata nella sede S.A.Di.Ba.di San Marco, a Perugia. Un appuntamento al quale hanno partecipato rappresentanti istituzionali e del mondo dell’imprenditoria, del lavoro e della finanza.
In rappresentanza delle eccellenze imprenditoriali umbre, la testimonianza di Carlo Pacifici, che ha tracciato una breve storia dei 60 anni della Meccanotecnica Umbra, dalla fondazione da parte del padre Alberto, fino alle ultime e innovative iniziative imprenditoriali e del welfare aziendale per i dipendenti, dal doposcuola al campus estivo.
Il Rapporto è stato introdotto dalla relazione della responsabile pro tempore della filiale di Perugia, Maria Dolores di Baia, illustrato, anche negli approfondimenti tematici, dagli analisti di Bankitalia Colanbella e Marangoni, ed inserito nel contesto nazionale da Alessio De Vincenzo, Capo del Servizio Stabilità finanziaria del Dipartimento Economia e statistica.
Per l’immediato futuro, in uno scenario in cui prevalgono le incertezze legate alle criticità geopolitiche, l’invito all’Umbria che arriva dalla Banca d’Italia è di investire maggiormente in innovazione e nell’Intelligenza Artificiale, che può aiutare anche a recuperare lo storico gap sulla produttività.








