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Terni tra crisi e sviluppo / Leader Cgil Camusso “La crisi è della domanda non dell’offerta”

Redazione

Terni tra crisi e sviluppo / Leader Cgil Camusso “La crisi è della domanda non dell’offerta”

Tavola rotonda con istituzioni e forze sociali
Ven, 10/04/2015 - 16:46

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di Giulia Argenti

Multinazionali e territorio, investimenti pubblici, innovazione, impatto ambientale, crescita e occupazione. Queste le parole chiave attorno a cui si sono mossi il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso, il segretario della sezione Cgil di Terni Attilio Romanelli, Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, Stefano Neri, presidente di Confindustria Terni, Giuseppe Flamini, presidente della Camera di Commercio di Terni e Massimo Piacenti, amministratore delegato di Allfood, nel tentativo di delineare le linee guida di un possibile futuro dell’industria ternana.

“Terni tra sviluppo e opportunità o declino e crisi”, questo infatti il titolo della tavola rotonda che si è tenuta questa mattina alle 9.30 presso la sala congressi Arpa, su iniziativa della Cgil di Terni. Prendendo la parola per primo, Romanelli non si è dilungato in preamboli e affrontando subito la questione del polo siderurgico di Terni, non ha risparmiato una dura stoccata ai vertici di Tk-Ast, che a suo dire, non solo si sono resi responsabili di una “gestione molto discutibile dell’azienda”, ma hanno più volte dimostrato, “aldilà delle dichiarazioni giornalistiche e delle messe pasquali” una “non volontà di confrontarsi con i sindacati in merito alla vertenza”, nonché una “non accurata conoscenza dei confini dello stesso territorio in cui si trovano ad operare” (chiaro riferimento alla gaffe dell’ad Morselli sull’infrastruttura Orte-Civitavecchia, ndr).

Il numero uno di Confindustria Terni ha sottolineato nel suo intervento come il tema del futuro dell’industria ternana, deva essere affrontato partendo innanzitutto da una questione metodologica: “alla luce di una realtà che sta cambiando dobbiamo liberarci da un approccio troppo scontato e unilaterale” ha detto Neri, precisando come “quel quadro di scelte prese tra la fine dell’800 e inizio ‘900, al quale le imprese guardano ancora oggi, ormai non funziona più e deve essere sostituito. Bisogna concentrarsi sul problema in sé stesso prima che sugli strumenti con cui affrontarlo. Si devono focalizzare i settori più competitivi e concentrarsi al massimo su di essi, anche a costo di sacrificare alcune scelte del passato”.

Della necessità di un nuovo approccio ha parlato anche il presidente della Camera di Commercio Flamini, il quale ha evidenziato che “la stessa natura giuridica delle aziende sta cambiando, determinando l’assorbimento delle imprese individuali in consorzi più ampi per società e capitali”.

“Possiamo davvero basare il rilancio delle imprese solo sulla fiducia agli imprenditori, sperando che facciano bene e lasciando loro la libertà di licenziare?”. Da questo interrogativo, secondo la leader Cgil Camusso, si dovrebbe partire per un proficuo ragionamento in merito al futuro industriale non solo della città dell’acciaio, ma dell’intero Paese. E la risposta a questa domanda secondo Camusso è no: “finché continueremo a ragionare in questi termini perpetueremo quell’assurdo gioco dell’oca su cui si sono basate le ultime sette leggi di stabilità, si tagliano le risorse, diminuisce la domanda, non crescono i consumi, il problema non si risolve e si deve ricominciare. Purtroppo anche l’attuale Def (Decreto di Economia e Finanza) sembra seguire questo schema, continuando a sostenere la necessità di tagliare la spesa pubblica, non comprendendo che la crisi è della domanda e non dell’offerta”.

Per la Camusso gli ultimi sette anni hanno determinato in Italia un ulteriore concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e un conseguente impoverimento della stragrande maggioranza della popolazione, di qui la necessità di provvedimenti concreti (tra cui anche una patrimoniale sulle grandi ricchezze) che possano restituire nuova linfa all’economia. “Si dovrebbero innanzitutto trovare nuove risorse, decidere come investirle e poi fornire gli strumenti di politica industriale necessari per superare quello schema, ormai obsoleto, in base al quale il pubblico dismette e il privato compra e smantella”.

Per l’ad di Allfood coniugare sviluppo industriale con occupazione e sostenibilità ambientale sarebbe fondamentale per dare nuovo slancio al settore industriale. In questa direzione, spiega Piacenti, si muove il progetto che nel 2012 ha unito Rmt (Recupero Materiali Terni di cui Piacenti è presidente) Ast, Università di Trieste e Consorzio Interuniversitario, nel tentativo di dimostrare la possibilità di trasformare le scorie dell’Acciaieria in prodotti certificabili per la costruzione edilizia. “Per quanto riguarda le scorie nere la sperimentazione si è conclusa con esito positivo, sulle scorie bianche si dovranno fare ancora degli studi”. Piacenti ha anche invitato i molteplici attori del mondo dell’industria a trarre profitto da quella che lui definisce una “congiuntura astrale irripetibile e destinata a non durare all’infinito” venutasi a creare grazie all’intrecciarsi di diversi fattori (l’Expo, il prezzo del petrolio, il quantitative easing lanciato dalla Bce).

“Muoversi tra l’esistente e il possibile”, su questo leitmotiv Catiuscia Marini ha basato il suo discorso, spiegando che la strada della crescita industriale dovrebbe partire dal superamento “dell’idea di conservare l’esistente solo perché è quello che conosciamo, evitando però allo stesso modo anche di costruire un progetto utopico e irreale”. Guardare al nuovo evitando castelli di carta dunque e “coinvolgendo un ampio numero di attori nella costruzione di un’ipotesi condivisa che permetta di dare nuova dinamicità all’economia, e sostenendo quella parte di impresa disposta ad innovare e rischiare”. Per la governatrice dell’Umbria, inoltre, la via della crescita dovrebbe passare necessariamente attraverso un più ampio coinvolgimento del governo “passando da una fase di discussione a una di programmazione”.

Sul tema del ruolo delle multinazionali nel suolo umbro, inoltre, la Presidente ha affermato che “in una fase storica di piena globalizzazione, la consistente presenza di soggetti imprenditoriali di carattere multinazionale e straniero deve essere guardata come un’opportunità da sfruttare e non come un limite”. Posizione questa condivisa anche da Stefano Neri.

Proprio al presidente di Confindustria Terni, la Camusso ha lanciato una frecciata in chiusura dell’incontro: “Neri ha parlato di catena di lavoro e dell’importanza della tutela dei lavoratori, ma allora mi chiedo, perché Confindustria non ha partecipato alla nostra battaglia contro l’articolo sette del decreto attuativo del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti?”. “Per quello che riguarda la questione delle multinazionali” ha concluso la leader Cgil “non è mia intenzione demonizzarle, non sono tutte uguali, ma è necessario porre loro qualche vincolo, a Terni la ThyssenKrupp non è stata disponibile a nessuna operazione. Perchè non ha attivato a Terni una trasmigrazione verso l’economia verde come ha fatto da altre parti? Un conto è un territorio disponibile, un conto un territorio rapinabile”.

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