Spoleto58, “Voces” di Sara Baras entusiasma il pubblico del Romano

Nella Suite Flamenca tradizione e novità unite | Pubblico delle grandi occasioni | E Baryšnikov fa la fila

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La Suite Flamenca “Voces”, ideata e coreografata da Sara Baras, apre nel primo weekend del Festival dei 2Mondi, il programma dedicato alla danza. Il flamenco, come genere di ballo, nel tempo ha subito molte trasformazioni e quasi tutte relative all’estro o alla creatività dei singoli protagonisti che lo hanno interpretato. C’è grandissima differenza tra un artista della tradizione quale è stato Antonio Gades e ad esempio Joaquin Cortes, fenomeno mediatico oltre la sua bravura come ballerino.
Tuttavia lo spettacolo di Sara Baras andato in scena al Teatro Romano ieri, 27 giugno, è qualcosa di veramente nuovo. La scrittura come suite è ideale e consente di introdurre il tema delle voci, Voces appunto, dei grandi protagonisti della vita artistica della Baras, i suoi esempi stilistici. Le voci di questi grandi, Paco de Lucia, Camarón de La Isla, Antonio Gades, Enrique Morente, Moraìto e Carmen Amaya, attraversano materialmente lo spettacolo introducendo ogni volta una coreografia di assolo o con il corpo di ballo. Gli stilemi della tradizione ci sono tutti i musicisti in scena che incitano e accompagnano passo dopo passo chi sta danzando, i balli di gruppo, i passi a due, gli assoli. La Baras del resto è sulla scena da più di 20 anni, e la scuola di provenienza è visibile. Apparentemente quindi non c’è nulla di tanto diverso da una bellissima coreografia flamenca.
Ma le novità ci sono e non di piccolo conto. Innanzitutto sono sparite del tutto le nacchere, le castañuelas. Magari qualcuno non ne sente la mancanza ma in alcuni casi sono un elemento importante nella coreografia della parte alta del busto, delle mani e della ritmica dell’esecuzione. Il motivo è strettamente legato ad una seconda importante novità, ovvero la pedana amplificata. Può sembrare solo un moderno adattamento, sopratutto in luoghi aperti al pubblico come il Romano. Ma l’amplificazione della pedana è un ausilio importante perchè consente nel flamenco di non “pestare” con forza a terra nell’esecuzione della ritmica dei piedi, lo Zapateado, lasciando invece più risorse ai movimenti di ballo.
Da sempre siamo un po’ diffidenti dai fenomeni circensi, che spesso mascherano attraverso le esagerazioni di alcuni passi la carenza di idee nella coreografia. Ma nel caso di Sara Baras e di Josè Serrano (artista ospite della compagnia e autore delle sue coreografie di assolo), si deve confermare una tecnica “mostruosa” unita all’esecuzione di movimenti di grande fascino. E qui si può introdurre un’altra novità che è quella della ballerina che abbandona gli abiti tradizionali da flamenquera e si veste da uomo, abbandona la coccarda o la rosa rossa sullo chignon, indurisce il suo tratto estetico visibile, senza abbandonare il fascino delle rotazioni ampie che in Sara Baras diventano giri vorticosi dovuti anche all’altezza dell’artista. Nello spettacolo del Romano è il caso della particolare Farruca ballata dalla Baras davanti a degli specchi, con indosso camicia e pantaloni.
E quando veste costumi femminili, questi non sono mai ampi dalla vita in giù come vorrebbe la tradizione ma fascianti, con qualche piccolo lembo di stoffa in più che consente di eseguire quel magnifico gesto, questo si tradizionale, di tirarlo alla vita scoprendo le caviglie e infilandolo nella cinta per evitare che si impigli tra le gambe durante il ballo. Molto intensa, e niente affatto secondaria, anche tutta la parte musicale diretta dal chitarrista Keko Baldomero, e la voce graffiata e sofferta di Rubio de Pruna
C’è dunque uno studio attento dietro Voces, e la godibilità dello spettacolo è totale, mentre un Teatro Romano delle grandi occasioni e pieno di vip, si spella le mani ad ogni passaggio, arrivando a partecipare alla Buleria finale con grande divertimento degli stessi ballerini. Erano presenti, la famiglia Monini al completo (sponsor dello spettacolo), Carla Fendi, Emanuele Emanuele e molti ospiti della Fondazione Roma, Giorgio Ferrara.
La curiosità- All’esterno del Romano, disciplinatamente in fila e confuso tra il pubblico in attesa dell’ingresso, mentre gli ospiti di riguardo con i posti assegnati hanno avuto un ingresso a loro dedicato, c’era un sorridente Michail Baryšnikov che dopo l’ingresso si è andato a sedere in mezzo al pubblico.

Riproduzione riservata

Foto e Video: Tuttoggi.info

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