SPOLETO NELL’UNESCO: LA LUNGIMIRANZA DELLA FONDAZIONE CARISPO, IL SONNO DI MOLTI. EFFETTO BARCELLONA? SPERIAMO, MA CHI VISSE SPERANDO… - Tuttoggi.info

SPOLETO NELL’UNESCO: LA LUNGIMIRANZA DELLA FONDAZIONE CARISPO, IL SONNO DI MOLTI. EFFETTO BARCELLONA? SPERIAMO, MA CHI VISSE SPERANDO…

Redazione

SPOLETO NELL’UNESCO: LA LUNGIMIRANZA DELLA FONDAZIONE CARISPO, IL SONNO DI MOLTI. EFFETTO BARCELLONA? SPERIAMO, MA CHI VISSE SPERANDO…

Mer, 29/06/2011 - 19:35

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Cosa possono avere in comune città tanto diverse come Spoleto, Londra, Milano, Rio de Janeiro e Varsavia? Apparentemente nulla. Invece tutte e cinque hanno una chance nel cassetto, un evento che potrà trasformare la loro realtà e condizione. E’ il cosiddetto “effetto Barcellona”, ovvero la capacità di sfruttare una occasione per risollevare le sorti economiche di una città, di un territorio, il suo assetto urbanistico, la sua promozione e valorizzazione.
La città catalana sfruttò le Olimpiadi (era il 1992) per trasformarsi in una metropoli capace di contendere a Madrid il titolo di capitale intellettuale, dell’architettura moderna e del design. Una rivoluzione che toccò anche la sensibilità, l’animo dei suoi stessi abitanti. Londra attende con la stessa ansia l’impatto che provocheranno le prossime Olimpiadi (2012), come pure Varsavia sede degli Europei di calcio (2012), Rio (Mondiali 2014 e Olimpiadi 2016) e Milano (Expò 2015).
Anche Spoleto, nel suo piccolo, è attesa ad una grande prova: l’iscrizione nella World Heritage List della Basilica di San Salvatore è un evento destinato a rivoluzionare il destino della ormai sonnecchiosa city, ancora intenta a fregiarsi del bel tempo che fu.

Il rilancio del Festival dei 2 Mondi non può bastare da solo a risvegliare gli animi ed interessi. Non bastò neanche nei tempi d’oro della kermesse menottiana. Non fu capito allora e rischia di non essere compreso oggi. Quando il compianto sindaco Leopoldo Corinti lanciò il celebre slogan “Spoleto, la città che vive tutto l’anno”, sperava in cuor suo di riuscire a spronare l’intera città che, caso unico al mondo, grazie ai fasti del festival, aveva già guadagnato fama e prestigio internazionale. Insomma il “marchio” c'era, la cassa di risonanza pure: bisognava solo tener lucido il 'prodotto'. Non ci riuscì nessuno.
La clamorosa notizia di sabato, piombata in serata dalla sede parigina dell’Unesco, sembra già finita nel dimenticatoio. Eppure ne parla tutto il mondo. Una rivista specializzata giapponese ha contattato gli uffici comunali per avere le foto del sito spoletino. Ne parlano persino nei paesini che circondano Helsinki, come testimonia il sindaco di Campello. “Sembra impossibile – dice Pacifici – ma i titolari dell’albergo dove soggiorno si sono complimentati con me per l’iscrizione del Tempietto di Campello. Qui la notizia è di dominio pubblico e c’è una attenzione verso l’Italia incredibile, ancor più verso la nostra Umbria. In un ristorante, per fare un esempio, ho trovato l’olio della ditta Marfuga e i proprietari conoscevano tutto di Spoleto come di Castel Ritaldi, insomma del nostro comprensorio. Solo chi non vuol vedere, non capisce quanto sia stata importante questa operazione con l’Unesco”. Campello stima che solo nel 2012 ci sarà un incremento di circa 75.000 visitatori. Facile immaginare quale potenziale abbia Spoleto che, grazie a questa ‘iscrizione’, può tornare alla ribalta internazionale grazie a tutto il suo patrimonio. Bisognerà comunicarlo, certo, ma non basterà se la città non saprà poi offrirsi al meglio.
Chi non dorme – Le istituzioni sono già al lavoro e non hanno fatto mancare la propria soddisfazione per l’obiettivo raggiunto: alle dichiarazioni dei sindaci Benedetti e Pacifici si sono aggiunte nell’ordine quelle della presidente della regione Marini, del capogruppo del pd spoletino Marco Trippetti, dei consiglieri d’opposizione Antonio Cappelletti e Zefferino Monini e del regionale Franco Zafgini. Di ieri il commento del consigliere provinciale Massimiliano Capitani (Pd): “l’iscrizione di questi due siti quale Patrimonio dell’Umanità è motivo di orgoglio ma anche di grande responsabilità per la tutela e la valorizzazione del nostro territorio. Le mie congratulazioni a quanti sono riusciti in questa imponente impresa che sarà di grande ritorno per il nostro terriorio”. Fanalini di coda il presidente della provincia Guasticchi con l’assessore Porzi (clicca qui) e il consigliere provinciale Giampiero Panfili (Pdl). “Questa iscrizione – scrive Panfili – conferma che il nostro comprensorio è a pieno titolo uno dei luoghi di maggiore prestigio culturale ed artistico del mondo! La sfida è quella della valorizzazione e della promozione dell’intero territorio delegata alle Regioni e agli Enti Locali, che coinvolgerà non solo le attività prettamente culturali ma abbraccerà anche il turismo indotto. Sono certo che anche la Provincia di Perugia non si tirerà indietro e, in sinergia con tutti gli Enti coinvolti, saprà rendere merito a queste due “perle” della nostra Umbria”. Nessun altro ha sentito il dovere di dire la sua. Mentre i media delle altre 5 città inserite nella seriale “Italia Langobardorum” (dove rientrano Spoleto e Campello) anche oggi continuavano a rilanciare la straordinaria notizia.
E chi non prende pesci – la lista dei ‘distratti’ è impressionante. A cominciare, udite udite, dalle associazioni di categoria chiamate, sulla carta, a tutelare gli interessi proprio di coloro che più beneficeranno della iscrizione. Su tutti spicca il silenzio del ConSpoleto di Tommaso Barbanera, il consorzio di albergatori e ristoratori che dovrebbe guardare con non poco interesse alla iscrizione (inclusa quella della vicina Campello), se non vorrà farsi superare dalla concorrenza dei comuni viciniori. Ma il rude Barbanera è in buona compagnia: non pigola la Confcommercio di Tattini (che ha però girato una nota ai 600 iscritti), la Confesercenti di Morbidoni e neanche la Confartigianato di Gauzzi. A salvare la categoria sindacale è Pitti Monini di Assindustria Spoleto-Valnerina che ieri ha detto: “esprimo compiacimento per il riconoscimento ottenuto dalla Basilica di S. Salvatore dall’UNESCO come Bene del Patrimonio Mondiale. Ritengo che questa attestazione rappresenti un traguardo importante per la città di Spoleto, che deve utilizzarla come stimolo per migliorare la fruibilità delle ricchezze storico artistico di cui è dotata. Il riconoscimento deve essere impiegato come volàno per far conoscere Spoleto a livello mondiale, è un opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire”. Imbarazzante anche l’elenco dei politici silenti, a cominciare dai parlamentari del comprensorio (Benedetti Valentini, Rossi, Sereni e Urbani) per finire con la consigliera provinciale Zampa e i capigruppo del Psi Alleori e del Pdl Petrini.
Il lungo cammino – eppure l’iscrizione della Basilica di San Salvatore nell’Unesco parte da molto lontano, molto prima di questi ultimi 5 anni in cui l’ex assessore Giorgio Flamini ha costruito il faldone che ha portato al successo di Parigi. Risale per la precisione alla fine degli anni ’80 quando il compianto Giovanni Antonelli convinse l’allora presidente della Fondazione CaRiSpo Alberto Pacifici ad investire centinaia di milioni di lire nel restauro della facciata e della controfacciata della Basilica, nonché in importanti opere di restauro del sito. Il via ai lavori avvenne nel 1992 e terminò due anni più tardi. Un successo di cui va orgoglioso anche l’attuale presidente Dario Pompili che, in occasione delle visite istituzionali nella sede di Via Cavallotti, mostra con orgoglio il calco dell’architrave del portone principale della chiesa che fu donato alla Fondazione in segno di riconoscenza. E’ proprio Pompili a ricordare che “a breve uscirà una monografia sulla chiesa di San Salvatore curata dal Cisam”. Un cammino lungo più di 20 anni, fatto di tanti piccoli e grandi eventi (nella photogallery la firma a Campello del protocollo dello Statuto dell’Associazione Italia Langobardorum siglato dalle 7 città che hanno fissato la sede a Spoleto). Un cammino che si è concretizzato con l'importante riconoscimento dell'Unesco ma che dovrà essere seguito ora da altrettante azioni da parte di tutti i soggetti, cittadinanza non esclusa. La speranza è che Spoleto sappia farsi trascinare dall’Effetto Barcellona. Anche se chi visse sperando….

(Carlo Ceraso)
© Riproduzione riservata

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