Spoleto Credito Servizi, 9 poltrone per 2 liste: i nomi / Drin, squilla il telefono - Tuttoggi

Spoleto Credito Servizi, 9 poltrone per 2 liste: i nomi / Drin, squilla il telefono

Carlo Ceraso

Spoleto Credito Servizi, 9 poltrone per 2 liste: i nomi / Drin, squilla il telefono

Sindacati con Comitato soci / Aspocredit: veleni, sgambetti e ‘no’ quote rosa / Out Hanke / Sabato la verità
Mar, 07/10/2014 - 19:20

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Spoleto Credito Servizi, 9 poltrone per 2 liste: i nomi / Drin, squilla il telefono

Sono state ufficialmente presentate ieri le liste per nominare il board della Spoleto Credito e Servizi, la storica cooperativa che un tempo controllava Banca Popolare Spoleto, commissariata da Bankit a inizio 2013 e passata recentemente nelle solide casse di Banco Desio e della Brianza. Nonostante ci sia più ben poco da amministrare – a guardare almeno la chiusura del bilancio 2012 e il prestito-ponte da 15 milioni di euro (elargito da Desio) che la ‘nuova’ Scs deve ‘girare’ al Monte Paschi Siena per rifondere Rocca Salimbeni che due anni orsono i patti parasociali – negli ultimi mesi in città c’è stato un gran fermento per salire sul carro che vanta, almeno sulla carta, ben 19mila soci. Quanti di questi andranno all’assemblea di sabato 11 ottobre è difficile dirlo. Ai tempi d’oro si è arrivati a contare anche 1.800, 2.000 votanti (deleghe incluse); stavolta probabilmente le cose andranno diversamente. La debacle dell’ultimo triennio ho scoraggiato molti. La partita, dunque, la giocheranno con ogni probabilità i dipendenti stessi Bps, tutti soci della ex controllante che oggi ‘pesa’ il 12% del pacchetto. Dei 4 Comitati in corsa, ai nastri di partenza se ne presenteranno solo 2. Vediamoli in dettaglio.

Lista “Soci Bps e Scs” – è quella fondata dai ‘ribelli’ (Massimo Marcucci, Sandro Martinelli, Mario Arcangeli e Francesco Graniti) per contrastare le ultime, scellerate gestioni, l’unica che aveva denunciato pubblicamente magagne e metodi poco ortodossi; che aveva provato a fermare chi pilotò la ‘Assemblea della vergogna’ del 2011, il blitz che rimise in sella Antonini & Co. bloccati, pochi mesi dopo e stavolta per sempre, dalla scure di palazzo Koch che segnò la fine della autonomia dell’istituto di piazza Pianciani. La novità dell’ultimo momento è l’intesa raggiunta  con il “Comitato dipendenti Bps e Scs”, creato dai referenti dei maggiori sindacati bancari che sembrava intenzionato a correre per conto proprio. Invece, sul fil di lana, i sindacalisti hanno ‘chiuso’ l’accordo sulla lista dei 9 pretendenti, anche se resta il mugugno di una organizzazione autonoma. Della partita, come sembra giusto, non faranno parte né sincadalisti né dipendenti. Una scelta ben vista sia dai Commissari di Banca d’Italia, sia dalla governance di Desio che guardano con simpatia a questo Comitato. La lista, presentata dall’avvocato Marcucci insieme (non a caso) al sindacalista Giancarlo De Logu, è composta dallo stesso legale e da Mario Arcangeli, Francesco Graniti, Sandro Martinelli, Daniele Betti, Andrea Marzapane, Elena Piselli, Francesco Zeppadoro, Cristiana Graziosi. Sono gli ultimi cinque nomi su cui si è trovata l’intesa, manager e industriali che rappresentano il tessuto produttivo regionale. Un gruppo giovane, l’età media è di 53 anni; la più giovane è la Piselli (36), il meno Graniti (71). Marcucci e Logu hanno anche depositato i candidati al collegio dei revisori che sono: Andrea Nasini, Francesco Castellani e Fabio Petrini (supplenti Fabrizio Brigandi e Maria Cristina Ammenti).

Lista “Aspocredit” – inutile girarci intorno; quella del presidente Carlo Ugolini è una sorta di ‘incubo’ per la nuova proprietà di Bps e per gli stessi rappresentanti di Bankit, non fosse che per certi rapporti intrattenuti con la Nit Holding Italia (la Srl che aveva promesso investimenti in città per 800milioni di euro avendo trovato pure chi ci credeva…) e, riguardo all’ultima assemblea soci Bps, quasi di sfida nei confronti delle autorità bancarie. Per molti rappresenta l’anello di congiunzione con quegli amministratori che hanno portato sul baratro la ‘vecchia’ Spoleto affatto disposti a mollare l’osso: lo stesso Ugolini risulta infatti fra i firmatari del ricorso promosso al Tar Lazio, ad adiuvandum (sigh, n.d.r.), affinché venisse annullata l’ordinanza di commissariamento. Della lista, presentata dal socio Vincenzo Piermarini (non candidato), fa parte anche l’intramontabile ex senatore Pierluigi Castellani, silente nel lungo periodo degli scandali, ma riapparso di recente al fianco dell’associazione. Della serie “non mollo e ci riprovo” anche Gilberto Stella, socialista doc, ‘ex’ un po’ tutto: pluriassessore-consigliere comunale-amministratore-segretario e anche ex presidente del Festival come della fu spoletina Trasporti. Prossimo ai 65 anni ha deciso di imbarcarsi in questa nuova avventura visto l’annus horribilis 2014 durante il quale ha riportato una condanna in primo grado per malversazione nella gestione dei fondi del Festival (1 anno e 3 mesi e l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici, contro la sentenza ha annunciato ricorso in Appello) e, qualche settimana dopo, una sonora sconfitta elettorale che lo ha tolto dai giochi dopo 30 anni di assoluto protagonismo. Fra i politici sulla via del tramonto che hanno provato ad accarezzare l’Aspocredit è stato anche il membro del nazionale Idv Alfredo Andreani, anche lui casualmente silenzioso davanti allo scempio che ha travolto piazza Pianciani, ma che in questi giorni ha provato a “piazzare” due suoi pupilli nella lista. Gliene hanno concesso uno solo, Ponziano Taboriti, altra vecchia conoscenza della politica locale. Un posto andrà a Domenico Castellani, un tempo socialista poi emigrato nel movimento “Spoleto Sì” di Hanke, già amministratore della Stalla sociale, azienda finita come è purtroppo risaputo. Ma veniamo ai nomi, tutti del sesso forte, alla faccia delle quote rosa: Giuseppe Metelli, Carlo Ugolini, Massimo Perari, Gianni Medei, Gilberto Stella, Luigi Marinangeli, Domenico Castellani, Ponziano Taboriti e Pierluigi Castellani. L’età media qui sale di molto, con l’asticella che si ferma a quota 62 anni: il più giovane è Medei (45), mentre il titolo di ‘anziano’ è una partita tutta tra Castellani, vinta, per un solo anno di differenza, da Domenico (77, Pierluigi ne ha 76). Sul fronte dei revisori la scelta è caduta su Paolo Costantini, Marco Locci e Marcello Bocchini (supplenti Francesco Santarelli e Mario Moscatelli).

Hanke out – chi ha deciso di non presentarsi ai nastri di partenza è il comitato “Amici della Bps” rispolverato dopo 30 anni da Maurizio Hanke che chiedeva la presidenza Scs per l’industriale Bruno Urbani, già presidente Bps. Se Marcucci & Co. erano d’accordo ad un ingresso di Urbani nel Cda (ma non di rappresentanza legale), l’Aspocredit avrebbe visto come il ‘fumo sugli occhi’ la presenza del Re del tartufo. Di poco fa la nota di Hanke che chiarisce la decisione presa in quanto “le due formazioni non offrono sufficienti garanzie per quel che noi chiedevamo a difesa dei soci dell’Istituto: una forte discontinuità col passato e una azione di responsabilità da promuovere verso le passate gestioni”. Poi l’accusa ai Commissari: “In realtà la nostra proposta… non è andata in porto anche per la azione dell’organo commissariale che non è stata né appropriata né tempestiva, ma al contrario troppo accondiscende coi poteri politici”. Hanke e i suoi dimenticano però di indicare quali ‘poteri politici’ si nasconderebbero dietro i rappresentanti di Bankit.  Un dettaglio che sarebbe stato meglio svelare visto che, a chiacchiere, gli ‘Amici’ dicono di avere a cuore solo l’interesse dei 19mila soci.

Il ‘nodo’ Pellicciotta – come aveva ampiamente annunciato la lista di Marcucci, anche l’Aspocredit, in una nota pubblicata in questi giorni su un blog, ha dichiarato di rinunciare ai compensi spettanti ai futuri amministratori Scs. Sul tavolo, fra i tanti ‘nodi’ da sciogliere, resta quello legato al consigliere che rappresenta Scs nel board Bps, il dottor Alessandro Pellicciotta, stimato professionista in campo economico e finanziario, nominato lo scorso agosto dai Commissari di Bankitalia (il suo mandato scadrà tra 3 anni). Se il comitato di Marcucci fa sapere di condividere la scelta commissariale – “purché Pellicciotta dimostri di fare l’interesse della cooperativa”  aggiungono i pretendenti al Cda -, l’Aspocredit potrebbe  invece chiederne (il condizionale è d’obbligo) la sostituzione per un nome di propria fiducia

Driiin, squilla il telefono – la consegna delle liste (depositate ieri pomeriggio) ha aperto di fatto la ‘corsa’ agli scranni. L’Aspocredit, a quanto riferito da alcuni soci della coop a TuttOggi, ha allestito anche una sorta di call center: una donna chiama il socio Scs a casa, gli legge una sorta di comunicato e lo invita ad andare a votare sabato mattina. Squilla invece a vuoto il centralino della Scs: alcuni lettori, che stanno cercando di reperire le informazioni anche per il ritiro delle deleghe, non trovandole sul sito istituzionale hanno invano tentato di contattare la cooperativa. “Ho provato diverse volte oggi e tentato tutte le opzioni che dettava il centralino” ci dice un socio che risiede a Terni “ma non c’è stato nulla da fare. Spero che i Commissari vogliano informare il pubblico di tutte e modalità”. “Ho chiesto nella filiale di Perugia ma non hanno saputo fornirmi indicazioni” aggiunge un altro socio del capoluogo “anch’io non ho avuto la possibilità di parlare con gli uffici”.

La partita è appena all’inizio. Solo sabato si saprà chi avrà vinto le elezioni e, forse, quale sarà il futuro della gloriosa e antica Spoleto Credito e Servizi, o meglio di quello che ne rimane.

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