Società fittizie per non pagare l'Iva, sequestrato più di un milione di euro

Società fittizie per evadere il pagamento dell’Iva, la Finanza sequestra più di un milione di euro

Redazione

Società fittizie per evadere il pagamento dell’Iva, la Finanza sequestra più di un milione di euro

Lun, 06/12/2021 - 10:52

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Indagini già avviate nel 2018

Società cartiere per eludere il pagamento dell’Iva sull’acquisto di auto. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze, dopo le indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Foligno, hanno disposto il sequestro preventivo di oltre un milione di euro. L’operazione, chiamata “Easy Car”, si inserisce all’interno del contesto che vede la Finanza operare di concerto con le Procure, per la lotta alle frodi di carattere internazionale.

Imprenditori e società coinvolti

I destinatari del procedimento di sequestro sono imprenditori e società operanti sull’intero territorio nazionale, nel settore del commercio di auteveicoli usati, indagati a vario titolo, per le ipotesi di reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture e documenti per operazioni inesistenti, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Le indagini del 2018

Il filone era iniziato nel 2018 dalla compagnia della Guardia di finanza di Foligno, coordinato dalla Procura di Spoleto, e aveva già portato al sequestro di 600mila euro per analoghe vicende.

Le immatricolazioni sospette

Le attività originano da una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate di Perugia relativa a richieste di immatricolazioni “sospette” di centinaia di autovetture estere usate, provenienti principalmente dalla Germania e dalla Danimarca, che – sebbene relative ad automobili acquistate da persone fisiche residenti, tendenzialmente, nel folignate – venivano inoltrate agli uffici della Motorizzazione civile di varie città italiane (Roma, Palermo, Vibo Valentia, Salerno, Napoli e Arezzo) e, in nessun caso, a quello di Perugia. Dall’incrocio dei dati rilevati dalla documentazione acquisita e dalle banche dati in uso alla Guardia di Finanza, nonché attraverso i riscontri con gli Organi collaterali esteri sono emerse evidenti discrasie.

In particolare, dall’interrogazione dell’archivio della Commissione europea denominato VIES (acronimo di VAT Information Exchange System – sistema per lo scambio comunitario di informazioni sull’IVA), è stato rilevato che gli autoveicoli usati erano stati ceduti dai fornitori comunitari a società (soggetti passivi d’imposta) residenti nel territorio dello Stato, a differenza di quanto, invece, riportato nei documenti presentati ai vari uffici della M.C.T.C., dai quali risultava che gli acquisti erano stati effettuati da privati, direttamente nel Paese estero, ove quest’ultimi avrebbero effettuato il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto.

Le società cartiere

La frode era perpetrata con il classico schema dell’interposizione fittizia di società cartiere che, solo formalmente, acquistava da fornitori europei senza pagamento dell’IVA e, sempre cartolarmente, rivendevano alle società umbre con addebito dell’imposta che, di fatto, non veniva versata nella casse dell’Erario. Le autovetture erano, infine, cedute ai clienti finali, con l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto mentre presso gli Uffici della Motorizzazione Civile venivano immatricolate facendo ritenere che l’IVA fosse stata assolta nel paese estero di acquisto del veicolo direttamente cliente, quale “privato acquirente”. La sistematica evasione dell’I.V.A. consentiva nel periodo dal 2016 al 2018 l’immissione nel mercato di n. 280 veicoli con notevoli sconti sul prezzo di acquisto.

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