Scs, soci chiudono i conti con l'era Antonini / Tra veleni e gaffe / Tutti i video - Tuttoggi

Scs, soci chiudono i conti con l’era Antonini / Tra veleni e gaffe / Tutti i video

Redazione

Scs, soci chiudono i conti con l’era Antonini / Tra veleni e gaffe / Tutti i video

Aggiornamento: Le cariche, nuovi video / Bankit soddisfatta / Castellani e Ugolini ci provano, Finocchi li affonda / J'accuse di Nasini
Sab, 11/10/2014 - 23:12

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di Carlo Ceraso e Carlo Vantaggioli

Quando Giovanni Antonini entra puntuale, sabato 11 ottobre 2014, nella sala dell’Albornoz per lo svolgimento dell’Assemblea Ordinaria della Spoleto Credito e Servizi, per un attimo tutto sembra cristallizzarsi al lontano 17 dicembre 2011 quando nella famosa assemblea della vergogna”, ciò che era uscito dalla porta, rientrava precipitosamente dalla finestra, con grande fragore di vetri rotti, tagli e ferite profonde. Un lungo istante, quello di oggi, in cui molti dei presenti sembrano come anestetizzati, mentre l’ex dominus di Bps e Scs, solca la sala e punta dritto verso il capannello in cui si distinguono i Commissari di Banca d’Italia, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile, ai quali Antonini va a stringere la mano in un gesto di sicurezza che ancora una volta sembra dire “è tutto sotto il mio controllo, ci sono!”. Un fotogramma che immortala un epoca, un “ventennio” di conduzione della Banca Popolare di Spoleto e della Scs che rimarrà sicuramente nella memoria e negli annali della vita sociale ed economica di questa città. Ma è solo un fotogramma in bianco e nero nella giornata in cui i commissari di Bankit chiudono le loro relazioni ed il loro lavoro sulla Scs commissariata e riconsegnano ad un Cda legittimamente eletto, una società con un patrimonio di soci considerevole ma con tanti e tali problemi economici che solo una Banda Maluca (il titolo di una vecchia canzone brasiliana ”Banda di matti” ndr.) può prendersi la briga di gestirla attraverso i marosi della crisi.
L’eroe dell’ultima cruenta battaglia assembleare alla Scs è certamente però il professor Gianluca Brancadoro, che seguìto dal collega dottor Stabile guida con freddezza glaciale un’assemblea dei soci come non se ne vedevano da anni, ma forse nemmeno si erano mai viste. Già all’ingresso dell’Albornoz si è capito che non ci sarebbe stato molto spazio per trucchi e trucchetti, patti, patteggiamenti e paccottiglia varia. Una ferrea linea di controlli e sequenza logistica del luogo assembleare, dal ritiro del biglietto di socio all’accreditamento e all’ingresso in sala, area chiusa e circoscritta, fa sentire tutti più sicuri, mentre all’esterno dell’Albornoz qualcuno tenta ancora, come in un suk, di spacciare deleghe talmente sfacciatamente da provocare più di un mugugno. Colpi di coda di un sistema che comincia l’ultima precipitosa corsa verso un voto che è senza dubbio storico. Cooptata quindi  una società specializzata nella gestione di assemblee di questo tipo (la Istifid) e novità assoluta, la presenza di totem elettronici su cui far scorrere un badge personale per entrare e uscire dall’area protetta e che consentirà successivamente anche il voto segreto in apposite cabine chiuse, mentre altri totem, disposti nella sala dell’assemblea consentono nel corso dell’esame dei punti all’Ordine del Giorno la libera espressione del voto contrario o l’astensione, sempre attraverso il badge. Sembra così  preistoria la selva di mani alzate sempre e comunque dietro al fatidico grido di battaglia “Alziamo le mani…”, quasi si trattasse di una resa al capotribù.

L’assemblea – Il Prof. Brancadoro, dopo la nomina del segretario dei lavori, la giovane, rigorosa e charmante Notaio Valentina Natalini, nella sua prolusione assembleare (il punto n°1 dell’OdG) snocciola il rosario dei dati della Scs, partendo dalla decisione del comissariamento e indicando ad una assemblea ammutolita la lista delle macerie e dei beni di famiglia dispersi in quello che sembra essere un uragano tropicale, tetti scoperchiati inclusi, non lesinando sui giudizi alla gestione precedente, come giusto che sia per chi è legittimato da un organo di controllo come Banca d’Italia. Un patrimonio pressoché azzerato, impegni con il Monte dei Paschi di Siena da far tremare i polsi e la benevolenza di Banco Desio che presta (si deciderà poi come restituirli) 15 milioni per sbarcare il lunario, dipendenti licenziati e gentilmente riassorbiti dalla Popolare, valore delle quote sociali ridotto al costo di acquisto unitario della Desio di 1,81 euro, non negoziabili, e un patrimonio immobiliare ridotto in polvere. Una situazione che i commissari hanno inquadrato, al termine della loro ricognizione, in una ovvia Azione di Responsabilità da rivolgere agli amministratori che a vario titolo ne sono stati artefici, di sicuro nelle due ultime gestioni. Il conto della spesa è presto fatto: una forchetta tra i 25 ai 29 milioni di euro di azione risarcitoria (clicca qui). E tanto basterebbe per tacitare anche il Padreterno.
Ma la battaglia tra le due liste in campo, Aspocredit da una parte, e quella con capolista l’avvocato Massimo Marcucci dall’altra, è solo all’inizio.
Mentre in tempo reale la presidenza dell’assemblea aggiorna i presenti, specificando quanti sono i soci iscritti di persona e quanti per delega (miracoli del totem di oggi, un sogno proibito in altre epoche) parte il primo blitz che riguarda i tempi contingentati degli interventi che Brancadoro stabilisce in 2 minuti e l’inizio ed il termine dell’orario del voto segreto per l’elezione del cda.
Proteste di Aspocredit con Carlo Ugolini e l’ex-senatore  Dc-Popolari Pierluigi Castellani che otterranno un allungamento del tempo degli interventi a 5 minuti ma anche un secco rifiuto di mettere a votazione palese la durata delle operazioni di voto: “Guardi, lo decido io…”, risponde a Castellani un granitico e per nulla intimorito Brancadoro.
Ed è tanto vero che l’assemblea è guidata saldamente dal professore, che si chiede ai soci anche una inversione dell’OdG con l’anticipazione del punto 4 a votazione palese, ovvero quello che riguarda la fissazione dei compensi al Cda e al Collegio sindacale. Inversione approvata con 524 voti a favore e 3 astenuti.
Ora, chi ha vissuto nella vita almeno una volta le assemblee del “ventennio” sa che l’argomento compensi era la vera polpa della faccenda. Sul tema si consumavano destini personali e esibizioni di potere, persino qualche approdo felice per mutui in tempesta e conti correnti in rosso carminio.
Solo che dopo l’uragano, di “ciccia” da spolpare non ce n’è e forse neanche l’osso da succhiare. Ma la votazione sul tema in questo caso è una prima prova di forza tra le due liste in campo, un modo di contarsi senza dirlo. Entrambe le liste sono d’accordo sul compenso del Cda ridotto a 100 euro l’anno (non si può per legge non percepire un compenso), oltre i gettoni di presenza ed i rimborsi spese fissati anche questi per legge. Mozione presentata da Aspocredit e votata all’unanimità, così che ancora una volta sfuma la possibilità di capire chi sta con chi. E si passa alla composizione numerica del Cda (punto n. 2 all’OdG): lo si fa di 9 o di 7 componenti?
Partono le prime distinzioni di “lana caprina”, non tenendo conto che o di 9 o di 7, questa volta nessuno gode di qualcosa che non sia quanto previsto al minimo sindacale e morale. Il Prof. Brancadoro invita al voto ricordando (diventerà un simpatico ritornello della giornata) che la votazione è palese ma chi vuole esprimere il voto contrario o l’astensione può andare ai Totem presenti in sala senza esporsi alla gogna pubblica tanto cara alle adunate oceaniche del “ventennio”. Apri il totem, chiudi il totem è il refrain rassicurante  di una assemblea finalmente certa e democratica.
Alla fine il Cda sarà di 9 membri. Votano a favore 394 soci, contrari 123, astenuti 8. Ma ancora la vera forza delle truppe in campo non è ben chiara.
Passo finale e nuovo tentativo di conta subliminale, ovvero la decisione sui compensi da destinare al Collegio Sindacale, anche questi stabiliti da un tariffario di legge, che prevede però un minimo ed un massimo. Aspocredit propone per prima di stabilire 15mila euro annui per il presidente e 10mila per i singoli componenti. La lista dell’Avv. Marcucci propone il minimo sindacale, 10mila per il presidente e 8mila per i componenti. Aspocredit a questo punto ritira la sua mozione fiutando odore di fumo e la mozione Marcucci è votata all’unanimità.
Briglie in mano il Prof. Brancadoro viaggia così spedito verso l’esame del punto 3 dell’ordine del Giorno, lo showdown della storica assemblea di ottobre 2014, il confronto tra le liste contrapposte e l’apertura del voto segreto.

Vd: la battaglia di Hanke, la difesa di Galli, i successi di Castellani e la stoccata di Marcucci

Gli interventi –  Molti degli interventi sembrano mirati a creare confusione, dove non si capisce più chi è alleato con chi, fra vecchi ‘amori’ traditi e nuovi ‘fidanzamenti’: sembra che dietro a molti di questi ci sia la vecchia logica dello ‘sparigliare’ le carte mirando al più classico cesarismo del divide et impera. Così c’è chi vorrebbe che l’azione di responsabilità venisse estesa anche agli anni precedenti a quelli presi in considerazione dai Commissari. In politichese è quanto fa capire Maurizio Hanke, invitato dal presidente Brancadoro a non dilungarsi troppo con la storia della Banca, che alla fine punta il dito su chi ha “costituito e finanziato le società immobiliari che facevano capo alla Scs” che hanno portato al depauperamento della coop. Nel mirino sembra esserci l’ex presidente Cardarelli, oggi neosindaco di Spoleto che con la lista ‘Rinnovamento’ ha sconfitto il centrosinistra, coalizione con cui era candidato Hanke. Il quale in conclusione, annuncia che “prenderemo in mano l’azione di responsabilità dei Commissari e faremo le nostre azioni affinché se ne aggiunga un’altra, per fare pulizia su tutte queste vicende”. Più diretto, contro Cardarelli, è l’ex presidente-consigliere Leodino Galli, sostenitore della Aspocredit, che approfitta dell’intervento per difendersi dalla azione di responsabilità che lo sta per raggiungere: “Sono uno dei destinatari anche se ancora oggi non l’ho ricevuta – dice – ci sono fughe di notizie, in quali ambienti non lo so…io sono uscito nel 2006 e la situazione della Banca e della Scs era ottima…sono rientrato sfortunatamente il 17 dicembre 2011 trovando una situazione pressoché drammatica, abbiamo tentato di governare facendo quello che poi hanno fatto i commissari…”. Anche Galli si richiama alle società immobiliari: “…l’allora presidente Fabrizio Cardarelli costituì nel 2006 la Sgsi, la famosa Villa Palma di Terni…” Poi rivolto i Commissari: “Non si può fare di tutta l’erba un fascio, caro dottor Brancadoro, il Cda nominato nel 2011 e commissariato nel 2013 ha fatto una sola azione importante, quella di aver dato l’incarico a Imi Sampaolo per cercare di sostituire il Mps che aveva chiesto di uscire. Questa l’unica operazione, oltre a tentare di vendere gli immobili…Non mi sento responsabile di aver creato danni alla Scs e lo dimostrerò nelle sedi opportune”.

Sul palco è la volta dell’ex senatore Pierluigi Castellani (candidato Aspocredit) il quale ricorda i propri successi: “nel 1988 presentai la lista unitaria per il rilancio della Bps e sono anche quello che nel 2006 non riuscì a concludere il suo intervento perché fui subissato dai fischi. Le vicende della banca e della cooperativa cominciarono ad andare male proprio da quella assemblea…”; subito dopo prova ad affrontare il futuro: “chi andrà ad amministrare la Scs dovrà decidere se liquidarla o rilanciarla, io avrei la speranza di rilanciarla, accettando altri finanziatori, oltre a Banco Desio, vedere se è ancora di interesse dei soci”.
E’ la volta del capolista Massimo Marcucci: “ringrazio i commissari per il lavoro svolto, non spetta a noi dire come hanno lavorato, se ci sono state incongruenze le vedremo nelle sedi opportune; e con questo spero di chiudere quanti (della lista avversaria, n.d.r.) cercano di criticare l’operato di chi ha rappresentato in questo ultimo periodo una istituzione come la Banca d’Italia”. Poi la replica stizzita a un sito internet spoletino che appena ieri sera aveva parlato di “grandi elettori finiti nel mirino di Bankit” che tengono per i piedi entrambi le liste: “non abbiamo ‘grandi elettori’ e vi assicuro che le azioni di responsabilità non si fermeranno”.

Sono tutti all’attacco delle vecchie, scellerate gestioni gli interventi dei sostenitori della lista ‘Marcucci’. A cominciare dall’avvocato Salvatore Finocchi che inizia richiamando l’assemblea dei soci 2011, quella ribattezzata “della vergogna” e che Tuttoggi.info scovò e pubblicò, solo dopo averla fornita all’autorità giudiziaria (clicca qui). Finocchi ricorda le responsabilità anche dei “soci che con il loro agire consentirono di arrivare a questo scempio. Il commissariamento sarebbe dovuto avvenire due anni prima (2011, n.d.r.); avremmo salvato molto di più….inutile che parliamo di offerte del marchese del Grillo o di questo principe di Nuova York o di quello di Pechino o della Svizzera…i vecchi amministratori dicevano sulla stampa ‘state tranquilli’, pecoroni sono stati quei soci che vi hanno creduto, io no!”. Poi la replica stizzita a Pierluigi Castellani: “anche tua è stata la responsabilità nel 1988…noi appoggiavamo Luchetti, io ero uomo di fiducia dell’ing Mazzi Marchesi che ci venne in aiuto portando 2mila soci e 30 miliardi di lire…fece il mio nome per il Cda; al mattino seguente fu cancellato e al mio posto indicaste Giovannino Antonini…fu la mia fortuna, sia chiaro, ma anche tu, insieme a Lipparelli, foste…”. L’avvocato lascia andare il discorso per riprenderlo, stavolta, all’indirizzo di Leodino Galli: “non parliamo dell’ultima assemblea, che neanche Ceaucescu…noi siamo stati i responsabili, è una fortuna che è arrivato Banco Desio che ha consentito di ridare fiducia ai soci e alla città; non leggiamo solo il Corriere dello Sport o il Corriere dell’Umbria, leggiamo anche i giornali di settore…appoggio la lista n. 2 per un motivo semplicissimo, perché non abbiamo voluto nessuno di appartenenza politica e abbiamo voluto vedere i certificati penali e i carichi pendenti della lista…voi lo avete fatto?” chiede stizzito a Ugolini.

Duro anche l’intervento di Angelo Mariani: “noto la diversità di clima tra l’ultima assemblea dove fummo costretti al silenzio e quella odierna; dalla relazione dei Commissari comprendo che sono stati sfilati 60-70 milioni alla Spoleto. Purtroppo la nostra voce è stata inascoltata fino a oggi…. oggi sento che per alcuni il problema è il medico, i Commissari, e non chi ha ammalato la banca, città…dobbiamo mettere la coop in mano a una lista di persone competenti che abbiano il coraggio, la competenza affinchè gli interessi dei 18-20mila oci vengano ancora ascoltati, che aumentino il valore delle azioni della Bps che a sua volta porterà valore alla Scs…questa possibilità ce l’ha solo la lista dell’avvocato Marcucci”.

L’attacco finale viene da un ‘ex’ Bps di eccezione, Marcello Nasini, già d.g. della PopSpoleto, oggi sindaco di Torgiano. Dopo i saluti al collega Fabrizio Cardarelli, Nasini ha ricordato come avviò il risanamento post commissariamento del ’90: “ho sacrificato gran parte della vita, grazie ai miei presidenti Luchetti, che voglio commemorare oggi (la sala, a questo punto, tributa un applauso alla memoria del compianto Presidente)…nel 1993, quando ho lasciato la Bps valeva 200mln, oggi ne vale 50 mln…sono stati persi 150mln, cifra che non può non far riflettere. Ho rinunciato a candidarmi perché devo fare il sindaco, ma ho voluto testimoniare la mia vicinanza proponendo mio figlio che è docente universitario di economia, che può essere per noi una garanzia, una professionalità. Lo ho indicato per farvi capire che sono vicino alla Spoleto; ricordatevi che questo è un momento storico, finiamola con la politica quà dentro, ci vuole gente preparata…io sono un sindaco che non ha fatto mai politica”.

Sputtanati, nonostante la ragione” – durissimo l’intervento, anche sotto il profilo tecnico, del dottor Sandro Martinelli, già vice direttore generale Bps, fra i ‘ribelli’ alla gestione Antonini che, dopo essersi tolto qualche sassolino dalla scarpa, ha spiegato perché l’istituto si sarebbe potuto salvare. “In questi giorni abbiamo dovuto ascoltare di tutto da parte della lista avversaria dove qualcuno si permetteva di dire che il nostro comitato dei Soci e dei dipendenti era pro Desio e loro a difesa della comunità spoletina; insomma noi apparivano come dei venduti e gli altri come integerrimi…affermazioni sciocche, noi non stiamo sicuramente con Desio per definizione, sicuramente con Desio dovremo trattare, sicuramente però non staremo con i fantomatici finanziatori cinesi, con i politicanti, con certi vecchi amministratori, con i pentiti dell’ultima ora, con i condannati e con gli amministratori che magari hanno fatto fallire le aziende per loro colpa, noi siamo con le persone perbene, ci siamo sempre stati. Quanto a Desio abbiamo avuto degli incontri; quando abbiamo presentato i documenti, il d.g. Colombini non è che ci ha accolto con molto favore, anzi ci ha detto che la nostra visione era abbastanza polemica. A quel punto ho ribattuto che se pensava di avere interlocutori acquiescenti, magari proni, aveva sbagliato soggetto perchè noi siamo quelli che 4 anni fa hanno iniziato la battaglia che ha portato a scoprire tutte queste verità; se invece cercava un interlocutore serio, spigoloso, allora aveva davanti le persone giuste”. Poi una nuova stilettata all’Aspocredit: “non ha tanta storia da raccontare visto che il sig Galli stava nel Cda della Scs ad amministrare, accettava supinamente la gestione della banca…in quel momento l’Aspocredit non si è mai sentita. C’eravamo noi, dileggiati, insultati, con pseudo giornalisti che offrivano il loro microfono per farci sputtanare. Abbiamo subìto tanto, purtroppo gli eventi ci hanno dato pienamente ragione. Ci avessero ascoltato la Banca sarebbe stata nostra e mi spiego meglio….(CONTINUA NEL VIDEO)”.

Proclamazione – Qualche minuto dopo le 16 arriva il momento della verità. E’ il professor Brancadoro a dare la comunicazione tanto attesa: “La lista 1a (Apocredit, n.d.r.) ha riportato 299 voti, la lista 2a (Marcucci, n.d.r.) 544 voti, contrari 12, astenuti 26. La lista dei revisori 1c (Aspocredit) ha riportato 297 voti, la lista 2c (Marcucci) 523 voti, 17 contrari, 44 astenuti”.

La lettura dei risultati delle elezioni

E’ finita. La spina è staccata. La Lista Marcucci ha vinto. Ma l’aria che tirava era chiara sin dal momento in cui Brancadoro aveva dichiarata aperta la votazione e aveva allentato le briglie ai membri delle due liste in campo per gli interventi sul voto. La scena plastica vista è risultata agli osservatori ed ai giornalisti presenti persino comica: una lunga fila di persone che abbandonavano l’aula per andare a votare e poi scappare a pranzo (erano già le 13,30 passate), mentre i protagonisti dell’epica battaglia sono rimasti quasi soli a dirsele di tutti i colori.

Una scena impossibile in altre epoche dove nessuno si sarebbe mosso dalla sedia fino al cenno convenuto dello “sciogliete le righe”.
E l’ultimo fotogramma dell’assemblea, questa volta quello vero e definitivo, è proprio quello nella foto con la quale si apre questo articolo, con un avvocato Marcucci incredulo e felice che va ad abbracciare i suoi, ed in fondo alla sala ormai vuota Giovanni Antonini, con una mano appoggiata alla fronte che osserva le rovine del palazzo, quello che una volta fu dimora del sultanato. Amen!

A margine della assemblea il sindaco di Spoleto, Fabrizio Cardarelli, parlando con Tuttoggi.info, si è complimentato “per il successo riportato dalla lista presieduta dall’avvocato Marcucci. Adesso è ora dirimboccarsi tutti le maniche per rimettere in sesto la nostra cooperativa, per quello che mi riguarda, anche in qualità di sindaco, resterò sempre vicino per ogni esigenza e problematica. Questa società rappresenta la nostra città, è una parte importante della nostra città”. 

Le cariche – ecco le nuove cariche amministrative votate dal Cda della Spoleto Credito e Servizi e il primo comunicato stampa del neo presidente Marcucci.

(ultimo aggiornamento h. 9.31)

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Foto e Video Tuttoggi.info


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