Questa sera, per il festival di “Scheggiacustica”, si torna nella badia di Sitria, che ha già ospitato la serata inaugurale con il chitarrista eugubino Roberto Bettelli. Dalle 21.30, in programma la performance di Arsene Duevi e i Gudu Gudù. Il maestro africano dirige un coro di 40 elementi, tutti italiani che cantano in lingua togolese, in quello che è possibile definire come una sorta di “esperimento etnico”, un originalissimo esempio di integrazione culturale realizzata attraverso il linguaggio universale della musica. Il suono ricco e pastoso della tromba di Giovanni Falzone entra nelle canzoni ipnotiche di Arsene Duevi, scritte miscelando ritmi e testi tradizionali dell'Africa come Togo, Costa D’Avorio e Benin.
Colui che arricchisce questo gruppo particolare è sicuramente Arsene Duevi che, oltre ad essere un musicista, è anche un etnomusicologo: in Africa ha condotto una minuziosa ricerca sui ritmi e canti locali ed è stato direttore del coro della cattedrale di Lomé. Arriva in Italia nel 2002, incontra Saul Beretta e nasce una sinergia che attraverso il progetto KaroKoro lo porta ogni anno a far cantare centinaia di bambini nella provincia di Milano. Dal 2003 dirige il Coro Gudu Gudù. Il coro, composto da 40 genitori italiani, canta in ewè, una delle tante lingue del Togo, il repertorio è interamente originale e i pezzi sono composti appositamente da Arsene. La musica è vista come potente mezzo espressivo, ma anche come veicolo e spunto di riflessione a partire dalla saggezza dei proverbi africani. Le canzoni trattano di pace, giustizia, diritti dei bambini e della necessità di impegnarsi personalmente per migliorare le cose che sono “sottosopra”, come afferma il nome stesso del coro che in ewè significa appunto “sotto sopra”.