Salvini in Umbria, attacca Renzi, Boldrini e Cgil / “Omicidio Raggi grida vendetta” / Sede a Spoleto, l’imbarazzo del don - Tuttoggi

Salvini in Umbria, attacca Renzi, Boldrini e Cgil / “Omicidio Raggi grida vendetta” / Sede a Spoleto, l’imbarazzo del don

Carlo Vantaggioli

Salvini in Umbria, attacca Renzi, Boldrini e Cgil / “Omicidio Raggi grida vendetta” / Sede a Spoleto, l’imbarazzo del don

Comizio elettorale nella città del festival con Ricci / Carabinieri e polizia schierati per l’arrivo del segretario leghista
Dom, 29/03/2015 - 23:02

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Il lungo pomeriggio umbro di Matteo Salvini si è da poco concluso in quel di Nocera Umbra dove il segretario della Lega Nord era atteso ad una cena con i militanti del partito. Da Bastia a Spoleto a Nocera, Salvini ha riproposto la sua ‘ricetta’ dimostrando però di non conoscere a fondo il ‘cuore verde d’Italia’ soffermandosi così più su temi di politica generale che regionale. Lo stesso bagno di folla che i vari segretari di zona si attendevano è mancato, eccezion fatta a Spoleto dove si sono ritrovate poco più di 400 persone provenienti da tutta l’Umbria e pure dalle Marche.

A Bastia Umbra – Ad Agriumbria, la fiera dedicata ad agricoltura e zootecnica (dunque terreno ‘fertile’, elettoralmente parlando per la Lega) Salvini ha attaccato durante il premier Renzi e la presidente della Camera Boldrini, presenti oggi a Tunisi per la marcia dei leader contro il terrorismo. “Renzi e Boldrini più stanno lontano dall’Italia e meglio è per gli italiani” ha detto il segretario “speriamo che rimangano a lungo lì, sarebbe un valore aggiunto per il Paese”. Sempre sentito il tema dell’immigrazione: “c’è troppa gente che dovrebbe essere allontanata dall’Italia perché ne combina di tutti i colori. Bisognerebbe bloccare subito Mare Nostrum e far scontare la pena degli irregolari nei loro Paesi”. Incipit per tornare sull’omicidio di David Raggi, il ragazzo di Terni ucciso pochi giorni fa all’uscita di un locale: “E’ un omicidio che grida vendetta; certo non possiamo prevedere un agente ad ogni angolo di strada, però la certezza della pena e il blocco dell’invasione dei clandestini sarebbero sicuramente due deterrenti importanti”.

La benedizione della sede – a seguire ha raggiunto la città del festival per l’inaugurazione della nuova sede in via XXV aprile. Prima però una foto ricordo in cima alla scalinata del Duomo, braccia aperte e sorriso smagliante (nella photogallery il selfie postato sui social). L’arrivo alla sede è stato salutato da non più di 50 persone (e forse non ci si poteva aspettare di più visti i precedenti elettorali: nel 2009 la LN riportò 100 voti, ne 2014 non si riuscì a comporre neanche una lista). La cerimonia si svolge sotto lo sguardo discreto di polizia e carabinieri che sorvegliano la zona. Nessuna autorità in vista. Il più conosciuto dei politici presenti è l’ex consigliere comunale (An prima, Forza Italia dopo) David Mlilitoni.

Ad accompagnare Salvini un premuroso Sandro Cretoni, vice presidente del consiglio comunale il cui ‘strappo’ con la lista civica Rinnovamento è ora al vaglio del direttivo presieduto dall’avvocato Finocchi. A don Renato, parroco originario del Brasile, il compito di benedire la sede politica. Il parroco se la cava in una manciata di secondi, neanche 20 in tutto. Finita la benedizione con l’aspersorio, il prete sente di dover benedire con l’acqua santa lo stesso Salvini che esclama “avrei bisogno non dell’acqua santa ma di una doccia santa”. Dopo il consueto taglio del nastro tricolore, è il segretario a prendere la parola: “è la prima volta che vengo a Spoleto ho visto la città bellissima, come è bellissima l’Umbria che non ha niente da invidiare a nessuno se solo valorizzasse le potenzialità e se facesse lavorare per merito e non in base al partito alla Cgil…in questi due mesi non perdete tempo a far cambiare idea a chi di è sinistra perché è inutile; piuttosto provate con gli altri, con chi è  rassegnato che non cambierà nulla perché stavolta possiamo davvero cambiare. Come è cambiata Assisi, Perugia, Spoleto può cambiare l’Umbria. Per il resto un po’ più di sicurezza, un po’ meno immigrati e balordi (e qui al brasiliano  don Renato, impossibilitato ad andarsene dalla calca che lo blocca alla porta della sede, non resta che alzare lo sguardo al cielo), un po’ più lavoro, sostegno all’agricoltura solo un governo di cretini può mettere una tassa sui terreni agricoli”.

Il comizio con Ricci – Niente camice verdi ne elmi vichinghi, ma molti ragazzi in giacca avvitata e cravatta, barbe fatte e scolpite di fresco, capelli a posto e fazzoletto verde nel taschino o nella tasca posteriore dei jeans. E’ dunque questo il nuovo feticcio, insieme alla felpa del capo, il vero erede della canottiera del Senatur Bossi. Lontani i tempi in cui si discettava sulla fenomenologia politica dell’indumento smanicato del leader dei barbari padani. Oggi il leader Matteo Salvini, giovane fresco ed in forma, nonostante il tour de force della campagna elettorale delle regionali in Italia ed in Umbria a sostegno della candidatura alla presidenza del sindaco di Assisi Claudio Ricci, parla insistentemente di normalità. E lo fa anche con la platea dei curiosi, degli iscritti e dei fans, riuniti per l’ultimo appuntamento in programma nella giornata di oggi, nella sala convegni di un ristorante alle porte di Spoleto. Una platea generosa per la prima volta in Umbria del leader, con circa 400 partecipanti, di cui un centinaio veri e propri spoletini. I restanti 300 provenienti per la maggior parte dall’Alta valle del Tevere, e poi Terni, Perugia, Foligno, Marche, bassa Toscana e alto Lazio (reatino). Presenti volti politici noti come quello del consigliere comunale Stefano Proietti, che rimmarrà fino alla fine, o dell’ex-consigliere regionale Aldo Tracchegiani.

Felpa d’ordinanza targata “Umbria”, Salvini fa il suo ingresso scortato da un discreto numero di poliziotti e agenti della Digos del Vicequestore Giugliano e dai  Carabinieri del Capitano Belilli, visto che recentemente le contestazioni non sono mancate, sopratutto a Torino.
Ma a Spoleto le cose filano liscie, e non si sa se per segno di disattenzione verso la Lega o perchè tutto è organizzato in maniera efficiente.
In prima battuta c’è il breve saluto del Sindaco di Spoleto, Fabrizio Cardarelli che arriva accompagnato dal Presidente del Consiglio comunale Giampiero Panfili. “Salutiamo l’On. Salvini e lo ringraziamo perchè siamo molto contenti quando una politico di rango viene nel nostro territorio, come in questa occasione di campagna elettorale in sostegno del candidato Ricci. Da lui ci aspettiamo impegni per il territorio e siamo sicuri che questi non mancheranno”.
Asciutto e conciso, il sindaco si ferma ancora qualche minuto ad ascoltare la nutrita fila di interventi che seguirà dopo l’apertura. Una imprenditrice del commercio in crisi, un’operaia in cassa integrazione di Todi, la figlia di un operaio della Ims-Isotta Fraschini di Spoleto, uno studente universitario (che è anche membro dello staff organizzativo), un autotrasportatore del nord Umbria, un Imprenditore agricolo di Città di Castello, il responsabile di Assotartufi di Terni, un esodato di Foligno, una imprenditrice di Terni nel settore delle nuove energie, ed infine il responsabile del Sap-sindacato di Polizia di Perugia. Tutti con una storia da raccontare, molto spesso legata alla burocrazia o a leggi ingiuste o sprechi pubblici che tolgono il fiato e a volte la vita, tutti molto contenti di come la Lega sa ascoltare i problemi. In verità poi bisognerà anche risolverli, ma per questo prima bisogna vincere le elezioni.

Lo dice chiaramente il candidato Claudio Ricci che spiega alla platea il suo programma da presidente, anzi da Regional Manager, come lo definisce. Risparmi organizzativi, centro di acquisto unico per la sanità regionale, solo 5 assessori con massimo 3 deleghe ciascuno e non 69 come ora, no alla E45 autostrada, sicurezza e più caserme, una stazione per l’Alta Velocità vicina all’aeroporto San Francesco. E lascia alla platea il suo numero di cellulare, “Che è e rimarrà sempre questo per tutti anche dopo l’elezione”. Una telefonata ti allunga la vita?
Ed è la volta del leader Matteo Salvini, il Matteo quello appena inzuppato dall’acqua santa di Don Renato. Introdotto a luci spente da un video collage delle sue leggendarie performance nei salotti Tv, tutte su immigrati, Rom e delinquenti, si guadagna la prima raffica di applausi da una platea di convinti sostenitori delle tesi esposte nel video. Ma diciamo che questa è la “pancia”, a cui segue come detto prima, la voglia di normalità. Salvini ne fa un lungo elenco portando ad esempio casi limite come quello piuttosto simpatico della prostituzione legalizzata e tassata per avere in tasca 2 miliardi di euro di tasse da meretricio da destinare al pagamento delle rette dei bambini dell’asilo!
Oppure il caso degli ospedali lombardi e veneti, regioni governate dalla Lega, in cui si fanno orari di servizio anche la sera per poter fare analisi, mammografie, tac e altro in modo che non ci siano problemi per chi lavora durante il giorno. Parole d’ordine sempre quelle già dette e conosciute ai più, “ Prima gli Italiani” , oppure “cancellazione della legge Fornero”, “abolizione degli studi di settore”, “ aliquota unica, Flat Tax al 15%” e infine “ No alle adozioni fuori da un nucleo familiare composto da padre e madre”.
E gli attacchi politici, anche quelli molto noti, ma che strappano urla ogni volta “Renzi, furbo bastardo con i suoi 80 euro”.
E siccome è più forte di lui, si ricomincia con il pericolo dell’islamizzazione, con il velo “portalo a casa tua se ti piace”, e con le feste della tradizione, “se è Pasqua è Pasqua, se è Natale è Natale e se non ti sta bene non rompermi le palle”. Ecco, più che la Domenica delle Palme, una Domenica “delle palle”. Si chiude il comizio con un incitamento a combattere per la vittoria del candidato Ricci perché “se si vince in Umbria, Renzi stavolta va a casa”. Tutti in piedi con grida e manifestazioni di gioia, nella normalità più normale che c’è.

(hanno collaborato Carlo Ceraso e Sara Cipriani)

© Riproduzione riservata

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