Preci, dal 25 al 27 maggio torna il Festival “Balla la terra” - Tuttoggi

Preci, dal 25 al 27 maggio torna il Festival “Balla la terra”

Redazione

Preci, dal 25 al 27 maggio torna il Festival “Balla la terra”

Un Folk festival con le quattro regioni colpite dal sisma | Tradizioni, sapori e tanto saltarello per riconciliarsi con la natura e unire i territori
Mar, 22/05/2018 - 09:40

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Torna a Preci dal 25 al 27 maggio “Balla la terra”, il festival di musica e cultura tradizionale organizzato dal Comune di Preci in collaborazione con il Cedrav (Centro regionale di Ricerca e Documentazione Antropologica della Valnerina e dorsale appenninica umbra), l’associazione Sonidumbra e la giunta regionale.

In una delle zone più colpite dal sisma del 2016 la terra torna a ballare: stavolta, però lo fa con il saltarello, e per tre giorni Preci sarà l’epicentro della voglia di riscatto delle popolazioni terremotate unite dalle proprie radici musicali e culturali.

Balla la terra vedrà infatti protagonista la musica tradizionale delle regioni del cratere del terremoto del centro Italia – Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo – dove le tradizioni orali sono simili in quanto a stili, forme, prassi esecutive e rituali. Lo stesso saltarello, nelle sue varianti tipiche, è il comune denominatore che lega tutte le comunità colpite dal terremoto.

Diventato l’appuntamento fisso per artisti e appassionati di musica folk, “Balla la terra” si rinnova con un’edizione ricca di presenze e novità e una nuova prospettiva, che punta a costruire itinerari musicali che prendono le mosse dai Piantamaggi della valle Castoriana per aprirsi alle musiche che si legano alle feste e ai rituali intorno alle numerose feste del maggio.

“La rinascita della natura, nel momento di passaggio tra aprile e maggio – spiega il direttore artistico Marco Baccarelli – vede in tutta Europa manifestazioni con alberi che vengono tagliati, decorticati e trasportati dagli uomini nei luoghi centrali della comunità, per essere poi innalzati al centro di una buca scavata nel terreno, come atto simbolico di fecondazione della terra. Il 30 aprile si rinnova ogni anno nella valle Castoriana questo antico rito, e precisamente a Preci, Corone, Castelvecchio, Roccanolfi, Ancarano e Campi”.

Il programma del festival propone un’immersione completa nel mondo delle tradizioni popolari, fatta di suoni, profumi, cultura e anche sapori, con un’offerta molto ampia che spazia dai concerti alle stornellate, dagli stage pratici agli approfondimenti, dalle mostre-mercato degli strumenti tradizionali e dell’editoria di settore alle passeggiate con la possibilità di gustare piatti tipici nei ristoranti del territorio con prezzo convenzionato con il festival.

L’idea del Comune di Preci, principale organizzatore dell’evento, è quella di tracciare un percorso che porti ad esplorare in futuro le tante musiche che si legano alle feste primaverili in Europa.

“La cultura, i valori tradizionali, le radici rappresentano l’energia che lega le regioni che ‘ballano’” spiega Pietro Bellini, sindaco di Preci: “Attraverso la nostra cultura possiamo e dobbiamo imparare a convivere con quel qualcosa di ingestibile ma naturale, presente nella storia degli Appennini”.

“Dobbiamo prendere coscienza che siamo sopra una terra che trema – aggiunge Baccarelli – non è un mostro, ma qualcosa con cui dobbiamo imparare a convivere”.

Una riconciliazione con la natura, dunque, che passa attraverso l’arte e la didattica: “Dedicheremo una giornata con le scuole del territorio alle storie intorno all’albero, narrate attraverso il teatro”.

“Il Festival è sempre stato il momento in cui con il contatto diretto con tante realtà si possono sperimentare sul campo azioni di intervento atte a conoscere le varie manifestazioni della cultura popolare e a promuoverle – chiosa Fulvio Porena, direttore del Cedrav – in un orizzonte di senso che il Centro di documentazione antropologica della Valnerina condivide con l’Associazione Sonidumbra e l’Università di Perugia”.

Il programma propone un’offerta molto ampia di eventi e di situazioni dove tutti possono diventare protagonisti: ricchissima è infatti l’offerta di corsi pratici gratuiti dove si potrà imparare a ballare il saltarello, suonare l’organetto o improvvisare gli stornelli, apprendere i canti tradizionali del centro Italia o suonare il tamburello.

I concerti serali – due il venerdì e due il sabato – vedono la partecipazione di importanti formazioni rappresentative dei diversi approcci al materiale tradizionale: da quello cantautorale di ispirazione tradizionale (Massimo Liberatori e la società dei musici) alla riproposta delle danze del centro sud in maniera trascinante e coinvolgente (Musicanti del piccolo borgo) il 25 maggio. Nuove sonorità in una ipnotica proposta di elaborazione del materiale tradizionale è invece quella del trio Giuliano Gabriele, che precede le nuove musiche rock di ispirazione celtica degli organizzatori del Montelago Celtic Festival, Mortimer McGrave.

Uno spazio particolare all’interno del festival è riservato infine ai giovani delle scuole della Valnerina con una produzione teatrale pensata per loro, veicolando i messaggi della tradizione con un codice adatto ai bambini.

Nato nel 2010, il festival rappresenta un luogo ideale dove i meno giovani ritrovano le occasioni per esprimersi, e dove i più giovani hanno la possibilità di prendere il testimone direttamente dai depositari di questa cultura per una nuova musica di tradizione umbra. Quest’anno poi, la musica etnica incontra la canzone d’autore: “Tra le novità di quest’anno – aggiunge Baccarelli – ci sarà l’apertura alle composizioni di ballate che ci parleranno proprio degli Appennini, dei suoi Santi, e dei suoi incanti”.

“Solcheremo le terre del centro sud con le loro danze, e con le loro particolari sonorità – spiega il direttore artistico – alternando momenti squisitamente tradizionali a mo-menti di contaminazione e sperimentazione. Ma il vero nuovo omaggio all’albero verrà proposto evocando le sonorità legate a strumenti della cultura di area nord europea come cornamuse, arpe e bodhran. Un modo per stendere il filo che lega il nostro albero piantato e le principali ritualità e feste umbre (Ceri di Gubbio, Cantamaggio tradizionale, Cantamaggio ternano, Calendimaggio) con le nuove musiche che troveremo intorno ai molti Maggi piantati nel vecchio continente”.

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