” PERUGIA NON E' UN LUOGO DI SREGOLATEZZA E TRASGRESSIONE”

” PERUGIA NON E' UN LUOGO DI SREGOLATEZZA E TRASGRESSIONE”


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“Gentilissimo direttore,dispiace che il più diffuso e tra i più autorevoli quotidiani italiani dipinga la città di Perugia quasi esclusivamente come un luogo di sregolatezza e trasgressione collocato nel cuore dell'Italia. Dispiace perché non ci riconosciamo in questa immagine a tinte fosche ed anche perché lo spunto di questo commento giornalistico è offerto da uno dei più dolorosi e inquietanti fatti di sangue accaduti nella nostra terra, l'uccisione di Meridith Kercher.Gli studenti universitari nella nostra regione sono quasi quarantamila, più di un quarto sono stranieri, e rendono Perugia una dei luoghi più vitali e cosmopoliti a livello europeo: le facili identificazioni non ci appartengono e sono lontane dalla nostra cultura e dal vivere quotidiano degli umbri.Un numero così alto di studenti, distribuito nelle nostre antiche città, che nel tempo ha contribuito ad una generalizzata crescita sociale, a positive politiche di integrazione e di contaminazione culturale, può anche determinare problemi di carattere sociale e di sicurezza.Una situazione che specialmente in questi ultimi anni – con l'allentamento dei legami sociali, con l'esasperata logica della competitività individuale e una generale condizione di precarietà, con processi di desertificazione culturale e urbana – spinge a ricercare facili risposte a pesanti disagi legati ad un profondo senso di solitudine, come ha in parte rilevato anche l'Arcivescovo di Perugia, mons. Chiaretti.La società umbra è aperta e accogliente e saprà affrontare i problemi della sicurezza (come recentemente concordato alla presenza del vice ministro Minniti) derivati da un contesto sociale nuovo e non privo di elementi di criticità, a partire dalla sicurezza sui posti di lavoro e dalla drammatica escalation delle morti per overdose.Come rappresentante dell'Assemblea legislativa regionale, come politico e come cittadino sento però su di me tutto il peso di quel disagio che emerge nel mondo dei giovani, di quella 'fatica del vivere' a cui talvolta si risponde in maniera irrazionale e violenta. Ne sento il peso e, insieme, l'esigenza di dare una risposta forte e autorevole con tutte le altre istituzioni e con tutti i soggetti rappresentanti la società che si impegnano per migliorare la qualità del vivere sociale nella regione Umbria”.

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