Dall’ospedale di Spoleto all’Etiopia per far nascere bambini “Nasciamo tutti umani”

Dall’ospedale di Spoleto all’Etiopia per far nascere bambini “Nasciamo tutti umani”

L’ostetrica Carla Erbaioli andrà un mese in una missione in Africa con l’associazione “MAM beyond borders”: “Quando tu aiuti gli altri, ti rendi conto che far sorridere gli altri, far star bene gli altri, fa star bene anche te” | Successo per la serata di raccolta fondi, sindaco De Augustinis “Anche io ho aiutato l’Etiopia”

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Dall’ospedale di Spoleto, al volontariato in Africa. Mettendo in campo la sua specialità: quella di far nascere bambini. Partirà tra pochi giorni, il 9 gennaio, alla volta dell’Etiopia Carla Erbaioli, la vulcanica e stimata ostetrica spoletina-castelritaldese. Ha preso le ferie dal lavoro per poter prestare servizio nella missione di Getche, nella regione etiope del Gurage. Qui c’è un piccolo ospedale, la clinica St. Gebriel, gestita dalle suore “Figlie della Misericordia e della Croce”, dove opera un’associazione italiana composta da ostetriche (e non solo). Si chiama “MAM beyond borders” ed organizza progetti di volontariato in una realtà dove il tasso di mortalità materno infantile è molto alto. Carla Erbaioli ha deciso di aderirvi e si occuperà anche di formazione del personale in loco.

Carla Erbaioli

L’ultima volta che sono andata in Africa era nel 2010, pensavo di non partire più, anche se la voglia di farlo ce l’avevo in realtà da tempo. Le precedenti esperienze mi hanno dato tanto e quando ho incontrato questa associazione di giovani ostetriche ho deciso di ripartire” ci racconta l’ostetrica spoletina, la cui storia tra l’altro è stata raccontata nel libro “Dove vanno i miei bambini” scritto dalla giornalista Rosanna Mazzoni. “Quando tu aiuti gli altri, ti rendi conto che far sorridere gli altri, far star bene gli altri, fa star bene anche te”.

A spingerla a rimettersi in gioco è anche quanto accaduto alla cooperante italiana Silvia Romano, rapina in Kenya il 20 novembre scorso e di cui ancora non c’è traccia. “Assistiamo a tanta indifferenza ed a critiche ai cooperanti e volontari – spiega Carla – e proprio la storia di Silvia Romano mi ha dato la spinta a partire. Si sbandiera tanto il motto ‘Aiutiamoli a casa loro’, ecco io li vado ad aiutare a casa loro”.

La Erbaioli, che è anche consigliere comunale di minoranza a Spoleto per il secondo mandato, partirà da sola per circa un mese e raggiungerà le altre volontarie dell’associazione “MAM beyond borders”: “Sarà una sorta di staffetta, ci diamo il cambio tra ostetriche, tutte prendono le ferie dal lavoro per fare volontariato in Etiopia ed è quello che faccio anche io”. La quarantenne spoletina, infatti, per andare a prestare servizio in Africa si autofinanzierà: “mi pago tutto da sola, il viaggio, il soggiorno”. I suoi amici, però, hanno voluto promuovere una raccolta fondi, che andrà tutta a sostegno della clinica di Getche.

40mila birr per l’Africa” era il titolo dell’iniziativa, che si è tenuta sabato sera al coworking di Spoleto. L’obiettivo – centrato – era quello di raccogliere 1.500 euro (“birr” è la moneta etiope”) per le esigenze dell’ospedale dove Carla Erbaioli si recherà. All’inizio l’idea era di finanziare una cisterna per l’acqua, ma nel frattempo il problema è stato risolto, quindi i soldi andranno per altre esigenze della clinica.

Ma la serata, nelle intenzioni dell’ostetrica spoletina, aveva anche un’altra valenza: far riflettere sull’importanza della solidarietà e del rispetto per l’altro. Ed anche questo obiettivo è stato centrato, grazie ad interventi di addetti al settore. Tra i tantissimi presenti, anche il sindaco Umberto De Augustinis con l’assessore al personale Alessandro Cretoni ed alcuni consiglieri comunali sia di maggioranza che opposizione. Il primo cittadino, nel suo intervento, ha avuto parole di elogio per l’iniziativa promossa da Carla Erbaioli, ricordando anche come lui stesso in passato si sia impegnato a favore della popolazione etiope.

Significativo il discorso dell’ostetrica pronta a partire: “Il grande Totò ci ha lasciato un bellissimo testo, ‘A livella’, – ha ricordato Erbaioli – capace di spiegare in modo semplice che siamo tutti uguali davanti alla morte. La morte rende tutti uguali, ricchi, poveri, letterati, re e regine, contadini, mendicanti, scienziati… Il mio lavoro mi ha insegnato che anche la nascita ci rende tutti uguali. Lo spazio che intercorre tra la vita e la morte, invece, ci vede unici, soggetti tutti diversi, con caratteristiche e opportunità molto diverse. Ma è proprio questa unicità, questa diversità che ci rende più preziosi. Pensiamo ad esempio ai colori. Ogni colore di per sé è bellissimo. Il rosso, l’azzurro, il verde.. Ma come sarebbe un mondo fatto di un solo colore? Tutto rosso, tutto giallo… Sarebbe tristissimo. Sarebbe monotono. La bellezza di ogni colore la si può apprezzare solo quando lo metti in relazione con un colore diverso. Quando l’azzurro del mare si incontra con il rosso di un tramonto. Quando il verde di un prato è trapuntato dal rosso dei papaveri o dal giallo dei girasoli. Solo nella diversità si può apprezzare la bellezza. Solo nella diversità c’è la vera crescita dell’individuo.

Dopo anni nell’ostetricia ho imparato questo: l’atto della nascita ci rende tutti uguali , la vita che ne segue ci rende unici ed irripetibili. Quindi tutti preziosi. Ecco il mio lavoro, la mia missione è proprio questo: accogliere nuove vite, tutte inevitabilmente incredibilmente diverse! A pochi giorni della mia partenza per l’Africa con l’associazione “Mamma oltre il confine” il messaggio che vorrei lanciare è questo: accogliete perché il mondo è degli uomini in quanto tali e non in relazione a dove vivono o da chi nascono! Nasciamo tutti umani!“.

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