Si festeggia oggi in tutto il mondo il Natale Ortodosso - Tuttoggi

Si festeggia oggi in tutto il mondo il Natale Ortodosso

Carlo Vantaggioli

Si festeggia oggi in tutto il mondo il Natale Ortodosso

In linea con il concetto di Epifania, il Natale Ortodosso è frutto dalla modifica del calendario Giuliano
giovedì, 07/01/2016 - 10:26

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Si festeggia oggi in tutto il mondo il Natale Ortodosso

A volerla dire tutta, perlomeno in termini cronologici, il Natale Ortodosso è senz’altro da considerare il “prius”, l’originale, quello che c’era prima che la tradizione nordica dell’albero di Natale e del Presepio di matrice francescana salissero alla ribalta ad opera di un cattolicesimo organizzato “militarmente” e molto simile ad un brand dal marketing efficacissimo.

Così si festeggia oggi, 7 gennaio 2016, in tutto il mondo di osservanza ortodossa, la ricorrenza della nascita di Gesù figlio di Dio e della Vergine Maria, un Natale postumo per i cattolici di Santa Romana Ecclesia, frutto  di una vicenda che vide protagonista Papa Gregorio XIII che nel 1582 decise di modificare il calendario Giuliano ( introdotto da Giulio Cesare ndr.) cancellando d’un colpo i giorni tra il 5 ed il 14 ottobre e traslando di fatto il Natale dalla data del 25 dicembre al 7 gennaio dell’anno successivo. Un frattura che divise ancor più, come se ce ne fosse un nuovo bisogno, la chiesa dell’est da quella romana e papalina.

Il Patriarcato di Mosca, Serbia, Ucraina, Bielorussia, Georgia, Macedonia, Montenegro hanno dunque iniziato con la vigilia di ieri, 6 gennaio, a festeggiare  come si faceva appunto dai tempi di Giulio Cesare. Si discostano invece da questa tradizione il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli (comprendente la Grecia), la Chiesa ortodossa bulgara e quella romena che hanno invece optato per il Natale del calendario Gregoriano.

Il Natale ortodosso è preceduto da un periodo di digiuno e preghiera che dura 40 giorni, secondo la più classica  simbologia iniziatica conosciuta e descritta in molti testi antichi. Mentre alle origini il digiuno era pressochè totale ai nostri tempi, verrebbe da dire ahinoi,  ovviamente questo non è replicabile ma prevede di consumare pesce nei giorni di mercoledì e venerdì, tradizione peraltro piuttosto comune anche nelle famiglie di matrice cattolica. Il digiuno si fa più stretto  nella giornata della vigilia, il 6 gennaio, in cui la tradizione prescrive il consumo di cibo povero come è il grano lesso o la frutta.

Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano quindi  con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di San Giovanni Battista, il 6 e 7 gennaio secondo il calendario Giuliano (il 19 e 20 gennaio secondo quello Gregoriano).

Sulla coincidenza del Natale ortodosso con l’Epifania si potrebbe scrivere un libro e forse qualcuno l’ha già fatto. In questo piccolo nostro resumé ci limitiamo a ricordare un vecchio articolo pubblicato su Tuttoggi nel 2013, in cui tentammo di spiegare nel miglior modo possibile come l’Epifania veniva intesa dai sacri testi, attraverso anche la figura dei Re Magi. Tutt’altro che la tradizione pagana della vecchietta sulla scopa, la Befana, frutto di racconti e contesto proto medievale che tanto piaceva al nostrano belzebù della politica, lo scomparso Giulio Andreotti che la volle fortemente come festa nazionale.

Diventa così molto interessante, nella tradizione iconografica del Natale Ortodosso, e alla luce del concetto di Epifania,  la presenza di dipinti in cui il bambino esposto il 7 gennaio è deposto in una piccola culla a forma di bara completamente fasciato, a voler simboleggiare il senso ciclico di ininterrotta morte e rinascita.  Così nei primi secoli i cristiani commemoravano tre eventi insieme: il Natale, la Manifestazione ai Re Magi e il Battesimo di Gesù.

Ovviamente cambia un pò anche il tipo di addobbi  natalizi che nelle case ortodosse sono  ghirlande  dove i soggetti principali sono i pesci e le pecore. Esclusi quindi alberi addobbati e natività in forma di presepe.

Vedremo se anche questo sarà oggetto di qualche polemica dei soliti jukebox politici, quelli da cento lire una canzone, che intonano giaculatorie improponibili ed ignoranti,  sulle tradizioni cristiane dell’Europa.

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