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‘Ndrangheta a Perugia, “chi non si allinea fa una brutta fine” | I 50 rinviati a giudizio di Quarto Passo

Sara Minciaroni

‘Ndrangheta a Perugia, “chi non si allinea fa una brutta fine” | I 50 rinviati a giudizio di Quarto Passo

Ecco come imprenditori e artigiani cedevano alle intimidazioni parlate con il linguaggio mafioso
Mer, 23/03/2016 - 20:57

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“Era meglio aderire alle loro richieste perchè poteva capitarmi qualcosa di brutto“. Oppure, “Era meglio per me fare cose come mi chiedevano loro per evitare guai e problemi alla mia famiglia ed ai miei figli…si vantava di conoscere i mafiosi calabresi che comandano a Cirò Marina… chi non si allinea alle loro richieste giù in Calabria fa una brutta fine, spariscono e nessuno li trova più… è consuetudine murarli nelle gettate di cemento…”. Ecco come imprenditori, artigiani, titolari di piccole aziende e semplici cittadini, cedevano alle intimidazioni parlate con il linguaggio mafioso.

Per qualcuno, la parole sono poi diventate fatti: auto e attività incendiate, truffe, furti, estorsioni, traffico di droga. C’è tutto questo nella ricostruzione del procuratore antimafia Antonella Duchini e nelle pagine del dispositivo di rinvio a giudizio firmato dal Gip di Perugia Carla Giangamboni nei confronti di 50 persone. Un plotone di imputati e di avvocati che si vedranno dal prossimo luglio nell’aula Affreschi del Tribunale di Perugia per la prima udienza del processo a “Quarto Passo”, la più grande inchiesta sulla ‘Ndrangheta che si sia mai vista in Umbria.

78 Capi di imputazione per i 50 imputati a vario titolo che vanno dall’associazione a delinquere di tipo mafioso, all’usura, all’estorsione e furto aggravati, all’acquisizione mediante violenza e/o minaccia del controllo di attività economiche, allo spaccio di droga. Secondo l’accusa il tutto avvalendosi della forza di intimidazione, del vincolo e della condizione di assoggettamento e omertà  che ne deriva.

Volevano prendersi il territorio, imporre le leggi della paura. Questo sostiene la procura visto il gran numero delle persone offese e delle attività commerciali in essere ed in procinto di essere avviate. Avevano predisposto basi operative dove fare le riunioni (come il bar Apollo 4 e il ristorante La Piscina di Ponte San Giovanni, un pub del centro storico di Perugia e depositi che venivano posti al servizio dell’organizzazione ). Nel mirino soprattutto aziende edili che venivano truffate e derubate od obbligate a ricomprasi la merce rubata o truffata altrove. E a suon di estorsioni le aziende venivano portate al tracollo economico. Accuse pesantissime che adesso dovranno trovare riscontro in aula durante quello che si profila un lungo processo.

Quarantotto pagine di dispositivo depositato questa mattina dopo l’udienza preliminare di lunedì nella quale sono stati condannati Saverio Scilanga che ha scelto la via del rito abbreviato insieme a Pellegrino Salvatore (3 anni e 4 mesi) e Papagliani (2 anni). Nello stesso rito, un imprenditore cosentino da anni residente a Perugia è stato assolto per non aver commesso il fatto.  Per Michela Cavalieri, che invece aveva scelto la via del patteggiamento (la sua posizione era particolare in quanto era sia parte offesa che indagata) è arrivata la condanna ad un anno e otto mesi.

Ecco i rinviati a giudizio Salvatore Facente (avv. Barbara Romoli), Cataldo Ceravolo (avv. Luigi Scaramuzzino), Mario Campiso ( avv. Cristina Zinci), Cataldino Campiso (avv. Cristina Zinci), Lombardo Antonio (avv. Daniela Paccoi e Giuseppe Ierisi), Luigi Orlando (avv. Laura Modena), De Dio Cataldo (avv.ti Allessandro Ricci e Claudia Orsini), Natalino Paletta (avv.ti Cristina Zinci e Massimiliano Riga), Nicodemo Blefari (avv. Francesco Catanzaro), Rosario Petrozza (avv. Angelo Frioni), Giovanni Cataldi (avv. David Zaganelli), Rocco Vincenzo Cataldi (Avv.ti Marco Baldassarri e Gianni Russano), Carmine Saullo (avv.ti Cristina Zinci e Mauro Cordasco),  Silvia Blefari (Avvocato Zinci), Abdelsamad Soliman Ashraf Aballa detto Stefano (avv. Luisa Cisaro), Abdelsamad Soliman Mohamed Abballa detto Massimo (avv. Luisa Cisaro), Luigi Marino (avv. Salvatore Adoristo); Giuseppe Gentile (avv. Giuseppe Ierisi e Salvatore Adoriosio); Piergiovanni Mauro (avv. Pierluigi Vossi e Luciano Ghirga), Michele Liotti (avv. Gaetano Figoli), Angelo Maese (avv. Barbara Romoli e Gaetano Figoli), Gennaro Cavallo (avv.ti Barbara Romoli e Luca Alfi); Salvatore Ferrazzo (avv.ti Antonio Cozza e Pietro Nocita); Mario Ferrazzo (avv. Antonio Cozza); Nicodemo Calabretta (avv.ti Giuseppe della Monica e Annamaria Gallo), Letizia Gennari (avv. Stefano Gallo); Immacolata Pariota (avv.ti Cristina Zinci e Luciano Ghirga); Vincenzo Martino (avv. Luigi Scaramuzzino), Francesco Manica (avv. Donatella Panzarola), Mici Ardit (avv. Barbara Romoli), Resuli Lulzim (avv. Daniela Paccoi), Ichim Adelusa (avv. Daniela Paccoi); Lyte Ervis (avv. Daniela Paccoi), Dedej Toni (avv. Antonio Cozza), Istrefi Leonart (avv. Donatella Panzarola), Simone Verducci (avv. Daniela Paccoi), Francesco Pellegrino (avv. Fabrizio Schettini), Christian Fioretti (Daniela Paccoi), Saverio Caputo (avv.ti Assuntina Avallona), Iuele Cataldo (avv. Mariano Salerno), Murgi Natale (avv. Alessia Modesti), Manfredi Francesco (avv. Gianni Russano), Disha Indrit (avv. Donatella Panzarola), Stafa Arber (avv. Donatella Panzarola), Daniele Crugliano (avv. Antonio Cozza), Gennaro Crugliano (avv. Cozza), Brunetti Vincenzo (avv. Donatella Panzarola e Cristian Giorni),Teresa Pignola(avv. Cristina Zinci), Licia Lucaccioni (avv laria Pignattini), Luca Placido (avv. Gianni Spina).

[Articolo aggiornato in data 22 febbraio 2020]

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