Morte Tiberi, accusa chiede 8 anni di reclusione per Salvatori

Morte Tiberi, accusa chiede 8 anni di reclusione per Salvatori

Il pm chiede la condanna per il 34enne nursino accusato di omicidio preterintenzionale per la morte del suo coetaneo, la difesa l’assoluzione

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Sarà emessa venerdì la sentenza del processo a carico di Cristian Salvatori, il 34enne di Norcia accusato della morte del suo coetaneo Emanuele Tiberi, avvenuta a luglio 2018 dopo il pugno in viso sferratogli dal primo. Salvatori, attualmente sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora nella comunità di Saludecio (nell’entroterra riminese) in cui è stato per mesi agli arresti domiciliari, è accusato di omicidio preterintenzionale. Accusa che prevede, di base, da 10 a 18 anni di reclusione.

Questa mattina, davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Spoleto Margherita Amodeo, il pubblico ministero Vincenzo Ferrigno nella sua requisitoria ha ribadito gli elementi accusatori contro Salvatori, chiedendo che ne venga riconosciuta la colpevolezza e dunque una pena ad 8 anni di reclusione (12 anni di pena base, con lo sconto di un terzo di pena visto che il processo si sta svolgendo con rito abbreviato).

Di tutt’altro avviso i difensori dell’imputato, gli avvocati David Brunelli e Francesco Crisi, per i quali la morte di Emanuele Tiberi non sarebbe direttamente imputabile all’amico, e che hanno chiesto in prima istanza l’assoluzione ritenendo non configurabile l’accusa di omicidio preterintenzionale ed in subordine l’applicazione del minimo della pena (sempre considerando lo sconto per il rito abbreviato) con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Presenti in aula anche gli avvocati di parte civile (i familiari della giovane vittima), Andrea Andreini e Giovanni Ranalli. “Abbiamo ricostruito punto per punto le dichiarazioni dei testimoni – spiega l’avvocato Andreini – e tutte parlano di un forte colpo sferrato da Salvatori: è indubbio che c’è stato un colpo volontario, e forte, sferrato da Salvatori a Tiberi. Non accetteremo mai che si parli di un gioco, perché per noi non c’è stato nessun gioco: il video di cui si è parlato qualche mese fa non c’entra niente e risale a una mezzora prima del pugno”. Nei mesi scorsi, infatti, si era parlato dell’ipotesi che alla base della tragedia ci fosse stato un gioco fatale tra i due giovani, coetanei ed amici, citando anche un video che invece non sarebbe legato alla morte di Tiberi.


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All’esito dell’udienza, il giudice ha quindi disposto un breve rinvio del processo a venerdì prossimo per le repliche e la sentenza.

Intanto nei giorni scorsi la mamma di Emanuele Tiberi ha ricordato suo figlio con un post su Facebook nel giorno in cui avrebbe compiuto 34 anni.

Oggi vorrei tanto poterti abbracciare per dirti Buon Compleanno Tesoro Mio e sentirmi rispondere Grazie Mamma, ma non accadrà, ci è stato negato. Così come ci è stato negato di condividere un’altra parte della nostra vita e magari nel frattempo veder aumentare i segni del tempo sui nostri volti. Mi resta solo ricordati giovane e bello come il sole.
Tante volte io e te Manu abbiamo immaginato di invecchiare insieme, data la nostra minima differenza d’età… ma ci è stato negato anche questo. Niente e nessuno potrà mai negarmi di pensare che sei stato la parte più bella di me che continuerà a vivere e invecchiare con me e dentro di me, nel mio cuore e nel cuore di tutti coloro che tanto hai amato.
Nessuno muore finché qualcuno ne conserva il ricordo!

(Nella foto, da destra, il pm Ferrigno, gli avvocati Andreini e Ranalli all’uscita dal tribunale)

modificato alle ore 20.30

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