MIGLIAIA DI FEDELI IERI A PERUGIA PER LE CELEBRAZIONI DEL CORPUS DOMINI - Tuttoggi

MIGLIAIA DI FEDELI IERI A PERUGIA PER LE CELEBRAZIONI DEL CORPUS DOMINI

Redazione

MIGLIAIA DI FEDELI IERI A PERUGIA PER LE CELEBRAZIONI DEL CORPUS DOMINI

Lun, 27/06/2011 - 11:13

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MIGLIAIA DI FEDELI IERI A PERUGIA PER LE CELEBRAZIONI DEL CORPUS DOMINI

(Fda) Migliaia di fedeli hanno partecipato ieri alla celebrazione della solennità del Corpus Domini, culminata con la tradizionale processione per le vie e le piazze del centro fino alla basilica di San Domenico, con la cattedrale di San Lorenzo invasa dagli ornamenti dell'imponente infiorata, raffigurante i segni eucaristici, realizzata dai giovani delle opere segno della Caritas diocesana sin dalle prime luci dell’alba.

L’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti, a inizio della sua omelia, ha ringraziato quanti hanno preso parte alla festa del Corpus Domini, in particolare l’Unitalsi, il Centro volontari della sofferenza di Casa Emmaus e la Misericordia.

“Ogni Eucaristia dovrebbe essere il punto di partenza per questo impegno di comunione fraterna”, ha detto l'arcivescovo Gualtiero Bassetti. “Il Signore ci domanda di diventare come Lui – ha proseguito l’arcivescovo –, pane spezzato ed offerto, ci chiede di amare senza calcolo, sino alla fine, di donare noi stessi senza riserve”.

Bassetti ha fatto cenno nel suo discorso anche ai rifugiati, profughi della crisi in Libia e nel Maghreb, ospitati nelle strutture diocesane di Perugia: “E’ bello l’esempio del 'pane spezzato ed offerto' che ci viene dalla comunità parrocchiale di San Giovanni del Prugneto, che ringrazio di cuore, dove sono accolti 23 giovani profughi fuggiti dai loro Paesi di origine (Burkina Faso, Costa d’Avorio e Mali) per arrivare in Libia con la speranza di trovare lavoro, ma hanno trovato la guerra e sono poi giunti in Italia rischiando ancora una volta la vita. Ho avuto modo di incontrarli già due volte e mi hanno colpito i loro volti segnati da una sofferenza profonda. Noi cristiani siamo chiamati a farci carico di questa loro sofferenza, di questa loro povertà”.

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