Lirico Sperimentale, il mondo violento di “Re di donne” nelle parole del regista Alessio Pizzech

Lirico Sperimentale, il mondo violento di “Re di donne” nelle parole del regista Alessio Pizzech

L’opera, commissionata dallo Sperimentale di Spoleto al compositore John Palmer (libretto di Cristina Battocletti e John Palmer) sarà diretta dal M° Vittorio Parisi

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Liberamente ispirata anche fatti di cronaca realmente accaduti, Re di Donne è un’opera della contemporaneità. «La difficoltà è quella di affrontare un argomento che ti riguarda come uomo e come persona, al di là del fatto di cronaca in sé. Lo spettacolo diventa un vero e proprio collage degli orrori contemporanei. Una realtà che riguarda ogni essere umano, e dentro questa realtà ci sei anche tu. E mentre lo stai raccontando e interpretando, sei chiamato a prendere una posizione, a chiederti in che misura sei coinvolto», così afferma Alessio Pizzech, regista dell’opera nova © che andrà scena al Teatro Caio Melisso di Spoleto nei giorni venerdì 6 e sabato 7 settembre 2019 alle ore 20.30 e domenica 8 settembre 2019 alle ore 17.00.

L’opera, commissionata dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto al compositore John Palmer – su libretto di Cristina Battocletti e John Palmer, sarà diretta dal M° Vittorio Parisi; scene di Andrea Stanisci, costumi di Clelia De Angelis e luci di Eva Bruno.

Quella del Maestro Pizzech è una regia che esibisce, non per il gusto di farlo, ma per una vera e propria esigenza imposta dalla narrazione. Usare in scena dei cellulari è stato un modo per stimolare un atteggiamento critico verso questo mezzo che domina la contemporaneità e la quotidianità di ciascuno di noi. «Quanto l’essere costantemente connessi ci disconnette da noi stessi e quanto questa disconnessione da noi stessi determina un’incapacità di amare, di dialogare con i sentimenti?», si domanda e ci domanda Pizzech.

Re di donne altro non è che il condensato di un mondo violento che il Teatro metaforizza ed estremizza per portarlo in scena.

«Il Teatro – conclude Pizzech – non è un tribunale e non sta a noi giudicare, e neanche fare cronaca; con Re di Donne vorrei portare in scena un’umanità che ha perso il rispetto dell’altro e di sé stessa, che si è imbarbarita, che rincorrendo un sistema di riferimento televisivo, ha perso il vero senso delle cose e dei sentimenti».

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