LA CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA - Tuttoggi

LA CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA

Redazione

LA CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA

Lun, 15/10/2007 - 10:09

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LA CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA

Undici ragazzi. Un casale immerso nel verde, un campo coltivato a ortaggi. Sullo sfondo, dietro una serra, il vecchio ponte della Spoleto-Norcia sembra essere appoggiato sulle colline. Il vento soffia leggero in un angolo di paradiso situato nei pressi di Eggi, località Collecchio.

La Confraternita della Misericordia, è una delle comunità in cui i ragazzi che non riescono a smettere da soli con l'alcol e la droga, possono aiutarsi, confrontarsi. Quando vogliono e gratuitamente.

Don Vito Stramaccia, direttore Caritas e coordinatore della Confraternita insieme al Vescovo Riccardo Fontana, dice che per capire a fondo i ragazzi, bisognerebbe stare lì almeno una settimana. Probabilmente vero, ma gli sguardi, anche se per istanti, dicono qualcosa.

Andrea, è il giovane responsabile del gruppo ma ha più esperienza degli altri nella Confraternita. Dà occhiate decise, ma quando gli si chiede del suo passato i grandi occhi azzurri sfuggono, le braccia si fanno conserte, la voce tremante.

“Questa è una comunità di vita, non di terapia” dice “abbiamo bisogno di amicizia, dobbiamo responsabilizzarci, e il nostro motto è il confronto”.

Intanto, gli altri passano indaffarati, sempre in coppia, nessuno rimane mai da solo, è una regola. Due trasportano contenitori di lenzuola da stendere. “Che vuoi fare” dice uno di loro scherzando “qui donne non ce n'è, e ci tocca fare a noi ‘sti lavori” e ride. L'altro, gracile e giovanissimo, vive in comunità da soli due mesi: il volto serio sembra scolpito nella roccia, ma basta una battuta per fargli mostrare i denti bianchi.

Nella serra invece, si sbriga il lavoro “del campo”: in tre sgranano il granoturco per nutrire gli animali, a fianco, gli orti di patate, pomodori, carote e insalata riposano in attesa del raccolto, destinato poi alla mensa Caritas di Spoleto.

I ragazzi fanno tutto da soli, senza il bisogno di operatori esterni: in piedi alle sei, colazione e preghiera. Parlano dei libri che hanno letto, discutono, si confrontano. Dopo la giornata di lavoro, riuniti di nuovo, prima della cena recitano il Vespro, cristiani e musulmani, tutti insieme. Alla sera studiano e si preparano per la nuova giornata. E così sempre, fino a che non si sentiranno pronti ad andarsene e continuare la vita fuori, da soli.

Andrea alza un po' le spalle: “E' vero, non guardiamo la tv perché non ce l'abbiamo. E neanche internet. Ma ci parliamo per aiutarci l'un con l'altro”. Poi tira un sospiro e si guarda intorno: “Io qui sto bene. Io non voglio andare via”.

Filippo Benedetti Valentini


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