di Antonio Briguori (*)
Quanta ipocrisia c'è, da parte degli esponenti politici di tutti gli schieramenti, riguardo le vicende giudiziarie che stanno interessando la ASL di Foligno !
Tutti si limitano, come sempre, a recitare la loro parte in quello che non a caso viene definito “il teatrino della politica”.
Parla anche il silenzio delle altre organizzazioni sindacali, in altre occasioni sempre pronte ad esprimersi e di fronte al quale viene da chiedersi quale ruolo abbia in simili vicende la politica concertativa.
Proviamo allora noi a dire quello che tutti sanno, ma nessuno dice: di sensazionale c'è solo una clamorosa normalità patologica.
A noi, che tocchiamo quotidianamente con mano la realtà di tanti luoghi di lavoro, non serve di sapere se è vero o meno quanto è addebitato dagli inquirenti a coloro che hanno ricevuto gli avvisi di garanzia, anche se crediamo che sia bene e necessario che venga fuori tutta la verità.
Non ci serve di saperlo perché l'una o l'altra delle alternative non cambia la nostra consapevolezza che quello che è sotto accusa è un diffuso modello di gestione del potere.
Come a fare notizia non è un cane che morde un uomo, ma il suo opposto, così un vero scoop giornalistico dovrebbe intitolare: “Inviati avvisi di garanzia a tutti i Direttori Generali di tutte le ASL di tutte le Regioni, ad eccezione di uno”
Una notizia di fronte alla quale tutti dovrebbero chiedersi chi mai possa essere questo pericoloso attentatore dell'ordine costituito.
Un ordine costituito sull'immoralità.
Non sappiamo se il 28 luglio del 1981, quando Enrico Berlinguer rilasciò la sua famosa intervista a La repubblica, fosse realmente convinto della diversità del PCI; di certo il suo giudizio si può riproporre per intero a tutti i partiti nati della seconda repubblica.
Non più strumenti per la lettura dei bisogni della società e per l'elaborazione di progetti, ma mere macchine di potere e di clientela, non più in grado di vedere i problemi, senza idee, senza ideali e senza programmi, se non quelli per trarne un proprio profitto.
Organizzazioni per la gestione dei più disparati interessi, dimentichi del bene comune.
Partiti che hanno invaso ogni angolo dello Stato: Comuni, Province, Regioni, Banche, Enti di previdenza, ASL, Università, Rai, Televisioni, giornali.
Ogni decisione viene presa in funzione dell'interesse del partito cui si deve la carica.
Un mutuo, una licenza edilizia, un appalto, un primariato, una cattedra, un'attrezzatura, uno straccio di lavoro in una cooperativa alla quale è stato affidato un servizio, viene dato/a se chi l'ottiene fa atto di fedeltà a quel partito che quel vantaggio gli ha procurato.
Si concede qualcosa solo se procura vantaggi e rapporti di clientela.
Ed affinché tutto proceda rapidamente e senza intralci si è costruita l'ideologia dell'aziendalismo, una miscela esplosiva costituita da un sempre maggiore accentramento del potere e dall'abolizione dei meccanismi di controllo sugli atti amministrativi.
Anche per coloro i quali etica e politica possono a volte marciare su piani diversi non può oggi non apparire chiaro come la questione morale sia oggi più che mai un problema essenziale.
Lo è per diversi motivi, alcuni solo apparentemente astratti, altri terribilmente concreti.
Tra i secondi merita di essere sottolineato come, in carenza di risorse e con un economia che va a ritroso, il modello basato sulla clientela non possa soddisfare che una esigua minoranza a danno di una platea ben più ampia di esclusi (si pensi alle promesse di lavoro).
Tra i primi, è che è solo con la sua risoluzione che si può sperare nella tenuta dell'attuale sistema democratico, che a noi non piace, ma che oggi difendiamo.
(*) USB SANITA' UMBRIA