Dopo il debutto il festival entra nel vivo confermando numeri e interesse per un festival che è un punto d’incontro tra ricerca scientifica, spiritualità, musica e nuove frontiere della coscienza
Sala conferenze esaurita, workshop pieni, pubblico attento e partecipativo. Dopo il debutto di venerdì, SpoletOlistica entra nel vivo della sua seconda giornata confermando numeri e interesse per un festival che, alla sua prima edizione, sta già trasformando Spoleto in un punto d’incontro tra ricerca scientifica, spiritualità, musica e nuove frontiere della coscienza.
L’evento, ospitato nel Complesso Monumentale di San Nicolò, ruota attorno al tema “Acqua, Frequenze, Musica e Coscienza” e propone un percorso multidisciplinare che attraversa fisica quantistica, medicina integrata, filosofia, psicologia, musica e pratiche esperienziali.
Se conferenze e workshop hanno registrato il tutto esaurito già nelle scorse ore, resta invece aperta gratuitamente al pubblico la parte espositiva, visitabile liberamente anche senza prenotazione.
“Le emozioni? Tante, veramente tante emozioni” racconta Elisabetta Severini, direttore creativo e art director dell’evento. “Abbiamo costruito SpoletOlistica attorno a frequenze, ascolto ed emozioni. I relatori hanno portato ricerche speciali, contenuti profondi, e il pubblico è entrato immediatamente in sintonia con questa dimensione”.
La prima giornata ha visto alternarsi sul palco Giorgio Terziani, Chiara Legnaro, Patrik Costamagna, Mirella Santamato, Filippo Biondi e Michele Guandalini, in un programma fitto che ha accompagnato il pubblico dalle riflessioni sulla coscienza fino alle applicazioni dell’ipnosi regressiva e progressiva.
“Attraverso questi strumenti si entra in contatto con una parte più profonda di noi stessi – spiega ancora Severini –. Non si tratta di perdere coscienza, ma di aumentare il dialogo con il proprio inconscio. In fondo tutto il festival nasce da questa idea: comprendere che il tempo, forse, non è ciò che pensiamo”.
Sul fronte organizzativo, Francesco Liberati parla di una risposta oltre le aspettative. “Per il primo giorno abbiamo avuto circa un centinaio di presenze in sala e una trentina di persone collegate in streaming. Oggi la sala è completamente piena, saremo circa 165-170 persone. La cosa più bella è stata la qualità del pubblico: attento, competente, perfettamente in target”.
Un elemento che gli organizzatori sottolineano più volte è proprio la partecipazione attiva delle persone presenti. “Le domande del pubblico sono state molto profonde – aggiunge Liberati – e questo significa che le persone ascoltano davvero. Domenica, durante il talk show finale, saranno gli stessi relatori a confrontarsi tra loro, ponendosi domande reciproche. Sarà probabilmente uno dei momenti più interessanti dell’intero festival”.
Parallelamente alle conferenze, continua ad animarsi la parte espositiva, pensata come uno spazio aperto alla cittadinanza e alla curiosità. “La parte expo è gratuita e accessibile a tutti – spiega Liberati – anche a chi non partecipa alle conferenze. È un modo per avvicinarsi al concetto di olismo e scoprire realtà molto diverse tra loro”.
Tra gli espositori presenti figurano operatori shiatsu, professionisti dell’allineamento vertebrale, produttori di sistemi per l’ionizzazione dell’acqua, realtà dedicate al benessere naturale e all’editoria specializzata. Presenti anche partner come Bench Academy, dedicata alla consulenza per il settore turistico, e aziende legate alla ricerca sull’acqua e sulle sue proprietà.
SpoletOlistica proseguirà fino a domenica 10 maggio con gli interventi, tra gli altri, di Roberto Germano, Corrado Malanga, Carlo Ventura, Massimo Citro, Jérôme Benveniste e Matteo Gracis, oltre alle performance musicali di Roberta Giallo.
In una città da sempre legata all’incontro tra linguaggi artistici e culturali, il festival sembra aver intercettato qualcosa di più di una semplice curiosità verso i temi olistici. Forse il bisogno, sempre più diffuso, di costruire ponti tra discipline che per troppo tempo hanno parlato lingue separate.
Credits immagini “Impronta Creativa“



















