Il maestro chiede scusa ai genitori, “Stravolto il senso del metodo utilizzato, certamente non lo rifarei”

Il maestro chiede scusa ai genitori, “Stravolto il senso del metodo utilizzato, certamente non lo rifarei”

L’insegnante è stato spospeso ed il caso finisce su tutta la stampa nazionale

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“Chiedo scusa ai genitori e alla scuola per il caso che si è sollevato e certamente non rifarei una cosa del genere, ma tengo a precisare che si è trattato solamente di un metodo di insegnamento inverso che è stato malinteso. Volevo solo cercare di provocare una reazione da parte degli alunni, nel caso di discriminazione”.

Questa, in buona sostanza la replica del maestro quarantuduenne di Foligno, in merito alla vicenda verificatasi la settimana scorsa all’interno di una classe quinta di via Monte Cervino.

Il maestro, che si occupa di alternativa alla religione cattolica, era impegnato in una supplenza – racconta difronte all’avvocato Luca Brufani (nella foto) – ed in un contesto in cui si stava trattando il tema della Shoa ha voluto provare questo metodo, così come avvenuto in altre parti d’Italia, come testimoniano video diffusi anche in rete.

“Ho chiesto ai bambini se volessero provare a fare questo esperimento – racconta – e la classe ha risposto positivamente, quindi una volta che i bambini hanno accettato di fare questo esperimento didattico ho proceduto. Ma solo dopo aver ottenuto il loro consenso. Ed oggettivamente – sottolinea – ho ottenuto una risposta di indignazione, quindi fondalmente l’esperimento di suscitare una reazione contraria è stata riscontrata. Il far vedere quello che non si fa è stata una sorta di metodo inverso”.

Il maestro non ricorda esattamente con quali parole si sia rivolto al bambino.


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La classe si è indignata dicendo che questa non era la cosa giusta da fare – aggiunge – pertanto il risultato degli altri bambini della classe è stato coerente con quello che era l’obbiettivo dell’esperimento provocatorio”.

Il  maestro è stato raggiunto da un provvedimento di sospensione cautelare per ‘incompatibilità ambientale’.

Non si tratta di un principio di offesa, ma quelle parole sono state utilizzate in un contesto specifico in cui si stava proprio combattendo il concetto di razzismo – tiene a precisare – e certamente chiedo scusa ai genitori coinvolti”.

“Non pensavo certamente che la cosa avesse suscitato tutto questo clamore, di certo non lo rifarei”.

[Nella foto l’avvocato Luca Brufani che assiste il maestro]

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