Il goal al 90’ e la vittoria tutta da costruire

Il goal al 90’ e la vittoria tutta da costruire

Remake della tornata: chi vince e chi perde; chi ha speso più, chi meno. Il toto Giunta

share

Il goal al 90’ fa parte delle regole. E’ la dura legge del goal, come sanno i tifosi del pallone. E devono abituarcisi anche gli elettori del centrosinistra che, per 86 voti, hanno visto sfumare l’elezione della candidata Camilla Laureti. Come un goal subito al 90′, appunto. Certo che una sconfitta sul fil di lana brucia ancor più ma, riavvolgendo il nastro, sembrava già scritta da cinque mesi. Difficile analizzare cosa è mancato alla Laureti e cosa ha avuto in più De Augustinis, anche se, al ballottaggio, è stata la candidata ad ottenere più preferenze rispetto al primo turno. Il magistrato, che partiva da quota 6.680 (37,2%) ha raggiunto la vetta delle 7.987 preferenze (+ 1.307); la giornalista da 6.094 (33,9%) ha registrato alla fine 7.901 voti (+ 1.807).

L’apparentamento con la Bececco (4.584) non è stato sufficiente a colmare il vuoto necessario per strappare lo scranno più alto della città al centrodestra. E chissà, se da un lato ha sicuramente portato consenso, quanto ne ha fatto perdere tra il fronte alleato. Di certo ne ha fatto perdere tra chi nel piddì ha poi chiaramente indicato il proprio voto ‘diverso’, come Laura Zampa, ora in pole position per un assessorato, chi si è sentito tradito dalla combine e invitato con sms i propri elettori ad annullare le schede come Vincenza Campagnani (alla fine si sono avuti 339 voti non validi e ben 93 schede bianche). Anche il silenzio dell’ex onorevole dem Giampiero Bocci, totalmente assente dalla sfida con il cdx, ha sicuramente comportato una perdita di consenso. Mancano anche un bel po’ di voti dalle parti di San Martino, situazione che ha fatto ipotizzare ai bene informati che Brunini, già autore della rimonta del compianto Cardarelli quattro anni fa, abbia strizzato l’occhio al magistrato. Ma sono solo voci di paese. Se accordi sottobanco ci sono stati, lo sapremo quando il neo sindaco ufficializzerà la Giunta o proporrà nominativi per le partecipate o si vedranno eventuali  cambi di casacca in Consiglio comunale.

Gli errori

Tanti gli errori commessi in questa campagna. Il più clamoroso, confermato dall’esito elettorale del primo turno, è stato veder disintegrato il gruppo che fino a dicembre scorso era intorno a Fabrizio Cardarelli. Ma sin da subito Bececco, Cappelletti e Profili – probabilmente sicuri di intercettare l’elettorato di cdx, fino alla candidatura di De Augustinis – avevano fatto capire di voler andare per conto proprio. Poco più lungimirante Rinnovamento che, dopo la corte ai dem, al nome “De Augustinis” ha fatto armi e bagagli traslocando nel cdx, con Loretoni che rincuorava la coalizione forte dei suoi “9 mila voti del 2009”: nei bussolotti ne ha ritrovati appena 117 e la forte probabilità di non entrare in squadra (certo lo scranno in consiglio). Il piddì, lacerato dai mal di pancia, ha atteso pure troppo di candidare la Laureti. Ironia della sorte, la somma delle tre fazioni in cui si è divisa la squadra di Cardarelli al primo turno avrebbe segnato il 63%.

Il centrodestra ha invece dovuto prendere atto che quello di De Augustinis non è un nome che “sfonda” e, se non fosse stato per l’effetto Salvini, probabilmente non avrebbe centrato il secondo turno.

La comunicazione

Maglia nera per la Bececco: la campagna impostata contro il piddì (cui peraltro guardava con simpatia fino alla dipartita di Cardarelli), il rivendicare i successi della Giunta anche forzando alcune comunicazioni istituzionali (come la cittadella dello sport), se da una parte hanno consentito di conquistare il 25% dell’elettorato, con l’apparentamento si sono trasformati in boomerang. L’affondo, quasi personale, sulle “responsabilità di Alessandro Laureti”, lo zio di Camilla, per aver tenuto nel ’97 Spoleto fuori dal cratere del terremoto – dimenticando come quel gesto fosse dettato da una solida base di onestà e responsabilità amministrativa, visto che Spoleto i danni li aveva registrati solo su qualche palazzo abbandonato a se stesso -, hanno fatto registrare il punto più basso della campagna. Alla Bececco va il merito comunque di aver fatto una campagna anche di contenuti e proposte interessanti.

La maglia rosa va a Camilla Laureti che non mai criticato avversari e coalizioni, imponendo al suo staff di tenere lo stesso tenore e invitando il proprio elettorato, nel momento in cui la campagna si è fatta infuocata con vere cadute di stile (su Facebook, durante il ballottaggio, si è arrivati a vedere fotografie di ascelle femminili non depilate e deretani con sopra scritto il suo nome), a non cadere nelle provocazioni dei fan del cdx. Ha fatto di più; come quando ha voluto che l’apparentamento, fortemente voluto dal piddì regionale e abbracciato dalle segreterie delle 3 liste locali, venisse siglato in modo trasparente. Fondendo i due programmi dove non mancavano progetti e buone idee.

Subito dietro c’è Maura Coltorti che ha condotto con eleganza la propria campagna, carente di contenuti forse anche per gli scarsi mezzi a disposizione per comunicarli. A lei il merito di aver tenuto presente la bandiera della sinistra. Terzo posto a De Augustinis che ha tenuto un comportamento sempre corretto anche se c’è chi si sarebbe aspettato un intervento più incisivo su quell’elettorato che affondava fendenti sui social e su chi, con la propria presenza, poteva mettere in imbarazzo la sua figura di magistrato e candidato. L’unico vero scivolone è stato con il post lanciato dal profilo della lista civica Laboratorio Spoleto con cui si è cercato di tirar per la giacchetta la memoria di Cardarelli: messaggio subito rimosso dopo l’intervento pubblico della figlia di Cardarelli, Giulia, che salutava con favore l’accordo tra le due ex assessore del papà. Eppure anche su quella “lettera aperta” c’è stato chi ha tentato di intervenire con il solo intento di ‘lucrare’ preferenze per il cdx.

Quanto ai contenuti, De Augustinis ha puntato tutto sulla propria esperienza e le ottime conoscenze con l’intero arco parlamentare e, ancor più, con l’attuale governo. In suo soccorso è arrivato anche il senatore Lucidi del M5S che, a dispetto dei comunicati stampa, sul proprio profilo Facebook ha chiaramente indicato di non gradire l’apparentamento Laureti-Bececco. Una situazione che ha portato il primo cittadino a offrire una poltrona ai pentastellati (si è fatto il nome di Agnese Protasi) ma in giornata è arrivata chiara e netta la presa di posizione dei grillini, che hanno dichiarato ufficialmente: “Il Movimento 5 Stelle Spoleto non ha avuto, non ha e non avrà nessun Assessore nella Giunta De Augustinis”.

De Augustinis ha potuto contare anche sull’appoggio della moglie, la dottoressa Bellina, già presidente del tribunale di Spoleto, che in una lettera aperta a tutti gli ordini professionali e ai dipendenti del palazzo di Giustizia, invitava a sostenere la candidatura del marito anche per difendere così meglio le sorti del Tribunale. Un documento che ha sollevato un vespaio di polemiche tra il centrosinistra.

Quanto hanno speso

Sul fronte delle spese il vincitore è De Augustinis che, nonostante gli svarioni in fase di stampa dei manifesti recanti il proprio nome (da “De Augustinus” a “De Augustin is”), ha vinto la competizione ottimizzando al meglio le risorse. Per lui la campagna, leggendo i preventivi depositati e in attesa del consuntivo, si è fermata a 11.200 euro con Forza Italia che ha dichiarato 3.950 euro seguita da Rinnovamento con 3.000€, la Lega 2.250€, Laboratorio Spoleto 2.220€ e Fratelli d’Italia 1.200€.

Ad aver investito di più è stata la coalizione di centro sinistra con Spoleto Sì che ha preventivato 7.000 euro, il Pd 8.100€ e Ora Spoleto 22.700€.

Subito dietro le due liste della Bececco per un totale di 12.000 euro (equamente divise tra Spoleto Popolare e Alleanza civica).

Fanalino di coda Sinistra per Spoleto che, puntato tutto su gazebo e incontri in sede, ha preventivato 1.000€.

E domani?

Il neo sindaco si è messo subito al lavoro anche se ci vorrebbero 36 ore al giorno per fare tutto, atteso che domani partirà anche il Festival dei Due Mondi, di cui il sindaco è di diritto presidente della Fondazione. Il primo pensiero è ovviamente la nomina della Giunta sulla quale proprio questa sera, giovedì, si riunirà la coalizione vincente. Sandro Cretoni, il segretario locale della Lega che più di ogni altro può rivendicare lo storico successo, dice che si è a buon punto. Ma non si sbilancia oltre, anche se è evidente che richiederà la maggior presenza possibile in squadra. Lasciando di conseguenza poco spazio ai rappresentanti delle altre 4 liste.

I posti a disposizione sono 7, più la presidenza del Consiglio comunale, le partecipate (Farmacie comunali, Vus o Vuscom da ‘giocarsi’ con Foligno) e la Fondazione Micheli. Difficile riuscire ad accontentare tutti. I nomi che circolano, da prendere con le pinze, vanno da Beatrice Montioni al giudice Muscato (capo gabinetto?) e poi Angelo Loretoni, Alessandro Cretoni, Sandro Cretoni (presidente Consiglio comunale?), Marina Morelli, Salvatore Taverna (fanalino di coda di Laboratorio con 5 voti che potrebbe prendere il bilancio?), Massimiliano Montesi. Fuori quota, sempre per i rumor ci potrebbero essere Laura Zampa e il geometra Felici, grande elettore del magistrato. In predicato anche Miriam Carletti (scuola?).

Dalla decisione della Giunta scaturirà anche un nuovo assetto del Consiglio. La chiamata di Montesi e di Montioni, per fare un esempio, darebbe il via libera al’ingresso dell’ex socialista Roberto Ranucci (110 voti) e di Paola Nannucci (100). Come quella di Alessandro Cretoni, lo scranno consiliare alla Morelli (89).

Di certo la maggioranza si presenta, almeno sulla carta, compatta. Bisognerà vedere se lo resterà fino alla scadenza del mandato, visto che gli ultimi 4 sindaci, negli ultimi 19 anni, sono stati tutti più impegnati a parare ribaltoni e fughe in avanti che amministrare. Quanto ad esempio le anime socialiste (Carletti, Ranucci) o centriste (Montesi) potranno andare d’accordo con i colleghi della Lega, solo il buon Dio può saperlo.  Non di meno lo stesso Sindaco, apparso spesso in imbarazzo vicino al leader Salvini e a certe sue affermazioni. Solo con gli atti si capirà. A cominciare magari dalla ordinanza sull’accattonaggio, votata a dicembre scorso dall’uscente giunta e su cui De Augustinis ha espresso più di qualche remora. Nei primi due giorni si contano già due precisazioni (sulla nomina della Zampa e sulla rimozione della bandiera della Regione Umbria) e un intervento di un familiare che ha negato la presenza di De Augustinis domenica al congresso Lega, presenza anticipata invece in una nota ufficiale del partito di Salvini.

Di certo la figura e il ruolo di De Augustins (magistrato in servizio) dovrebbe garantire un innalzamento della qualità politica e amministrativa, sia dentro che fuori il palazzo.

Tutta da inventare l’avventura dell’opposizione, a cominciare proprio dalla tenuta o meno del tanto discusso apparentamento. Camilla Laureti sembra già essersi ripresa dalla sconfitta tanto che per i bene informati starebbe pensando di trasformare la lista Spoleto Ora in una associazione politico-culturale. Il piddì, con il segretario Cardini che ha rimesso il mandato nelle mani dell’assemblea (che deciderà martedì), si prepara al redde rationem: al secondo punto all’ordine del giorno, che fa pensare che quello di Cardini sia un ‘atto dovuto’, c’è infatti la nomina della Commissione di garanzia, alias defenestramento dei “traditori”. Unica consolazione per i dem è quella di essere rimasti il primo partito in città.

La partita dunque è appena cominciata. Il goal di De Augustinis ha consentito la vittoria all’andata. Per la gara di ritorno bisognerà però attendere cinque anni.

share

Commenti

Stampa