“Forse sono matta, come dicono tutti…”. Nel suo primo giorno di lavoro alla centrale operativa al 118 dell’Umbria, la dottoressa Giulia Burani scherza con i giornalisti che le chiedono il perché di questa sua scelta.
La presidente della Giunta regionale dell’Umbria, che l’ha abbracciato ringraziandola, ha appena parlato della difficoltà di reperire medici e infermieri disposti a lavorare in prima linea, nel settore dell’emergenza. Dove è praticamente impossibile preventivare cosa avverrà nel turno di lavoro, ma dove, forse più che in altri settori dell’area medica, si possono salvare vite umane.

C’è da gestire l’emozione del momento. E non è scontato, anche se magari sono anni che si sale sulle autoambulanze. La giovane dottoressa Burani è animata da tanto entusiasmo: “Penso sia bellissimo essere il primo che arriva, stabilizzare il paziente e dargli il massimo delle cure, delle competenze che uno può mettere in gioco”.
Di certo, ogni turno di lavoro è diverso dall’altro: “E’ un lavoro che mi piace tantissimo – spiega a questo proposito – perché mi permette di essere ‘tuttologa’, è una medicina a 360 gradi”.
Quel “lavoro bellissimo” che però, ammette, risulta faticoso “emotivamente e fisicamente”. Ma che può dare grandi gioie ogni volta che si riesce a salvare una vita.