“Ridate l’acqua alle Puelle”: è questo l’accorato appello lanciato dai residenti di via Mentana e zone limitrofe, per chiedere pubblicamente la riattivazione della storica fontanella del quartiere, l’unica – tra l’altro – che era rimasta attiva nell’intero centro di Foligno.
La ‘fontanella delle Puelle’ era diventata un vero e proprio punto di riferimento per i tanti cittadini che ancora la utilizzavano per riempire taniche e bottiglie, sfruttando la cosiddetta ‘acqua de lu sindaco’ come viene chiamata in dialetto l’acqua pubblica, proprio perché a disposizione di tutti e completamente gratuita.
Ma era anche meta di tanti sportivi, in particolar modo runner e ciclisti in cerca di refrigerio e idratazione, così come per turisti e per tanti ‘amici a quattro zampe’ che potevano trovare una fonte d’acqua sempre a disposizione.
Oltre all’indiscutibile utilità del servizio pubblico, c’è anche un fattore – non certo secondario – legato al valore affettivo che i residenti della zona hanno sempre avuto per un simbolo del passato rimasto ancora vivo e attivo sino ai giorni nostri.
Chiudere quel filo d’acqua è stato come spezzare per sempre quel filo col passato e al tempo stesso far ‘morire’ la fontanella che dall’acqua stessa era tenuta ancora ‘in vita’.
Avevano anche provato ad inserire un rubinetto, deturpandola irrimediabilmente con il taglio del becco in ghisa, poi ripristinato con un sostegno realizzato su misura per ridargli almeno l’orginaria dignità e identità.
A Roma ci sono i ‘nasoni’ a Milano le ‘vedovelle’; a Torino i ‘toretti’: ogni città ha centinaia di fontanelle simbolo, che hanno superato tutte le stagioni e tutte le crisi, idriche comprese.
Al ‘centro del mondo’ ne sono rimaste meno di una decina, nella città del Topino – fiume citato anche da Dante nella Divina Commedia – salvarne almeno una non dovrebbe essere un’impresa impossibile.
Speriamo che non debba ancora passare troppa acqua sotto i ponti…
