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FESTIVAL DEI DUE MONDI: LA LETTERA AUTOGRAFA DI MENOTTI “MAI CON CHARLESTON” (GUARDA LA FOTO)

Redazione

FESTIVAL DEI DUE MONDI: LA LETTERA AUTOGRAFA DI MENOTTI “MAI CON CHARLESTON” (GUARDA LA FOTO)

Ven, 04/04/2008 - 22:24

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di Mario Arcangeli

Dott. Ceraso buongiorno, conosceva le volontà del Maestro Menotti a proposito di Charleston? Mi permetto sottoporle una lettera autografa scritta il 29 gennaio 2005 pubblicata sul libro “Io Menotti” edito da De Luca Editori d'Arte. Grazie per un commento, cordiali saluti

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Gentile Signor Arcangeli,

ammetterà che la Sua può sembrare più la mail di un esecutore testamentario, che quella di un ‘vecchio’ amico, quale Lei è, del Festival dei Due Mondi e degli stessi famigliari dell’indimenticato Gian Carlo Menotti. In tal senso sarebbe stato opportuno che fosse stato Lei a commentare la vicenda “Charleston”, anche se non è difficile intuire la Sua posizione.

Non conoscevo il documento del Maestro, come non conosco nei dettagli i retroscena (veri) che lo portarono a rompere definitivamente con la citta americana.

Non sfugge però che questa lettera, pubblicata lo scorso anno sul libro “Io Menotti”, giunga alla mia attenzione proprio mentre il Sindaco Brunini stava formalizzando alla città del Sud Carolina la richiesta di un nuovo gemellaggio. Proposta che aveva già ricevuto il consenso unanime del Consiglio comunale che, piaccia o meno, rappresenta la volontà di tutti gli spoletini.

Nessun uomo, per quanto Grande in vita, può disporre di ciò che non gli appartiene.

E uno scambio culturale, un gemellaggio, sono ‘cose’ che appartengono alla collettività e non si possono trasmettere per successione ereditaria.

Come una poesia, che è sì dell’autore, ma appartiene di fatto a chiunque la senta propria.

A dispetto dell’età, peraltro non più giovane, ho avuto la fortuna di conoscere il Menotti che tutti rimpiangono, quello che, con il passar del tempo, è stato costretto (per età, ma anche per qualche acciacco fisico) a lasciar il passo al Gian Carlo delle deleghe, dei consiglieri e dei consigliori.

Sarà casuale, ma il declino del Festival (e ancor più quello della nostra Città), e la rottura con Charleston, coincidono con il secondo Gian Carlo, quello ormai ottuagenario.

Leggendo la lettera autografa, avverto il malessere che deve aver provato il Maestro ogni volta che pensava al suo ex amore (Charleston) e anche una evidente ira nei confronti di alcuni personaggi. La leggevo e mi tornavano in mente le sequenze del film “Caruso Paskowski (di padre polacco)” quando Francesco Nuti, autore di un fallo ed espulso per questo dall’arbitro, abbandona il campo portando con sè il pallone: “è mio, se non posso giocare me lo porto via”, costringendo così tutti i compagni-giocatori a rinunciare alla partita.

Io credo che Menotti sia stato a volte lasciato fin troppo libero di disporre del ‘pallone’, anche quando questo non era suo. Perdonandogli tutto, anche certe curiose pretese, come l’ormai dimenticata richiesta di un appartamento all’interno della Rocca Albornoziana.

E ciò perchè la città, almeno fino ai ’90, lo ha amato, rispettato e difeso.

Per anni gli spoletini lo hanno riconosciuto come il loro leader (non a caso guadagnò la fama di Duca di Spoleto), capace di preoccuparsi anche della locale classe operaia risolvendo spesso vertenze difficili anche per i più potenti politici e scaltri sindacalisti.

Poi però il ‘pallone’ si è sgonfiato, molto probabilmente non per colpa del Grande Vecchio. Con danni incalcolabili per la stessa comunità.

Personalmente sono convinto della scelta operata di tornare a dialogare con Charleston, ma anche con Melbourne e, se fosse possibile, con una città “ideale”, come la concepiva Menotti, in ognuno dei cinque Continenti.

Charleston poi, mantenendo il nome “Spoleto”, ha continuato, volontariamente o meno, a promuovere anche la nostra città, con una manifestazione che in America è fra le più amate e seguite.

Senza dimenticare che continuare a parlare di “Due Mondi” solo nella piccola Spoleto appare, quanto meno geograficamente, alquanto singolare.

La storia dunque del Festival dei Due Mondi ci ha fatto spettatori dapprima di due matrimoni (quello fra i due Festival ma anche quello fra le due rispettive città), poi di altrettante separazioni, peraltro non proprio consensuali.

Se ora è tornata una intesa, una collaborazione sincera e proficua, diciamo così, un nuovo amore, lasciamo che queste due “coppie” riprovino serenamente in quel cammino avviato più di trent’anni fa..

E’ quanto spera ogni buon padre di famiglia quando accompagna i propri figli all’altare. In questo caso il ‘padre’ è la città di Spoleto, che ha dato il suo benestare alle nozze.

Non credo che ciò significhi calpestare la memoria del Maestro Menotti.

La cui figura spero, al di là dei proclami della Fondazione e dei due Comuni, venga ricordata seriamente (non come certe lapidi commemorative…..) durante la prossima 51.ma edizione.

Come si deve a chi ha “concepito e realizzato” il Festival dei Due Mondi.

(Carlo Ceraso)

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Ecco il testo della lettera del Maestro Gian Carlo Menotti (29.01.2005)

A chiunque possa riguardare.

Preciso che ogni eventuale malagurata iniziativa che colleghi in ogni modo il Festival dei Due Mondi o Spoleto Festival da me concepito e realizzato, con il Festival di Charleston (così detto Spoleto Festival USA) è totalmente contrario alla mia volontà.

Sottolineo che eventuali iniziative da parte del Comune di Spoleto, o della Fondazione Festival dei Due Mondi, o da parte di esponenti del Festival di Charleston (quali ad esempio Nigel Redden, Joseph Flummerfelt, Emmanuel Willaume, Lorenzo Ricci Muti) sono totalmente contrarie alla mia volontà.

Voglio che sia molto chiaro che non ho mai concesso il mio pensiero affinchè il Festival di Charleston conservasse il nome e il marchio Spoleto Festival quando ho portatovia il mio Festival da Charleston. L’unico Spoleto Festival è quello da me inventato e realizzato in Italia. Charleston ha usurpato e registrato in mala fede il nome Spoleto Festival USA. Gian Carlo Menotti


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