Da Università e Ospedale di Perugia una nuova speranza contro il carcinoma al seno - Tuttoggi

Da Università e Ospedale di Perugia una nuova speranza contro il carcinoma al seno

Redazione

Da Università e Ospedale di Perugia una nuova speranza contro il carcinoma al seno

Primi risultati incoraggianti dalla ricerca finanziata dalla Lilt sul tumore più diffuso | Prevenzione per dipendenti e consigliere comunali e le donne dei Centri anti violenza
Gio, 25/10/2018 - 08:55

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Dalla Sezione di Chirurgia Oncologia della Mammella e dei Tessuti molli dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con il Laboratorio del Dipartimento di Medicina Sperimentale dello stesso Ateneo ed il laboratorio di Biologia molecolare della S.C. di Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, con il finanziamento della Lilt, una nuova speranza dalla biopsia liquida nel carcinoma della mammella operabile. La ricerca, finanziata dalla Lilt (Lega italiana lotta ai tumori) ha infatti fornito i primi incoraggianti risultati.

In vista del centenario dalla fondazione Lilt, che ricorrerà nel 2022 – spiega il professor Antonio Rulli, responsabile del Dipartimento di BreastUnit dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia – abbiamo dichiarato guerra alla patologia tumorale, una guerra che vede in campo alleati come la prevenzione e la conoscenza dei fattori di rischio derivanti dall’ambiente e che ci porterà ad avvicinarci a quello che è l’obiettivo comune, finale, della mortalità zero per cancro anche grazie alla biopsia liquida. I primi risultati raggiunti – conclude – sono incoraggianti e continuiamo a lavorare per validare questo importante studio e passare così dalla ricerca alla clinica. Del resto, il tumore è un moving target, un bersaglio in continua evoluzione, che non può essere compreso nella sua complessità biologica dalle metodiche attualmente in uso, che possono fornire solo una fotografia istantanea della neoplasia”.

Al contrario, la biopsia liquida messa a punto a Perugia, basandosi sull’identificazione delle cellule tumorali circolanti, con un semplice prelievo di sangue, consentirebbe di conoscere in tempo reale il profilo genetico sia della lesione primaria che delle eventuali metastasi, con un potenziale veramente importante sia  termini di diagnosi precoce, di monitoraggio non invasivo della sensibilità o resistenza alla terapia che, infine, per la selezione delle pazienti che necessitano di una precoce terapia sistemica.

Il nemico più pericoloso

Proprio il tumore della mammella è diventato il tumore più frequente in Italia (52.800 nuovi casi per il 2018), superando gli altri due “big killer” ovvero il tumore al colon e quello al polmone. Inoltre, se teniamo conto dell’età della paziente, le percentuali d’incidenza tendono a modificarsi, infatti nel gruppo delle più giovani (<50 anni) il carcinoma della mammella costituisce il 41% dei tumori incidenti (fascia fuori screening).

Oggi la sopravvivenza del cancro al seno, a 5 anni, è attestata intorno all’ 87% dei casi, ed in caso di diagnosi precoce, quando il tumore è di pochi millimetri, la guaribilità sale al 90% dei casi. Tuttavia, c’è un 30% che a 10/15 anni non supera la malattia.

Si deve anche tenere conto che il cancro della mammella non deve considerarsi come una singola malattia, presentando comportamento biologico e prognosi differenti. Identificare correttamente le caratteristiche biomolecolari del tumore garantisce le innovative possibilità terapeutiche, sempre più appropriate, mirate e personalizzate.

Campagna nastro rosa Lilt

 La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, con la Campagna Nastro Rosa, ogni anno nel mese di ottobre, ribadisce il ruolo della cultura della prevenzione come metodo di vita, affinché tutte le donne si sottopongano a visite senologiche, consigliando loro di praticare l’autoesame mensile a partire dai 18 anni, di effettuare annualmente una visita senologica con esame ecografico, dai 30 anni e, quando si raggiungono i 40 anni, di sottoporsi ad adeguati controlli clinico-strumentali (visita senologica, eco – mammografia).

Non a caso, abbiamo scelto per quest’anno il claim Vivi la vita in rosa. Proteggi la tua vita – annuncia la presidente provinciale di Perugia, Lilt Anna Maria Togni – e proseguiremo le diverse attività che, come ogni anno, Lilt Perugia organizza in occasione della campagna, ovvero visite senologiche gratuite presso la sede dell’associazione, distribuzione di materiale informativo, nastrino rosa, che non è solo un simbolo da indossare, ma una testimonianza dell’importanza del valore della prevenzione“.

L‘hasthag #vivilrosa contraddistinguerà la comunicazione social sia della Sede Centrale che di tutte le Sezioni Provinciali Lilt in modo da potenziare la condivisione.

L’esempio in Comune

Grazie alla collaborazione tra Comune di Perugia e Lilt prenderà il via nei prossimi mesi una massiccia campagna di prevenzione che vedrà come destinatarie le dipendenti del Comune, le consigliere comunali e le donne vittime di violenza ospiti dei Centri anti violenza. Verrà allestito dunque un  vero e proprio “ambulatorio” itinerante che partirà da Palazzo dei Priori per toccare poi tutte le diverse sedi distaccate dell’ente e che eseguirà screening gratuiti al seno.

Il Comune di Perugia – annuncia l’assessore Edi Cicchi – quest’anno ha voluto aderire alla campagna con qualcosa di tangibile che andasse oltre la tradizionale illuminazione dei monumenti. E’ necessario, da una parte, abbattere i tabù che ancora oggi investono le tecniche di prevenzione del tumore della mammella, che molte donne ancora temono di eseguire e, dall’altra, avere consapevolezza che occorre prendere un tempo per la prevenzione e non rimandare mai ad altri momenti.  Alla luce dei dati delle tante vite salvate proprio dall’autopalpazione e dai diversi esami diagnostici eseguiti con cadenza regolare, è fondamentale continuare a promuovere l’informazione per far si che questi, uniti ad uno stile di vita sano ed alla conoscenza dei diversi fattori di rischio, diventino delle ‘buone abitudini’ che appunto talvolta possono rivelarsi decisive nella diagnosi precoce”.

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