Coronavirus, la reazione del mondo della finanza | Intervista ad Alessandro Protasi - Tuttoggi

Coronavirus, la reazione del mondo della finanza | Intervista ad Alessandro Protasi

Simone Pompili

Coronavirus, la reazione del mondo della finanza | Intervista ad Alessandro Protasi

Era l’11 marzo 2020, poco più di un mese fa, quando l’OMS dichiarava lo stato di “pandemia” e il mondo degli investimenti finanziari si trovava ad affrontare una delle più grandi crisi della sua storia.
Dom, 19/04/2020 - 12:11

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All’indomani dell’annuncio dello stato di pandemia da parte dell’OMS, assistevamo a un pesante tonfo dei mercati; il 12 marzo infatti Wall Street precipitava facendo registrare un sonoro -10%, mentre Piazza Affari arrivava a toccare un preoccupante -17%, con la Consob che immediatamente vietava le vendite allo scoperto per tentare di salvare il salvabile.

Questo era lo scenario, a prescindere da tutte le varie congetture di “bolle di mercato” dovute a presunti attacchi batteriologici in corso, terza guerra mondiale imminente, e Pandemic Bond pronti per essere immessi sul mercato. Ipotesi surreali che andavano sgonfiate per non farci fare la classica fine del topo.

La questione era seria nelle piazze di contrattazione europee, con i grandi e piccoli investitori che, per non fare sempre la famosa fine del piccolo roditore poc’anzi citato, iniziavano, telefono alla mano, il più classico dei walzer ansiogeni a cui si potesse assistere in una condizione del genere: “Che sta succedendo?”, “Che fine hanno fatto i miei soldi?”, “Come finirà?”.

Lascio immaginare al lettore attento, che i riceventi delle domande siano stati perlopiù i consulenti e i promotori finanziari, che, incalzati a dovere, stanno ancora oggi gestendo una situazione di assoluta novità e delicatezza nei confronti dei loro clienti.

Alessandro Protasi è uno di questi. Con lui abbiamo cercato di dare una chiave di lettura allo stato attuale della finanza e della gestione dei propri risparmi, con un punto di vista differente rispetto alle classiche analisi del settore.

Chi è Alessandro Protasi?

“Faccio il consulente finanziario da oltre 20 anni, ho visto ogni genere (finora) di criticità finanziaria, ogni sorta di illusione e ogni possibile errore di valutazione.

Continuo ad avere un approccio Socratico. So di non sapere. Quindi la situazione attuale fa parte dell’imprevedibilità della vita, che è sempre cambiamento e non è mai una progressione lineare (anche se ci piace pensarla così).

In realtà potrei dire come la penso in una frase di tre parole, anche se ho ascoltato discorsi di esperti che dicono la stessa cosa con molti grafici e incredibili simposi: non lo so! Credo che nessuno lo sappia.

Questa è una crisi di offerta, ed è, come ogni crisi, diversa dalle altre. Ho cercato di spiegare molte volte che quella che proviamo è angoscia, non paura.

È una differenza importante. La paura è quantificabile; riguarda una minaccia che possiamo misurare e, per quanto spiacevole, ci possiamo fare un’idea delle conseguenze.

L’angoscia è la fase attuale. È il periodo che va dal presentarsi del problema al momento in cui diventa misurabile. Se diventa misurabile diventa anche affrontabile.”

Ci sta dicendo che il suo non è un approccio classico quindi?

“Molti pensano che il mio lavoro sia vendere rendimenti, speranze, grafici, risultati passati, guadagni; a me da sempre, invece, piace essere uno scettico classico.

Credo che vendere un prodotto sulla base del passato, sia un inganno pericoloso. È come guidare su una strada di montagna con il parabrezza oscurato, affrontando le curve che ci attendono, sulla base delle curve già fatte. Non è impossibile statisticamente, ma può essere molto pericoloso. Eppure, ad oggi, il sistema bancario, i consulenti e i clienti stessi, quasi sempre lavorano e decidono sulla base di questa logica.

Il mio punto di vista se vogliamo è olistico, quindi totale e mai parziale; Il lavoro che svolgo, almeno per me, non è più quello del passato di “piazzare” il prodotto o la pozione magica e guadagnarci sopra, ma è quello di far riflettere, in un mondo sempre più interconnesso e quindi sempre più fragile; ridurre al minimo gli errori, rendendo personale e unico il processo di scelta sulla base della vita delle persone, e non sugli strumenti, oramai identici e sempre più disponibili a basso costo, o sui rendimenti.”

Dopo il “crollo” delle borse avvenuto nelle scorse settimane, qual è la situazione attuale dei fondi pensionistici e speculativi?

“Non entro nel tecnico, non è questa la sede, e resto allineato al mio punto di vista: premettendo che i due strumenti sono diversi per scopo ma simili per logica di base (qualcuno usa i tuoi soldi per comprare in borsa azioni e titoli obbligazionari per accrescere il valore dei soldi investiti), la situazione attuale è molto interessante, soprattutto per le azioni: dopo un crollo del genere, in alcuni casi oltre il 40%, è come se fosse cominciata la stagione dei saldi.

Bisogna fare attenzione però; non tutte le azioni che sono scese tanto ricresceranno allo stesso modo appena ci sentiremo più tranquilli per il virus (pensate alle prospettive differenti di Netflix e del settore delle navi da crociera).

Inoltre bisogna ragionare bene con chi segue i nostri investimenti sui reali obiettivi e le reali aspettative: “voglio guadagnare” non è un’aspettativa né tantomeno un obiettivo.

Se uniamo la pazienza e la chiarezza, abbiamo davanti un momento magico. È il momento giusto per fare pulizia; se abbiamo due strumenti come due fondi, che investono entrambi nel Nasdaq, e uno è sceso de 30% e l’altro del 45%, abbiamo alla guida evidentemente due piloti con un manico diverso sul bagnato… se poi scopriamo che li stiamo pagando allo stesso modo, forse uno va richiamato ai box.

Attenzione, è vero che è il momento di giudicare il vostro timoniere durante la tempesta, ma nessuno sano di mente strapperebbe i comandi al pilota durante un atterraggio di emergenza.”

Abbiamo assistito a ribassi importanti nel nostro listino Nazionale, con titoli che hanno toccato anche il – 50% da inizio anno, come FCA e Banca Mediolanum. In questo contesto, come “stanno” le aziende umbre quotate in borsa?

Le aziende umbre quotate non sono molte e va anche detto che sono molto diverse tra loro. Abbiamo eccellenze come Cucinelli nel settore moda, eccellenze nel settore tecnologico legate al mondo dell’aeronautica, o della Green Mobility e automazione come la Smre.

Il calo è stato per tutti importante, ma i settori sono molto diversi e le prospettive prossime pure. Un conto è parlare del lusso e uno della mobilità, in un periodo che non ci si muove. Poi bisogna vedere come il blocco totale mondiale inciderà sulla produzione delle aziende.

Certamente le aziende Umbre hanno dalla loro una forte componente di management a misura d’uomo, un’antica tradizione a comportarsi con oculatezza, tipica della nostra gente. In momenti così difficili vuol dire essere più adattabili e più compatti nel sopportare prima gli strali dell’avversa fortuna e nel reagire poi.”

Lei sicuramente in questo momento si troverà a gestire una fase delicata per conto dei suoi clienti: come si sta muovendo in tal senso?

“Proprio sulla base di quanto detto prima, che in momenti come questi nulla è prevedibile, la cosa migliore è una sola: ascoltare!

Dopo tante crisi ho imparato che la vera cosa possibile, finché non si calma il vento, è ascoltare le persone, aiutarle a riflettere. È un momento spettacolare, cadono tutte le finte aspettative e gli schemi. Si dicono le cose, anche pesanti, con sincerità ed emergono le vere preoccupazioni.

Sulla base delle singole paure si costruisce una strategia, una riflessione, una serie di strumenti. Ogni storia è diversa, ogni persona è diversa. Ogni riposta è diversa. Se coincide, è un caso. È anche un’opportunità (per fortuna che capita di rado) per valutare le scelte sbagliate, gli strumenti inefficaci e cambiarli in corsa.

La buona notizia è che questa crisi sia coincisa con tecnologie spettacolari che permettono di comunicare ed agire a distanza. Immaginiamo la stessa cosa 20 anni fa… impossibile sarebbe stato fare qualsiasi azione rapida. Per molti investitori però purtroppo è ancora così, e mi dispiace molto.”

La sua visione nel breve e nel medio periodo, su come si possa “adeguare” il mondo degli investimenti finanziari all’emergenza pandemica in corso (che inevitabilmente si protrarrà nel tempo).

“Per coerenza, dovrei evitare di rispondere, non ho modo di capire oggi dove andrà il mercato. Ma sono un essere umano; noi viviamo e ci siamo evoluti ascoltando storie davanti al fuoco e ho un ‘idea e una speranza.

La mia idea è che ci sarà un grande cambiamento, una serie di cose saranno spazzate via. Molte persone hanno paura, me compreso. Ma altre cose nasceranno, altre opportunità. Noi siamo la specie dominante, non i padroni del mondo, attenzione, proprio per la nostra capacità di immaginare il futuro.

Mentre scrivo, la mia mano va un secondo alla volta verso il futuro. Questa intervista, il modo con cui parliamo con i nostri amici, qualsiasi cosa è l’inizio del futuro.

La mia speranza è che da questa esperienza si possa uscire tornando ad avere un bisogno di cose vere, dopo tanta attesa. La prima dovrà essere quella di dare il giusto valore al tempo. È il nostro bene più prezioso, spero impareremo a sprecarne meno.

Sto testando tutta una serie di tecnologie, per vedere e parlare alle persone e che facciano a tutti perdere meno tempo (pensate alle code gestite con efficienza e i tempi morti della burocrazia azzerati o quasi), parlo di tantissime ore alla fine di ogni anno, vorrei avere la possibilità di fare con questo tempo qualcosa di bello e utile per me e per le persone a cui voglio bene.

Anche solo per una risata senza guardare l’orologio. Questo mi piacerebbe parecchio. Il tempo al lavoro vorrei che fosse molto più dedicato ad ascoltare e trovare soluzioni, rispetto all’attuale, fatto di chilometri, attese al telefono e moduli da compilare. La mia speranza, e il mio messaggio, per quello che può contare, è che da questa crisi se ne uscirà bene.

Le tecnologie saranno la nostra salvezza anche nel gestire le malattie e nel rendere disponibili per tutti le informazioni in ogni parte del mondo contemporaneamente. Questa forza, delle menti migliori che agiscono all’unisono per trovare una soluzione, è la vera bellissima novità di questa epoca.

Io ci credo davvero; guardate cosa hanno fatto quei geni che hanno convertito le maschere da sub di decathlon, e di come la condivisone delle informazioni sarà determinante in ogni settore, anche per creare nuove opportunità che ora non è facile immaginare.

Ci saranno cambiamenti anche nel mio ambito; sarà più facile capire a cosa potrà essere utile una professione come la mia e a capire a chi serve e a chi no. Lo trovo giusto. Spero che vedremo tutti un posto migliore e, alla fine della giornata, trovare il tempo per brindare alla luna ridendo insieme alle persone che amiamo.

Bill Gates, molto prima dell’intervista “profetica” che gira oggi, aveva detto che nel futuro la vera ricchezza non sarebbe stata il detenere beni materiali, ma il potere sarebbe stato in mano a chi possiede le informazioni. Non parlava allora (e non parlo io oggi) di Facebook o Google, ma dell’opportunità mai così concreta che hanno tutti i ragazzi, come mai prima nella storia, di poter disporre di informazioni per imparare e fare del mondo un posto migliore.”

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