di Carlo Ceraso
“Caro, mi verseresti un calice di Trebbiano di Foligno?”. Quella che all’apparenza può sembrare una battuta, di più, una bestemmia per i cultori del buon bere, rischia di diventare un vero calice amaro. La Regione dell’Umbria, infatti, vorrebbe estendere l’areale del Trebbiano spoletino, prossimo ad ottenere la denominazione doc, anche d altre zone limitrofe: da Montefalco a Campello, da Gualdo Cattaneo fino a Bevagna.
Per questo domani mattina il potente assessore con delega all’agricoltura, Fernanda Cecchini, salirà a Spoleto per incontrare il sindaco Daniele Benedetti. Una riunione che sarebbe dovuta rimanere riservata (e non se ne comprende francamente il motivo), ma che era trapelata già in tarda mattinata. Trovando però solo in serata una autorevole conferma.
Dunque i più grandi produttori di vino dell’Area Vasta, in particolare di Sagrantino, vorrebbero dare l’assalto al Trebbiano spoletino. E i motivi sarebbero molteplici: è in costante aumento il consumo di bianco a discapito del rosso, l’apertura di nuovi mercati al vino della città del festival ma, soprattutto, la crisi in cui sta precipitando il Sagrantino di Montefalco che, dopo un periodo di gloria, sta conoscendo una fase di declino. Facile quindi immaginare come i grandi proprietari di terreni di Montefalco, Bevagna, Campello e dintorni stiano pensando a riconvertire le proprie produzioni.
Domani quindi in municipio si giocherà più una partita politica che ‘agronoma’, i cui risvolti sono tutti da comprendere. D’altra parte i produttori di Spoleto hanno sempre rispettato i ‘confini’, ovvero l’areale del Sagrantino.
Proprio loro hanno investito da anni sul Trebbiano, lo hanno studiato, coltivato, curato e promosso: una scommessa portata avanti anche fra l’ironia a volte dei ‘vicini’ che non credevano nelle potenzialità di questo vino. I risultati, dopo anni di lavoro e ricerca, sono arrivati ed ora è richiestissimo sia nel nord Italia, sia in America. Tanto che la domanda è ben superiore all’offerta.
A confermare in serata l’indiscrezione è Stefano Novelli, Presidente del Consorzio Tutela Vini Spoleto. Al quale aderiscono 5 cantine che coprono l’80% della produzione di Trebbiano: Bartoloni, Colle Capretta, Coricelli, Novelli e Spoleto Ducale.
“Siamo assolutamente contrari all’argomento e per tanti motivi, a cominciare da quello commerciale. Un vino ‘allargato’ a Montefalco o Foligno confonderebbe il consumatore. C’è un gruppo di lavoro che ha studiato per anni il Trebbiano individuando l’areale che è stato presentato al Ministero per il riconoscimento del marchio doc. Ora pochi e piccoli produttori di questo vino tentano di allargare la zona senza neanche supportare le loro richieste con quelle caratteristiche che contraddistinguono la nostra produzione”.
Presidente Novelli, quali garanzie dal Comune di Spoleto? “Per il momento l’unica è che domani ci sarà questo incontro. Solo al termine sapremo quanto l’amministrazione tiene a questo progetto che, vale ricordarlo, è di marketing territoriale”.
Cosa temete? “Di fare la fine del Sagrantino” risponde il Presidente del Consorzio “con la conseguente produzione elevata e l’inevitabile crollo di prezzi e consumi. La crescita deve essere graduale ed è per questo che l’areale non può essere modificata”.
La zona indicata al Ministero riguarda prevalentemente il Comune di Spoleto e Castel Ritaldi con alcune piccole strisce di terra che insistono su Cannaiola di Trevi, Giano e Montefalco. Lingue di terra, dicono i maligni, che hanno così meglio tutelato le coltivazioni degli associati del Consorzio spoletino.
La mappa geografica e la relativa domanda è stata a suo tempo presentata dalla Comunità Montana, anche se oggi il presidente Giuliano Nalli non sembra intenzionato a prendere posizione sulla questione. Troppo alto il rischio di litigare con una parte o con l’altra.
Il disciplinare tecnico, presentato più di un anno fa a Roma, è tornato da qualche mese alla Regione Umbria, chiamata a dare il via libera definitivo o ad attuare le modifiche auspicate dai viticoltori di Montefalco e Foligno.
La partita ora è tutta nelle mani del sindaco Benedetti che domani ascolterà le proposte della Cecchini. Certo, si dirà che fra Spoleto e Bevagna ci sono poco più di 30 chilometri, che diventano una ventina in linea d’aria. Ma provate a chiedere in una enoteca una bottiglia di Brunello di….Pienza!
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