Api per combattere l'inquinamento, il progetto AST a Terni

Api per combattere inquinamento, Ast Terni sulla scia di Francoforte e Chernobyl

Luca Biribanti

Api per combattere inquinamento, Ast Terni sulla scia di Francoforte e Chernobyl

Gio, 11/02/2021 - 08:22

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Ast Terni lancia innovativo progetto con l'installazione di 20 alveari negli stabilimenti di viale Brin. Api utilizzate come indicatori di inquinamento

Venti alveari per catturare gli inquinanti dispersi nell’aria, è l’innovativo progetto dell’Ast di Terni sulla scia degli esperimenti già in atto a Francoforte e Cherbonyl.

Progetto innovativo

La notizia è riportata dal “Corriere.it” secondo il quale, all’interno degli stabilimenti Ast sono stati installati due apiari con 10 alveari ciascuno con relative centraline di monitoraggio per verificare l’impatto delle api sulle riduzione degli agenti inquinanti rilasciati dai fumi di produzione, secondo i principi del biomonitoraggio.

Il biomonitoraggio

Questa pratica consiste nel monitoraggio dell’inquinamento mediante organismi viventi. Le principali tecniche di biomonitoraggio consistono nell’uso di organismi bioaccumulatori (organismi in grado di sopravvivere in presenza di inquinanti che accumulano nei loro tessuti; con il loro uso è possibile ottenere dati sia di tipo qualitativo che quantitativo) e di organismi bioindicatori (organismi che subiscono variazioni evidenti nella fisiologia, nella morfologia o nella distribuzione spaziale sotto l’influsso delle sostanze presenti nell’ambiente).

Apis mellifera

Per il progetto Ast è stata scelta l’Apis Mellifera, un’ape di origine autoctona, particolarmente indicata per questo genere di esperimenti. Le api, come riporta il Corriere “grazie anche alla cera e all’alveare come organismo collettivo e per l’alta ricettività nei confronti delle variazioni dell’ecosistema, sono tra gli insetti il bioindicatore per eccellenza: durante l’attività di bottinamento, vale a dire nella fase di raccolta del nettare che serve a produrre il miele, catturano e concentrano una miriade di molecole chimiche sospese nell’aria, disciolte nelle acque e radicate nel terreno e nelle piante”. Piombo, nichel, cadmio e altri inquinanti sono assorbiti dal metabolismo dell’Apis Mellifera, selezionate per individuare i livelli massimi di metalli nell’atmosfera, trasformando così i piccoli insetti in dei veri e propri bio-indicatori.

Collaborazione con Unipg

Ast Terni si avvarrà della collaborazione dell’Università di Perugia, tramite il Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie che avrà il compito di effettuare i rilievi dei dati raccolti dalle api che hanno la facoltà di esplorare un’area di circa tre Km rispetto al luogo in cui si trova l’alveare.

Sempre secondo quanto riportato dal Corriere.it gli insetti non subiscono alcun danno per fornire informazioni: basta analizzare il polline raccolto e il miele e la cera prodotti per valutare la presenza di elementi come il fluoruro, il piombo, lo zinco, il naftalene e persino composti radioattivi come il cesio, il trizio e il plutonio”.

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