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Rinnovabili, gli ambientalisti bocciano la legge regionale sulle aree idonee

Redazione

Rinnovabili, gli ambientalisti bocciano la legge regionale sulle aree idonee

Gio, 14/05/2026 - 18:24

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Greenpeace, Legambiente e WWF bocciano la legge regionale 7/2025 sulle aree idonee approvata in Umbria, che a giudizio delle associazioni ambientaliste “impone pesanti restrizioni alle rinnovabili considerate ancora una volta un problema e non la soluzione”.

Per le tre associazioni il testo approvato evidenzia “gravi e manifesti profili di illegittimità in quanto, in più punti, introduce limiti ostativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, in contrasto con la normativa nazionale vigente e con l’urgenza di decarbonizzazione del sistema energetico, imponendo limiti e ostacoli allo sviluppo e alle opportunità che la stessa regione può cogliere in termini di sviluppo e riduzione dei costi in bolletta, soprattutto in previsione dell’entrata in vigore del prezzo zonale”.

In particolare, tra le criticità evidenziate, ci sono la retroattività della disciplina di non idoneità sui procedimenti in corso (misura illegittima su cui il TAR del Lazio con la sentenza n° 1955/2025 si è già espresso); l’introduzione di divieti assoluti ovvero aree “vietate” all’installazione di impianti fotovoltaici a terra nello spazio rurale, introducendo limiti generici contrari a quanto specificato del Decreto Transizione 5.0 e che rappresenta uno dei pochi elementi forti della normativa nazionale; l’uso preclusivo delle aree non idonee (prevalenza di non idoneità in caso di progetto presentato sia in area idonea che non idonea) e delle fasce di rispetto dai beni tutelati; l’aggravamento del procedimento autorizzativo attraverso oneri documentali e istruttori ulteriori rispetto alla disciplina statale; l’introduzione di soglie minime o alternative progettuali per alcune tecnologie (producibilità per l’eolico e agrivoltaico solo quando sollevato da terra) e di compensazioni “sproporzionate”.

Per Greenpeace, Legambiente e WWF quanto approvato dalla Regione potrà essere facilmente oggetto di ricorsi, ma anche di blocco da parte del Governo, proprio per la sua non conformità alla normativa vigente.

Pochi i punti positivi della norma, secondo gli ambientalisti: l’ampliamento di alcune tipologie di aree idonee, ma anche in questo caso accompagnate da criticità legate all’imposizione di limiti di potenza e strutturali che non trovano giustificazione alcuna.

“Una legge regionale – scrivono – che, in sintesi, racconta il poco coraggio della Regione che sembra più preoccupata a trovare vie di uscita e cavilli per ostacolare lo sviluppo dei grandi impianti rinnovabili. Gli unici che possono, insieme alle politiche di efficienza energetica, salvare davvero i territori, paesaggi e ridurre i costi energetici. Affidandosi solo ai piccoli impianti e alle comunità energetiche. Tecnologie necessarie ma non in grado, da sole, di affrontare le sfide attuali”.

Alla luce di ciò , le associazioni chiedono di eliminare tutti i cavilli in netta contrapposizione con la normativa nazionale e allargare la maglia delle aree idonee alle fasce di almeno 350 metri intorno alle altre strade ad alto scorrimento come la SS 75 Centrale Umbra, la SS 318 di Val Fabbrica e tutte le altre infrastrutture lineari già fortemente infrastrutturate, a tutte le aree prive di vincoli, alle aree agricole dichiarate disponibili e non produttive, o inutilizzabili per la coltivazione, e alle aree intorno ai data center.

Riguardo l’installazione di nuove capacità rinnovabili, secondo i dati elaborati da Terna, tra gennaio 2021 e marzo 2026 l’Umbria ha installato appena 314 MW di nuova capacità rinnovabile, raggiungendo appena il 17,9% dell’obiettivo al 2030, pari a 1.756 MW, ed è attualmente tra le regioni più lontane rispetto a questo.

Se la Regione Umbria continuerà con questo passo, considerando la media delle installazioni registrate tra il 2021 e il 2025, pari a 60,4 MW/a – evidenziano – si rischia di raggiungere il proprio obiettivo tra 24 anni, con 19 anni di ritardo.

“Al nostro Paese e all’Umbria – concludono le associazioni – non servono barriere burocratiche, ma servono rinnovabili fatte bene: realizzate con regole chiare e certe per tutti gli operatori e progettate in modo che le comunità locali possano davvero beneficiarne in termini ambientali ed economici”.

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