Guarda simultaneamente al passato e al futuro “come un Giano bifronte” la 69esima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, dal tema “Radici”, presentata a Palazzo Barberini a Roma alla presenza del ministro del turismo Gianmarco Mazzi. Un “viaggio” nel ricchissimo programma ideato dal direttore artistico Daniele Cipriani, affiancato dai consulenti Leo Muscato (prosa e opera) e Beatrice Rana (danza) che rende la città di Spoleto nuovamente vera protagonista, insieme alla valorizzazione di giovani talenti e alla produzione di spettacoli.
Un “programma triplicato“, come ha detto Cipriani, grazie ai fondi ulteriori messi in campo dal Governo, in particolare 1 milione di euro in più dalla legge finanziaria grazie all’emendamento del senatore spoletino Franco Zaffini (presente per l’occasione a Palazzo Barberini). Che consentirà anche di tornare ad avere un cartellone spalmato su tutta la settimana e non solo concentrato sui week end. Ancora più presente sarà la collaborazione con il Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli”, coinvolto non solo nell’opera “Vanessa” di Samuel Barber su libretto di Gian Carlo Menotti che aprirà Spoleto69, ma anche nel concerto – evento Mika Symphonique, con la pop star internazionale che rivisiterà i suoi successi in chiave sinfonica appunto con l’orchestra di Bologna e il coro del Tls. Tra le novità anche il coinvolgimento della Banda musicale Città di Spoleto, per la prima volta nel palinsesto ufficiale della manifestazione con un evento – omaggio a Menotti.
Bene 7 le prime mondiali, tra le oltre 100 performance spalmate nei 17 giorni del Festival dei Due Mondi con il coinvolgimento di oltre mille artisti provenienti da 27 diversi Paesi, grazie anche al coinvolgimento di varie Ambasciate. Una maratona artistica caratterizzerà il 7 luglio, giorno del compleanno del Maestro Menotti, mentre tornerà anche la Maratona di danza, l’evento ideato da Alberto Testa che nel 2001 portò per la prima volta Daniele Cipriani a Spoleto. Il programma del Festival si intreccerà anche con il centenario di Dario Fo, con un evento alla Rocca Albornoziana (che ospiterà una mostra ma anche delle performance) presentato dal direttore dei musei dell’Umbria Costantino D’Orazio e dalla nipote del premio Nobel per la letteratura, Mattea Fo.
Il ministro Mazzi: “Cultura comparto fondamentale del turismo”
Ad evidenziare l’importanza che il Festival dei Due Mondi riveste per l’Italia anche a livello turistico è stato il ministro Gianmarco Mazzi, presente a Palazzo Barberini. “A Cipriani mi lega un rapporto di stima e amicizia” ha ricordato Mazzi, che ha annunciato che sarà presente a Spoleto. “È doveroso per un ministro del turismo – ha aggiunto– essere presente oggi: un comparto fondamentale del turismo è quello culturale. È la cultura il motore e il volano del turismo e secondo i dati coloro che viaggiano per cultura sono persone cosiddette alto spendenti“. Quanto al tema di Spoleto69, “Radici”, il ministro Mazzi ha detto: “mi porta a parlare di un’altra forma di turismo, che è quello delle radici, che va ad attrarre i discendenti dei nostri migranti, sono 70-80 milioni in tutto il mondo e vogliono vedere da dove sono partiti i loro progenitori”.
Sisti: “Il tema Radici richiama l’identità profonda della manifestazione”
Per la Fondazione Festival (presente con il suo Cda) ha preso la parola il presidente e sindaco di Spoleto, Andrea Sisti, parlando del nuovo corso dell’evento nel periodo di passaggio del testimone tra direttori artistici. Evidenziando la struttura solida della Fondazione. “Con l’arrivo del nuovo Direttore Artistico Daniele Cipriani, – le parole di Sisti – Spoleto si conferma ancora una volta luogo di incontro, di sperimentazione e di dialogo tra linguaggi e culture diverse. Il tema Radici richiama l’identità profonda della manifestazione, capace di una costante ricerca nella contemporaneità nel segno della straordinaria eredità del Maestro Gian Carlo Menotti. Come Presidente della Fondazione, esprimo pieno sostegno a una visione che si arricchisce rafforzando il ruolo internazionale di Spoleto”.
Bori: “Sperimentazione d’avanguardia che non dimentica la propria storia”
A rappresentare la Regione Umbria era presente a Roma il vicepresidente con delega alla cultura Tommaso Bori. Che ha evidenziato come “la direzione artistica di Daniele Cipriani ha saputo consolidare il prestigio internazionale della manifestazione puntando con vigore su una sperimentazione d’avanguardia che non dimentica la propria storia, ma anzi trae dalle origini il nutrimento necessario per nuove e coraggiose germinazioni artistiche tra cui anche eventi per il centenario di Dario Fo e l’ottocentenario di San Francesco”.
Festival dei Due Mondi, Cipriani e lo sguardo del Giano bifronte
“Non appena ricevuto l’incarico di direttore artistico del Festival dei Due Mondi – ha spiegato Cipriani – mi sono interrogato su quale fosse il senso da dare al mio ruolo. La direzione artistica di un evento come questo richiede sensibilità, intuito, una postura etica. Per caso mi è capitata sotto gli occhi la definizione che Nietzsche dà alla parola direttore: il direttore è colui che indica la direzione in cui andare. Ho preso coscienza del mio ruolo, del significato più intimo, cioè quello di dare al Festival quell’orgoglio, quella energia emotiva, quella ambizione che gli permette di incamminarsi fiducioso e fiero verso il suo futuro. Non restava che trovare quale fosse la direzione giusta su cui indirizzare il Festival. Una inaspettata bussola me l’ha offerta il detto popolare che dice ‘chi non sa da dove viene non sa nemmeno dove sta andando’: per andare avanti sulla propria strada è indietro che si deve guardare, significa avere lo sguardo di Giano bifronte, capace di guardare simultaneamente in direzione del passato e in direzione del futuro. Ho voluto dare a Spoleto69 quel duplice sguardo: un’edizione che guarda al suo passato e contemporaneamente in direzione del suo futuro. Un Festival dei Due Mondi sospeso tra un mondo e l’altro, in equilibrio tra tradizione e sperimentazione, tra cultura e intrattenimento, tra ragione e emozione, tra realtà e sogno, tra quello che è stato e quello che vuole diventare”. Da qui, il tema radici, “parola che evoca un legame con il territorio e la propria storia”.
Festival dei Due Mondi, Spoleto chiede e offre partecipazione
Al centro di questo bilanciamento tra storia econtemporaneità – viene dunque spiegato – c’è la convinzione che il valore esperienziale della cultura risieda nella condivisione, nella sua capacità di far dialogare le arti, gli artisti e i fruitori: il cartellone, pur vantando un profilo di altissimo pregio, si apre al grande pubblico e all’esigenza di un’arte accessibile, di cui gli spettatori possano sentirsi parte integrante. L’obiettivo è rendere Spoleto un ecosistema culturale vivo e condiviso, che chiede e offre partecipazione: un luogo in cui le radici continuano a generare futuro e in cui il Festival torna a parlare alla città e al mondo con la stessa intensità. Anche da questo motivo deriva l’impegno di ricostruire una nuova geografia culturale e urbana: ripartire dalle radici significa anche riscoprire quelle di quei luoghi storici che ora tornano al centro della kermesse. Oltre al Teatro Romano, a Piazza Duomo, al Teatro Caio Melisso, l’arte arriverà anche negli indirizzi meno frequentati come il Giardino di Palazzo Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio Unesco che riapre al pubblico dopo dieci anni. A rinforzare l’idea di un festival diffuso e accogliente, si aggiunge il nuovo ritmo della programmazione: grandi spettacoli anche nei giorni tradizionalmente meno frequentati, il ritorno dell’opera lirica inaugurale prodotta dal Festival, il forte slancio internazionale, la presenza di performance in più lingue, l’inserimento di progettiche estendono l’esperienza del Festival ben oltre il momento della rappresentazione.
L’opera inaugurale di Spoleto69 è di Barber – Menotti
Il Festival fa sua la Weltanschauung di Menotti, di cui non dimentica né la visione strategica né
la genialità artistica: sarà il suo libretto a inaugurare il programma con l’opera più famosa di
Samuel Barber. L’inaugurazione, il 26 giugno, vedrà in scena Vanessa in un nuovo allestimento
prodotto dallo stesso Festival in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e la
Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera che valse a Barber il Pulitzer rivive sul libretto di Menotti,
con la regia di Leo Muscato e la direzione – al suo debutto italiano per l’opera – della
sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna,
insieme al Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.
Spiega Leo Muscato: “Abbiamo scelto di inaugurare il Festival di Spoleto 2026 con Vanessa di Samuel Barber perché incrocia in modo naturale il tema di questa edizione, Radici. È un’opera che tiene insieme due mondi: la tradizione europea e la cultura americana, e li fa dialogare senza mai separarli davvero. Questo è già nella sua origine: nel libretto di Gian Carlo Menotti, che guarda all’immaginario di un’altra illustre europea, Karen Blixen, e nel legame con Spoleto, dove l’opera ha trovato il suo debutto europeo, nel 1961, in una traduzione italiana del libretto. Tornarci oggi, dopo sessantacinque anni nella versione originale inglese, non è un’operazione filologica: è un modo per riattivare quel movimento, rimettere in circolo un’idea di teatro aperto, attraversato da più culture. Vanessa è una delle poche opere americane entrate stabilmente nel repertorio statunitense, ma resta raramente rappresentata sulle scene europee, e forse proprio per questo necessaria. È un’opera che scava in zone scomode – l’attesa, il desiderio, l’identità – senza cercare soluzioni facili. La messa in scena nasce da qui: non come celebrazione, ma come attraversamento. Un lavoro costruito insieme a una direttrice e a interpreti internazionali che conoscono profondamente questo repertorio, e a una grande artista italiana chiamata a misurarsi con uno dei personaggi più ambigui e sfuggenti del Novecento operistico”.
Gli omaggi a Menotti e la Festival dei Due Mondi Academy
Si riparte dunque dal solco tracciato dal fondatore Gian Carlo Menotti, al quale il Festival rende onore con una serie di omaggi – tra i molti tributati al grande compositore, anche la Maratona Menotti, un concerto di quasi 24 ore in occasione del 115° anniversario della nascita – che non è solo formale, ma indice di un indirizzo identitario preciso, capace di valorizzare l’eredità e al contempo di innovarla. Un ritorno decisivo, in questa edizione, sarà quello della Maratona Internazionale di Danza, ideata da Alberto Testa e Vittoria Ottolenghi, che chiamerà a raccolta sul palco le étoiles della danza internazionale. Nel segno di una continuità con l’attenzione di Menotti verso lo scouting e la formazione di giovani talenti, nasce la Festival dei Due Mondi Academy, il programma di formazione e ospitalità rivolto a giovani musicisti under 35
provenienti da tutto il mondo, selezionati per merito e coinvolti in un percorso intensivo gratuito nei giorni della kermesse. Gli stessi allievi avranno la possibilità di esibirsi con i protagonisti dei Concerti di Mezzogiorno, gli appuntamenti quotidiani con i grandi nomi della musica classica, da Bach a Ravel, da Rossini a Gershwin.
La musica
“È per me un onore e un’emozione profonda – afferma Beatrice Rana – contribuire a un palcoscenico che Gian Carlo Menotti ha saputo costruire con straordinaria visione quasi settant’anni fa, e che oggi torna a essere il luogo dove il futuro della musica prende forma. Il cartellone del Festival dei Due Mondi di Spoleto di quest’anno è incredibilmente ricco: accanto ai grandi nomi della musica classica internazionale – Yannick Nézet-Séguin, Gianandrea Noseda, Arcadi Volodos, Yuja Wang, Mario Brunello, Giovanni Sollima fra gli altri – trovano spazio giovanissimi artisti destinati a segnare il panorama musicale dei prossimi decenni. Spoleto si conferma capitale della musica e, soprattutto, palcoscenico dove nascono le carriere: molti di questi nomi sono al loro debutto italiano”.
Il palinsesto musicale si apre e si chiude con due Maestri indiscussi del panorama internazionale. Yannick Nézet-Séguin (direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, protagonista del Concerto di Capodanno ‘26 a Vienna) guiderà la London Symphony Orchestra e la stella del pianoforte Yuja Wang in una versione originale e suggestiva di Rachmaninov e Prokof’ev; il concerto finale di chiusura, il 12 luglio, sarà affidato alla bacchetta del Maestro Gianandrea Noseda, che con la Filarmonica Teatro Regio Torino farà delle note di Menotti, Bernstein e Dvořák i pentagrammi di un ponte capace di omaggiare la cultura europea e quella americana, nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. La musica da camera illuminerà i Concerti di Mezzogiorno con le esibizioni dei musicisti e cantanti più brillanti della scena mondiale: a omaggiare i maestri del passato arrivano quelli del presente come Nicolas Altstaedt, il Quartetto Indaco, Quatuor Arod, Julia Bullock e
Bretton Brown. A completare le proposte della sezione musicale, in un mosaico di generi e di note, il pianismo trascendentale di Arcadi Volodos, lo sperimentalismo di Laurie Anderson con Eyvind Kang e Martha Mooke, i brani originali del compositore estone-americano Lembit Beecher, il concerto mistico di Mario Brunello e Giovanni Sollima.
“Questa edizione del Festival – commenta Cipriani – è stata pensata per tutti: le varie discipline devono riuscire a parlare a ogni tipo di pubblico, nella consapevolezza che l’esperienza artistica sia un filo diretto tra chi dà e chi riceve, tra chi crea e chi si pone in ascolto. Perciò abbiamo voluto costruire un cartellone ampio, eclettico e vario, che potesse ospitare danza classica e danza contemporanea, il teatro di prosa e quello sperimentale, i grandi compositori del passato e i cantanti più amati e rappresentativi del nostro tempo”.
Spazio al pop con Mika e Arisa
Accanto al repertorio classico e ai progetti di musica sperimentale (a cui sono dedicati tre concerti a Casa Menotti) il Festival affianca, in uno spirito di relazione e non di contrapposizione, due amate icone di successo della scena pop: lo spettacolo esclusivo MIKA Symphonique, in programma il 30 giugno, vedrà sul palco la star britannico-libanese in un concerto inedito diretto dal Maestro canadese Simon Leclerc con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e il Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto; mentre la voce d’oro di Arisa approderà per la prima volta a Spoleto il 9 luglio, anche lei in Piazza Duomo, per incantare il pubblico con un programma in esclusiva per il Festival.
La prosa
Alla prima assoluta del Platonov di Čechov il compito di inaugurare il palco della prosa: il nuovo adattamento, contemporaneo e visionario, allestito dal grande regista e fondatore dello Schaubühne di Berlino Peter Stein alza il sipario su quello che lui stesso definisce “un uomo dotato di talento e fascino, ma incapace di trovare un posto nel mondo”. Di tutt’altro genere è la parabola esistenziale del protagonista di Educazione sentimentale, la pièce di Ivan Cotroneo in prima assoluta con Giuseppe Fiorello che riflette sulla formazione e la crescita emotiva maschile; mentre la dissacrante commedia nera di Dan Fante Don Giovanni e il suo pitbull, indaga le criticità della famiglia americana di fine millennio, riattualizzando la vena disincantata dell’autore di Chiedi alla polvere. Il mondo della fantasia accompagna il debutto della compagnia norvegese-statunitense Wakka Wakka che con Dead as a Dodo – pièce dalle tinte burtoniane che il New York Times non ha esitato a definire “geniale” – conduce gli spettatori in un viaggio irriverente tra ossa e scheletri, mettendo l’innovazione a servizio dell’immaginazione; l’universo del mito trova invece una nuova dimensione con il tributo a Eschilo Eumenidi Oreste è salvo firmato da Serena Sinigaglia e con Venus and Adonis, la rilettura della storia di Venere e Adone da parte della compagnia sudafricana Isango Ensemble.
La letteratura trova posto con l’omaggio a Beckett dei #SIneNOmine della Casa di Reclusione di Spoleto e con la prima europea dell’audace adattamento del Kohlhaas di Heinrich von Kleist – produzione Brighton
Festival in coproduzione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto – diretto da Omar Elerian che vede protagonista l’attore nigeriano Arinzé Kene; la realtà si moltiplica con gli interrogativi della prima italiana di Esencia scritta da Ignacio García May e diretta da Eduardo Vasco, direttamente dal Teatro Español di Madrid, interpretata da Juan Echanove e Joaquín Climent, e si avvita su sé stessa in modo grottesco con la rappresentazione del testo di Max Frisch, The Arsonists Biedermann e gli incendiari, diretto da Fritzi Wartenberg e interpretato dagli attori del Berliner Ensemble; la religione diventa un viaggio nei Vangeli in cinque spettacoli con Le radici di mezzo mondo, per la regia di Michele Santeramo e le musiche di Sergio Altamura. I talenti emergenti saliranno sul palco con le proposte dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, tra cui Atti segreti per persone anonime di Claudio Tolcachir.
La danza
Il mondo della danza si apre sulle coreografie della prima europea di This is Rambert, lo spettacolo con cui la compagnia di danza contemporanea più longeva del Regno Unito celebra il suo centenario in un trittico di espressioni: dal gesto collettivo di (LA)HORDE con Hop(e)storm al movimento metaforico di Emma Evelein con Gallery of Consequence fino alle nuove connessioni relazionali e ritmiche create da Bobbi Jene Smith. A celebrare un altro centenario, quello di Robert Rauschenberg, sono la Trisha Brown Dance Company e il Merce Cunningham Trust, che in Dancing with Bob rendono omaggio all’interdisciplinarietà dei linguaggi artistici con una performance tra danza e arti visive, con le coreografie di Trisha Brown e Merce Cunningham. L’incontro intimo e complementare di musica e danza è affidato
invece a Seven Ages, il progetto site specific con cui il compositore Kirill Richter e il coreografo Marco Goecke firmano una performance ispirata alle sette età dell’uomo secondo Shakespeare, mentre in Sons of Echo un collettivo di primi ballerini, tra cui l’étoile Daniil Simkin, che è anche direttore creativo del progetto, affronta il tema della mascolinità nel mito e nel presente sulle coreografie di quattro stelle femminili della danza contemporanea come Lucinda Childs, Drew Jacoby, Tiler Peck e Anne Plamondon, con la partecipazione straordinaria del due volte Grammy Award Gregory Porter. Alla chanson francese è ispirata la prima italiana della creazione di Benjamin Millepied Du bout des lèvres e alla reinterpretazione del flamenco la performance Ejercicios hacia el alivio che vede in scena la bailaora Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2022 Rocío Molina insieme con il bailaor e percussionista José Manuel Ramos Oruco. Il grande ritorno della Maratona Internazionale di Danza riunirà sullo stesso palco le stelle più talentuose
del balletto, tra cui Tiler Peck, Roman Mejia, Maia Makateli, Madoka Sugai, Alessandro Frola e Sergio Bernal (protagonista di un’inedita versione flamenca del capolavoro di Stravinskij The Rite of Spring in prima mondiale, con un ensemble di 16 bailaores sulle coreografie di Albert Hernández e Irene Tena di La Venidera insieme a Eduardo Martinez).
L’arte
Si ispira al rapporto tra uomo e natura il gesto artistico di Giuseppe Penone, eccellenza italiana che firma il manifesto della 69° edizione del Festival con l’opera in bronzo e vegetazione Le foglie delle radici, installazione di quasi 10 metri che svetterà in Piazza Pianciani. Al maestro dell’Arte povera è dedicata una mostra diffusa, in collaborazione con lo studio dell’artista e Gagosian, che si completa con l’esposizione Anafora, a Palazzo Collicola, e con l’installazione – nell’Ex Battistero della Manna d’Oro – a cura di Saverio Verini con i sette video del ciclo Epheměris, presentata dalla Fondazione Carla Fendi. La visione surreale e dirompente di David Szauder, per la prima volta in Italia con un’opera completa, popolerà la città di “evocazioni” confermando la vocazione del Festival a farsi vetrina di talenti internazionali: le facciate dei
palazzi storici, animate dalle proiezioni spirituali dell’artista ungherese, si faranno segno tangibile delle eredità immateriali di chi ha attraversato Spoleto e il suo Festival, contribuendo alla costruzione della sua identità. L’esposizione digitale Evocation of Spirits, in mostra durante il giorno per 7 spettatori alla volta nell’Ex Museo Civico, coinvolge 7 palazzi simbolo della città, che il videomapping renderà schermi a cielo aperto anche di notte.
Notte che sarà illuminata anche dalle note del Lincoln Centre di New York: a partire dalle 23, nella sede di Palazzo Collicola, il Jazz Club avvolgerà le serate con la sua atmosfera conviviale ed elegante, propria dello spirito e dello stile della City that never sleeps.
Eventi
Il Festival non si ferma alle discipline storicamente rappresentate dalla kermesse, ma si espande fino a farsi contenitore di esperienze, incontri ed eventi. Arrivano le Lezioni di cinema con Antonio Monda, per spaziare da I Vitelloni a Mean Streets; gli Incontri letterari a cura di Leonetta Bentivoglio, che accolgono le voci più autorevoli della contemporaneità tra cui il Cardinale Matteo Maria Zuppi e il Premio Strega Emanuele Trevi; il tributo alla giornalista Franca Sozzani Franca’s Legacy, composto di due documentari (uno inedito) e di un talk con Francesco Carrozzini, Carla Sozzani e Sara Sozzani Maino, Paolo Roversi ed Emanuele Coccia.
Poi, la rassegna al femminile I Dialoghi a Spoleto curata da Paola Severini Melograni focalizzata sul coraggio delle donne, l’esposizione di Marco Nereo Rotelli dedicata a Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini PPP Pound Poesia Pasolini, le produzioni multidisciplinari della residenza artistica La Mama Spoleto Open.
Il programma dettagliato è disponibile nel sito del Festival dei Due Mondi.