Il nostro paese mantiene il primato negativo in Europa per la bolletta elettrica più costosa a carico delle imprese. I nostri imprenditori, infatti, pagano l'energia il 38,7% in più rispetto alla media UE.
E' quanto emerge da un'analisi condotta da Confartigianato che ha stilato una classifica delle regioni, delle province e dei settori in cui gli imprenditori subiscono le differenze di costo più ampie rispetto all'Europa.
La ricerca evidenzia che la regione più penalizzata è la Lombardia, seguita dal Veneto, dal Piemonte e dall'Emilia Romagna. Al quinto e sesto posto la Toscana e il Lazio.
Se, in media, ogni azienda italiana paga l'energia elettrica 1.380 euro all'anno in più rispetto alla media degli imprenditori europei, questo gap si allarga a 1.934 euro per ciascuna impresa dell'Umbria.
La classifica provinciale vede al primo posto per il più ampio divario di costi rispetto alla media europea Milano, con un gap di 606 milioni euro, seguita da Brescia (453 milioni euro), Torino (325 milioni euro), Roma (319 milioni euro), Bergamo (273 milioni euro).
A livello settoriale, le aziende maggiormente penalizzate sono quelle manifatturiere e delle costruzioni che complessivamente pagano un maggior onere rispetto alla media europea, mentre le imprese dei servizi subiscono un maggiore costo di oltre due milioni di euro.
“Il pessimo record sul fronte del caro-energia – fa osservare il Segretario di Confartigianato Imprese Perugia – Stelvio Gauzzi – dipende soprattutto dal mancato completamento della liberalizzazione del mercato dell'energia”.
Per dimostrarlo, Confartigianato ha confrontato i prezzi dell'energia elettrica al netto delle imposte nei 10 paesi europei (Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia Portogallo e Polonia) che non hanno produzione di energia elettrica con il nucleare. Risultato: il costo dell'energia, escluse le tasse, in Italia rimane più elevato del 48,1% rispetto ai dieci paesi ‘no nuke'.
Confartigianato sollecita pertanto “riforme strutturali che aprano alla vera concorrenza i settori dell'elettricità e del gas, puntino sull'efficienza energetica e sull'uso di fonti rinnovabili, consentano di ridurre e riequilibrare la pressione fiscale sul prezzo dell'energia”.