Spoleto60 chiude e fa boom, 10 anni in crescita | La replica del sindaco a Pagnotta (video)

Spoleto60 chiude e fa boom, 10 anni in crescita | La replica del sindaco a Pagnotta (video)

Pagnotta: “Le date di Spoleto sono elastiche come la pelle dei cojoni”, Ferrara: “Polemiche sterili, non mi interessa ciò che dice Pagnotta”

Oggi  pomeriggio, 16 luglio, consueto appuntamento di fine manifestazione con la stampa locale e nazionale per il direttore artistico del Festival di Spoleto, Giorgio Ferrara, il sindaco di Spoleto e presidente della Fondazione, Fabrizio Cardarelli e il Vice presidente della stessa, Dario Pompili.

Tradizionale incontro per fare il punto sui dati  di chiusura di una 60ma edizione che sembra aver consolidato definitivamente tutti i parametri vitali della kermesse festivaliera.

Ma il direttore artistico Ferrara, anche in considerazione della chiusura del ciclo di conduzione del Festival (come è noto il contratto è stato rinnovato per altri 3 anni), ha deciso di “dare i numeri, in senso buono…” dice scherzando, sul decennale vero e proprio. Per cui i numeri a seguire rappresentano la storia del Festival recuperato a nuova vita, qualunque essa sia, raccontati direttamente da Ferrara parola per parola.

“Siamo quasi arrivati alla fine e oggi vi darò proprio i numeri. Una edizione che chiude in bellezza, in un decennio in cui abbiamo avuto gioie, dolori, il terremoto e la scomparsa dell’amica Carla Fendi. I risultati di questa edizione non possono compensare le cose dette, ma rappresentano le buone aspettative per il futuro.

Abbiamo festeggiato i 60 anni del Festival e il suo fondatore Gian Carlo Menotti, di cui decorrono i 10 anni dalla scomparsa. Gli abbiamo dedicato una serata con l’anticipazione del film che sta girando Benoit Jacquot e abbiamo celebrato i 60 anni con la mostra diffusa lungo il centro storico. Ci siamo dati un appuntamento con il film completo di Jacquot in autunno per una serata eccezionale.

Non l’ho mai fatto ma voglio anche ricordare a 40 anni dalla morte il grande direttore d’orchestra Thomas Schippers.

Abbiamo commemorato le vittime del terremoto con il Requiem di Silvia Colasanti in piazza Duomo e sta diventando uno spettacolo richiesto a livello nazionale.

Il Festival di Spoleto è definitivamente una realtà globale che tende ad includere e mai ad escludere. Mi riferisco a tutti i paesi del mondo che hanno preso parte e mi riferisco anche al pubblico senza differenze sociali e agli artisti senza distinzione alcuna. Questa formula non la cambieremo nemmeno per i prossimi 3 anni.”


Le polemiche “elastiche”

La parola passa quindi a Fabrizio Cardarelli, sindaco e presidente della Fondazione Festival. Il primo cittadino rivolge il ringraziamento a “tutte le maestranze del Festival, alla direzione artistica e amministrativa e alla Città”. Un intervento breve, per lasciare spazio alle domande dei giornalisti.

Inevitabile quindi che l’attenzione si concentri subito sulle polemiche partite in mattinata da Carlo Pagnotta, direttore artistico di Umbria Jazz. Sembrano lontani anni luce i momenti in cui Pagnotta e Ferrara cercarono di realizzare una collaborazione. Con il passare del tempo, le due kermesse, per quanto diverse tra loro, si sono allontanate a dismisura.

Il crollo di presenze registrato a UJ in quest’ultima edizione sembra aumentare invece i veleni. In mattinata Pagnotta aveva detto che le due manifestazioni “non sono paragonabili per numero e quantità di concerti” assestando subito dopo la prima stilettata: “il pubblico di UJ solo per una sera supera il pubblico di tutto il Festival di Spoleto, è chiaro?”. Ma non è tutto.

Il direttore perugino si fa una domanda anche sulla sovrapposizione delle date e si risponde così: “Le date di UJ sono quelle fisse, se le date di Spoleto sono elastiche come la pelle dei coglioni, così non va bene! Noi manteniamo sempre le stesse”. Altro elemento di nervosismo in un anno “buio” per la manifestazione jazzistica? Molto probabile, visto che finora il tema delle programmazione era stato segnalato solo da Spoleto. Inascoltata. Nell’anno più difficile per UJ ecco che il tema sembra tornare a galla. E in soccorso arriva anche l’interrogazione di Carla Casciari che a palazzo Cesaroni chiede un intervento alla Regione affinché si eviti di far combaciare le date.


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Giorgio Ferrara risponde compito al collega perugino “polemiche sterili, non mi interessa ciò che dice Pagnotta. Più pesante e puntuale Cardarelli che, nel confermare il buon rapporto “istituzionale” avviato con il presidente di UJ, Renzo Arbore, non le manda a dire a Pagnotta. Eccolo ai microfoni di Tuttoggi:


I numeri dei 10 anni

“I numeri di questi ultimi 10 anni parlano di un volume medio di 5 milioni di euro di cui oltre il 70% è destinato alla produzione artistica e ai costi direttamente connessi limitando al minimo il costo della struttura organizzativa fissa. Siamo 4 persone perchè così dev’essere.

Abbiamo messo in scena 309 spettacoli per circa 800 repliche per le 4 discipline artistiche, I Concerti di mezzogiorno e della sera, circa 140, gli spettacoli dell’Accademia Silvio D’Amico che in 8 anni sono stati circa 130, i concerti del conservatorio di Perugia che sono 67, e gli spettacoli di La MaMa Spoleto Open per un totale di circa 700 titoli e oltre 1200 repliche.

Crescendo l’attenzione nei confronti della manifestazione, del pubblico, delle istituzioni, dei media, negli ultimi anni si è sviluppata una sezione sempre più ricca di eventi con convegni, premi , concorsi, incontri e ne abbiamo avuti così 192. A questi eventi si aggiungono 133 mostre.

Abbiamo avuto 2.852 artisti tra attori, ballerini, cantanti e musicisti solisti, esclusi gli orchestrali e esclusi gli oltre 1000 allievi delle accademie. Gli spettacoli hanno coinvolto 5.846 tra registi, scenografi, coreografi, light designer, drammaturghi, autori, aiuti e tecnici. In totale 8.698 tra cast artistico e cast tecnico.

Hanno partecipato 44 tra orchestre e cori. Abbiamo avuto con noi celebri direttori e giovani talenti da dirigere. Hanno diretto i concerti finali Daniel Harding, Wayne Marshall (2 volte), Diego Matheuz, James Conlon (2 volte), Jeffrey Tate, Antonio Pappano e stasera Riccardo Muti.

Le opere sono state dirette da Emmanuel Villaume, Johannes Debus ( 3 volte), John Axelrod, Ivor Bolton, James Conlon (4 volte) e  Jean Luc Tingaud.

Abbiamo ospitato 27 compagnie di danza da tutto il mondoAbbiamo sancito 11 tra protocolli d’intesa e collaborazioni artistiche. (Cartagena, Cina, Teatro Coccia etc. )

La trilogia Mozart-Da Ponte, tra apporti di coproduzione e vendita ha consentito di recupare oltre 600mila euro ed è andata e andrà ancora in tournèe in Italia e all’estero. Stanno arrivando numerose richieste proprio in questi giorni, anche per numerosi spettacoli di prosa da noi prodotti e coprodotti che hanno avuto diffusione nazionale e internazionale. Poichè noi avevamo su questi una percentuale di guadagno, gli stessi stanno procurando ricavi.

In crescita gli incassi da botteghino dai 560mila euro del 2008 agli 860 mila circa di quest’anno, ma domani chiuderemo i conti e sapremo al dettaglio.

Il pubblico è cresciuto dalle 15mila presenze del 2008 e per presenze intendo oltre gli spettatori anche le persone che hanno visitato Spoleto durante il Festival (dati comune, alberghi e mobilità alternativa dalla sua apertura), alle 90mila di questa edizione.
Non si deve confondere tra presenze e incassi.

Gli incassi totali al botteghino sui 10 anni sono stati pari a 6.731.710 che è una bella cifra. Dalla complessiva raccolta fondi privata, incluso il sostegno importante dei Mecenati, in 10 anni il Festival ha raccolto 12 milioni e mezzo di euro con una media annua di circa 1 milione e 250mila euro.

Circa 2mila persone di cui il 70% residenti a Spoleto hanno lavorato e collaborato con lo staff dai reparti organizzativi a quelli tecnici.

La tradizione dei manifesti d’autore altra idea vincente di Gian Carlo Menotti è stata mantenuta in vita e rafforzata. Robert Wilson, Francesco Clemente, Luigi Ontani, Julian Schnabel, Sandro Chia, Maro Gorky, Fernando Botero, Maurizio Savini e quest’anno Sir Anish Kapoor. Sono stati distribuiti circa 1.250.000 materiali di comunicazione.

Il Festival ha dovuto riconquistare il suo nome e valore storico attraverso i contenuti. Le campagne di comunicazione hanno puntato sul pubblicizzare il contenitore stesso. Oggi il pubblico nuovamente fidelizzato acquista i biglietti ancora prima di conoscere il programma della manifestazione. Anche il lavoro dell’Ufficio stampa ha dapprima valorizzato i singoli artisti ed il loro spettacolo per poi cominciare a raccontare la manifestazione nella sua interezza. Negli ultimi 3 anni abbiamo avuto, non è stato facile, circa 300 passaggi televisivi.

L’attenzione della stampa è cresciuta con un totale di 15.458 uscite stampa cartacee e web in 10 anni.
L’evoluzione della comunicazione ha significato anche un cambiamento continuo nell’approccio con i media e sono state realizzate 44 media-partnership.

Il Festival ha poi fatto ingresso nelle nuove piattaforme sociali e web. Alcuni risultati più concreti, 6.922.782 pagine visitate sul sito ufficiale, 2.750.733 visualizzazioni di post solo da maggio del 2017 e 524mila visualizzazioni dei video su internet da maggio 2017.

Tutto questo è stato possibile grazie anche allo sforzo economico profuso nei 10 anni. L’investimento nella comunicazione è stato pari a 2.500.000 euro.

Un ultimo dato curioso e vi da una idea della crescita dal punto di vista della comunicazione.

Dai 1400 scatti fotografici del primo anno, siamo arrivati oggi ad una media di 35mila scatti per edizione per un totale di 110mila immagini che spero in futuro potranno essere digitalizzate e messe nei server che stanno nelle nuvole per essere utilizzate da tutti.

Stasera c’è il concerto finale con Muti. Grazie di tutto.”

Riproduzione testo e foto riservata | Ha collaborato Carlo Ceraso