Processo Pecorelli raccontato da procuratore Cardella | Gli anni del ‘piombo rovente’

Processo Pecorelli raccontato da procuratore Cardella | Gli anni del ‘piombo rovente’

A Perugia, il ricordo delle vittime del terrorismo durante la Giornata della Memoria


Sono stati di ‘piombo rovente’ quelli che hanno accompagnato, nella storia italiana, l’omicidio Pecorelli, il sequestro di Aldo Moro, fino alla strage di Capaci. Storie difficili da raccontare, avvolte ancora oggi da alcuni misteri, la cui matassa si intreccia con i fili tenuti dalla temuta Banda della Magliana, con i servizi segreti e la politica del nostro Paese. E un tassello importante è costituito proprio dall’omicidio del giornalista di OP Carmine Pecorelli, di cui il procuratore di Perugia Fausto Cardella, che fu anche uno dei pm del processo, ha parlato oggi ad alcune classi delle scuole umbre in occasione del “Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno ed internazionale, e delle stragi di tale matrice”. La ricorrenza è stata istituita con la legge n. 56 del 2007 “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice”. Perugia, dunque, non è mancata all’appuntamento: la Prefettura del capoluogo, in collaborazione con l’Archivio di Stato e l’Ufficio Scolastico Provinciale di Perugia, ha organizzato un incontro dal titolo “Il Ricordo di Carmine (Mino) Pecorelli”.

Dopo i saluti istituzionali del Direttore Generale Archivi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Gino Famiglietti, del Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Perugia, Antonella Iunti e del Prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro, è intervenuto, come relatore, il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia, Fausto Cardella, che ha ripercorso, davanti ad alcuni studenti delle scuole intervenute, con il suo racconto le diverse fasi del “Processo Pecorelli” attraverso le carte conservate presso l’Archivio di Stato. A coordinare l’incontro è stato il Vicecapo Redattore del TG 2, Valter Vecellio. Tra il pubblico anche il Questore di Perugia, Francesco Messina, il vice sindaco Urbano Barelli, il consigliere Erika Borghesi, e altri rappresentanti delle istituzioni.

Dal prefetto di Perugia, Raffaele Cannizzaro, è arrivato un monito agli studenti in ascolto: “un omicidio – ha detto il prefetto questa mattina riferendosi a Pecorelli – che a quel epoca suscitò grande scalpore e di cui si parlò tantissimo. Cari ragazzi, non lasciatevi influenzare dalla cattiva informazione. Oggi vi saranno raccontate delle storie che hanno il sapore di chi le ha affrontate per lavoro“.

Nell’intervento di Famiglietti, si è percepita l’importanza del lavoro dell’Archivio di Stato. “Una vicenda, quella di Pecorelli, iniziata nel 1994, anzi alla fine ’93. Non stiamo più parlando di cronaca. Bisogna avere cura dei fatti: ecco l’importanza, anche grazie all’opera dell’Archivio di Stato, nel difendere i documenti, che diversamente potrebbero perdersi nei labirinti della memoria. Questa storia potrebbe iniziare nel 1947, con la strage di Portella della Ginestra. Ed è dunque necessario ricordare oggi le parole del presidente del Senato Piero Grasso, quando afferma che ‘in luoghi istituzionali c’è ancora da scavare'”.

Poi spazio alle parole del Procuratore Cardella, che ha raccontato da addetto ai lavori e con tanti aneddoti la storia del processo Pecorelli. “Una vicenda che si intreccia con quella di Moro che dal terrorismo è stato ucciso. Carmine Pecorelli è stato freddato a Roma, in via Orazio, nel signorile rione Prati. L’ora della morte, le 20.40, è stata indicata dal momento in cui è arrivata la telefonata ai carabinieri. La chiamata fu presa in carico da un giovane militare. Ogni carabiniere all’epoca doveva avere con sé un gettone telefonico, in modo da essere sempre pronto”. Poi il racconto dell’omicidio va nei dettagli: “l’auto di Pecorelli era stata posteggiata male, forse perché il giornalista si rese conto della presenza di uno o più sicari, all’uscita dal giornale per cui lavorava. La sua vita viene interrotta da quattro colpi di pistola. Quei 4 bossoli, riconducibili a manifattura italiana e francese sono importanti nel processo, potremmo dire la chiave di volta del processo stesso”.

E’ a questo punto che il racconto di Cardella, che il processo lo ha visto dal dentro, si intreccia con quello della temuta Banda della Magliana, vicina agli ambienti dell’estrema destra romana, il cui arsenale fu ritrovato negli scantinati del Ministero della sanità, a Roma. Fu proprio qui che fu scovato anche un consistente malloppo dello stesso lotto delle pallottole francesi usate per uccidere Pecorelli. Il tutto mentre all’epoca, a Roma, vi era presente una piccola ‘decina’ di mafiosi. Un’atmosfera che contribuisce a rendere questa storia uno dei misteri d’Italia.

Perugia, dove fu celebrato il processo per il quale in Cassazione gli imputati furono tutti assolti, ad oggi resta decisamente un luogo importante per il processo Pecorelli: proprio all’interno dell’Archivio di Stato del capoluogo umbro sono conservate circa 200 mila pagine di atti relativi ai primi due gradi di giudizio del processo, contenuti in 178 faldoni. Tra i documenti anche quelli relativi a numerosi altri casi, come il rapimento di Aldo Moro, lo scandalo P2, le indagini su Br, banda della Magliana, il delitto Ambrosoli, il caso Sindona e il golpe Borghese.

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