C’è anche il lavoro di una insegnante di canto umbra dietro il successo di Piercesare Fagioli che ieri ha vinto l’accesso al Live show di X Factor 2025 dopo aver saputo conquistare all’unanimità il pubblico, la critica anche più severa (come la penna di Andrea Conti, già coordinatore di Radio102.5) e, ovviamente, della giuria (Gabbani, Iezzi, Jack La Furia e Lauro) dove ad esempio la stessa Paola Iezzi ha ammesso di non aver versato mai lacrime davanti alle telecamere se non dopo aver sentito la voce del piemontese originario di Casale Monferrato. 24 anni, una laurea magistrale in Finanza alla Bocconi di Milano e una voce da brivido.
Se la simpatia e l’estro canoro di Piercesare, “PierCi” è il nome d’arte che ha scelto, sono ormai noti al grande pubblico, quello che in pochi sanno è che a preparare il ragazzo per X Factor 2025 è una umbra, di Spoleto per la precisione, Federica Santini. Che, a guardare i traguardi ottenuti negli ultimi anni seguendo band e solisti, sta catturando sempre più l’attenzione degli addetti ai lavori e delle major discografiche.
Agli studi completati a Spoleto prima e Milano più tardi (è laureata in Interpretariato e Comunicazione allo Iulm), la Santini aggiunge la passione artistica per il canto raggiungendo discreti successi: vincitrice a Saint Vincent de “La Bella e La Voce” (2010) e finalista al Festival di Castrocaro (2013), nel cassetto dei ricordi, quando si dice il caso, c’è anche la partecipazione all’edizione 2008 proprio a X Factor.
Ma è la passione per l’insegnamento del canto che la porta ad abbandonare il palco per ritagliarsi un ruolo “dietro le quinte” rimmergendosi nello studio: frequenta e ottiene così il diploma in didattica del canto moderno alla scuola VMS di Loretta Martinez, la laurea in didattica del canto alla West London University e la specializzazione in creativity and artist coaching alla Mental training Italy.




Un percorso, quello della preparazione mentale per supportare e potenziare la preparazione canora e affrontare il palco dal vivo, che si sta rivelando sempre più prezioso anche nel modo dell’arte; applicato fino a pochi anni fa solo ad alcuni ambiti, solitamente di natura manageriale.
E che la spoletina, di adozione ormai meneghina, ha saputo cogliere a guardare almeno i successi degli ultimi anni: coach di Riccardo Lardinelli, front man dei Les Votives (secondi a X Factor 2024), di Badisco (secondo nell’edizione 2023 del programma “Dalla strada al palco), più di recente della band rapper Kayros music della comunità di Don Claudio.
L’ultimo dei successi è quello legato appunto alla “scoperta” di Piercesare Fagioli, con il quale la Santini ha stretto un forte rapporto professionale e di vera amicizia. Tanto che l’emergente talento (anche qualcosa in più visto come ha conquistato il pubblico, anche dei social), dopo essere entrato di diritto nel Live show di X Factor 2025 ha deciso che la prima persona da andare a trovare fosse proprio la sua insegnante.
Qui il video in esclusiva dell’abbraccio tra i due dopo aver appreso dell’ingresso al Live show.
Anche se il battesimo del palco, Piercesare Fagioli lo deve alla zia, Daria Triglio che, come dice la Santini “lo ha spronato sin da piccolo al canto portandolo anche a ‘Ti lascio una canzone’”.
Degli allievi che hai seguito prima del successo nei format tv, a chi resti più legata? E’ una domanda a cui non saprei rispondere. Ho un ricordo bellissimo di tutti i miei allievi e del viaggio più o meno lungo che ho condiviso con ognuno di loro. Mi sono sempre definita una Mary Poppins dei cantanti. Il “Coach” è una guida che ti accompagna finché è necessario il suo supporto, una volta finita la mia missione, credo sia giusto farsi da parte e lasciare andare.
Se è facile immaginare le competenze di un vocal coach, quale apporto può dare un mental coach in campo musicale? Capita spesso che un allievo non riesca a rendere rispetto alle aspettative che si era preposto e cerchi immediatamente delle spiegazioni da coloro che lo seguono: le stesse sono sempre di carattere tecnico-stilistico, anche se nella maggior parte dei casi sono da ricercarsi altrove: bassa fiducia in se stessi, convinzioni limitanti, errato goal-setting, motivazione debole, scarsa concentrazione e gestione delle emozioni. Sarebbe quindi utile inserire nell’allenamento vocale quella parte “invisibile”, che spesso manca nella preparazione. Per raggiungere la prestazione ideale bisogna fare ricorso a tutte, ma proprio tutte, le potenzialità che siamo in grado di esprimere. E’ sciocco non aumentarle utilizzando anche il potere della mente.
Perché può fare la differenza? Nel mondo musicale ci sono moltissimi vocal coach, cosi come tantissimi sono gli aspiranti cantanti. Per questo è fondamentale proporre sempre qualcosa di diverso o comunque puntare sulla novità e la sperimentazione. Non parlo solo da un punto di vista di “metodo” ma a 360 gradi, facendo riferimento alle proprie conoscenze e competenze tecniche ma anche alle proprie esperienze di vita e alla propria personalità, e secondo me, sono proprio questi ultimi due aspetti, a fare la differenza.
Per questo ci sono cantanti o band avere un qualche successo e poi sparire nel nulla, insomma delle meteore? Il mental coach costruisce il proprio lavoro attorno ad una parola chiave, “consapevolezza”. Per sviluppare un progetto artistico con basi solide, che duri nel tempo, è necessario e oserei dire obbligatorio, conoscere se stessi, altrimenti si rischia, pur di raggiungere i propri obiettivi, di fare delle scelte non in linea con la nostra natura. Quando ci lasciamo allontanare troppo dalla nostra strada e quando le opinioni e i consigli, seppur in buona fede, si accumulano, smarriamo l’equilibrio e la vita finisce per non corrispondere più ai nostri sogni ed obiettivi originari.
Tu lavori a Milano, ma se un aspirante artista volesse affidarsi a te risiedendo in un’altra regione cosa dovrebbe fare? Come vocal coach sono sempre un po’ titubante nel dare lezioni online, le sessioni di mental coach si possono tranquillamente svolgere da remoto; dipende sempre dalle esigenze e dagli obiettivi di ognuno.
Se rivedi la tua carriera di cantante, in cosa avrebbe potuto influire positivamente il sostegno di un mental coach? Probabilmente nel tirare fuori un aspetto fondamentale per un’artista, parlo della vulnerabilità. Ci si preoccupa sempre di essere bravi, precisi, impeccabili, ma se dovessi chiedere ad un cantante cosa lo ha spinto a dedicarsi alla musica, sono convinta che la sua risposta riguarderebbe il modo in cui lo fa sentire, le sensazioni che vive cantando. Allo stesso modo il pubblico che va ad un concerto si aspetta di provare emozioni, e questo può succedere solo se l’artista si permette di aprirsi, mettere a nudo il proprio mondo interiore ed instaurare un legame empatico con l’ascoltatore. Tutto questo va al di là della perfezione tecnica e stilistica di una performance.
Consigli per chi vuole intraprendere questa carriera? In un mondo che vuole tutto e subito, è fondamentale ritrovare il “saper costruire”; in un mondo che vuole tutto usa e getta, “saper aggiustare”. Non è quasi mai “buona la prima”, i grandi sogni richiedono tempo, sacrificio, studio, adattamento. E i fallimenti ci aiutano a capire dove migliorare. Consiglio sempre di leggere le biografie dei grandi artisti per comprendere che anche tutte le loro strade sono costellate di insuccessi e difficoltà, i loro traguardi sono solo la punta dell’iceberg, lasciarsi ispirare dagli altri e imparare da loro, in questo senso, può incentivare lo sviluppo artistico e personale.
Ora vivi a Milano ma torni spesso a Spoleto. Cosa ti manca della tua terra? Milano è una città con grandissime opportunità lavorative che mi ha permesso di fare del mio sogno una professione. Spoleto, l’Umbria in generale, è la mia casa, la mia famiglia, una terra dove tornare appena possibile per ricaricarsi, rilassarsi e respirare.
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