Vivere in Umbria: tasche sempre più vuote, ma col 7 in “felicità”

Vivere in Umbria: tasche sempre più vuote, ma col 7 in “felicità”

La percezione economica e della qualità della vita delle famiglie umbre fotografata dall’Istat: quart’ultimi in Italia per impoverimento percepito

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Il 2017 se n’è andato senza rimpianti per la maggior parte delle famiglie umbre. E quella che è una sensazione diffusa (basta guardare i post pubblicati lo scorso 31 dicembre) viene ora certificata dall’Istat, che ha diffuso i risultati di un sondaggio statistico condotto allo scopo di verificare, regione per regione, come gli italiani hanno percepito il mutare nell’ultimo anno della propria condizione economica e in generale della qualità della vita.
I dati – che per l’Umbria sono stati poi elaborati ed analizzati da Mediacom043 – mostrano appunto un sempre più diffuso pessimismo, nel Cuore verde d’Italia, circa la propria condizione economica. Attenzione: la percezione può essere diversa dalla situazione reale, nel senso che una famiglia che nel corso dell’ultimo anno ha visto confermato il proprio reddito rispetto al 2016 potrebbe sentirsi, erroneamente, impoverita. Tuttavia, in alcuni casi il dato del benessere (o piuttosto del malessere) percepito può rivelarsi anche più interessante della situazione reale, perché sono le aspettive ed i timori che orientano le scelte, ad esempio se c’è da effettuare un investimento o una spesa inizialmente non programmata.
E l’umore degli umbri, circa la propria condizione economica, è con la freccia che guarda impietosamente in basso. Il 36,4% delle famiglie umbre (contro il 32,2% del dato nazionale e il 30,3% del Centro) dichiara di aver visto peggiorare la propria situazione economica nel 2017 rispetto al 2016. In termini assoluti parliamo di circa 141mila famiglie nella regione che ritengono di aver visto calare le proprie disponibilità economiche. Peggio che in Umbria si sentono soltanto in Sicilia (maglia nera col 43,8% di famiglie che ritengono di aver peggiorato la propria condizione), Calabria e Sardegna (entrambe al 39%).
L’Umbria sale addirittura sul podio della non invidiabile classifica degli italiani che nel corso dell’ultimo anno ritengono di aver peggiorato “di molto” la propria condizione economica: 38 famiglie, il 9,8% del totale. Dietro, ancora una volta, ai poveri siciliani (13%) e subito in coda ai calabresi (9%).
Graduatoria capovolta (e quindi, ahinoi, situazione confermata) nella classifica di coloro che invece hanno dichiarato di aver “migliorato” la propria situazione economica: percezione avuta da 21mila famiglie umbre, solo il 5,5% del totale, quint’ultima posizione nazionale, dove la media segna quota 7,4%.
Più della metà delle famiglie umbre (il 57,6% per la precisione) dichiara tuttavia di aver visto invariata, nel corso dell’ultimo anno, la propria condizione economica. Così come il 56% degli umbri dichiara di avere, tutto sommato, risorse adeguate rispetto alle proprie esigenze. Più di un terzo, però, (il 36,1%) sostiene invece di avere meno risorse di quelle di cui avrebbe bisogno. Non si tratta ovviamente di umbri che vivono sotto la soglia di povertà, ma di famiglie che hanno aspettative migliori rispetto a quella che è la loro condizione, almeno quella percepita.
Analogamente, l’Istat rileva che il 47,8% degli umbri (372mila residenti con più di 14 anni di età) non è soddisfatto della propria condizione economica. Un dato di frustrazione preoccupante, anche se, in questo caso, l’Umbria si colloca nel mezzo della classifica nazionale (la media italiana degli insoddisfatti è del 48,1%). E l’area della soddisfazione comprende una platea più nutrita, di 403mila persone.
Un voto alla felicità. Ma l’Istat ha chiesto anche agli italiani di dare un voto, da 1 a 10, sulla qualità della propria vita in generale, al di là della mera situazione economica percepita. E qui – vedendo le lamentele e le valutazioni sull’andamento delle proprie finanze – sorprendono le risposte degli umbri e degli italiani, la cui idea è praticamente in linea: nel Belpaese, come nel suo Cuore verde, si vive discretamente. Già, perché si sfiora il 7 in “felicità”. Gli italiani, in media, hanno assegnato un 6,9 alla propria soddisfazione; gli umbri solo un punto decimale in meno, 6,8. Il 7 pieno in pagella lo porta a casa il Centro Italia, nel suo complesso, mentre il Nord conquista un 7,1. La regione con il voto più alto in felicità? Si trova ovviamente al Nord: è il Trentino Alto Adige, dove i residenti si danno un 7,7 in “felicità”. Dove invece si piange di più? In Campania, ma non troppo: anche nella terra dell’insoddisfazione, si vive con la sufficienza piena, 6,4.
In un anno “scomparsi” 4.700 umbri. L’Istat ha anche reso noti i risultati di uno studio sull’andamento della popolazione italiana, certificando il calo demografico dell’Umbria, con una tendenza negativa superiore al trend registrato a livello nazionale. Il calo nazionale è infatti di 1,6 per mille abitanti, mentre in Umbria è del 5,3 per mille. La popolazione della regione, nel corso del 2017, è infatti passata da 888.900 a 884.200 abitanti. Dato su cui influiscono sicuramente l’elevata età media della popolazione ed i flussi immigratori, ma che è anche indice di una difficile situazione economica locale.

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