A distanza di circa un anno dalla pubblicazione del documento “Vino nuovo in otri nuovi”, con cui il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha lanciato la prospettiva delle Comunità pastorali per la diocesi di Città di Castello, si entra ora nella fase di attuazione.
La proposta, elaborata nel 2023 insieme a sacerdoti e diaconi e poi diffusa nelle parrocchie nel 2024, ha suscitato ampio confronto e partecipazione. Oggi si presentano le prime ipotesi di aggregazione tra parrocchie, pensate per avviare concretamente questo percorso di rinnovamento.
Verso un rinnovamento dovuto ai segni dei tempi
Il progetto guarda a un cammino di dieci anni (2024–2034) e intende rispondere ai segni dei tempi: diminuzione vocazioni, calo di partecipazione alla vita ecclesiale, spopolamento di molte aree interne e il progressivo distacco delle giovani generazioni.
Cos’è la Comunità pastorale?
La Comunità pastorale (Cp) è una porzione della Chiesa diocesana capace di sostenere tutte le dimensioni della vita cristiana: annuncio, liturgia, carità, educazione e fraternità. Può essere composta da più parrocchie, anche molto diverse per storia e dimensioni, ma unite nel desiderio di condividere cammini, risorse e ministeri.
Ogni Comunità sarà guidata da uno o due sacerdoti, con il supporto di diaconi e laici incaricati dei vari ambiti pastorali. In una parrocchia di riferimento avrà sede il “cuore” della Cp, con le celebrazioni principali e le attività comuni. Il progetto prevede anche forme di vita comunitaria tra sacerdoti e laici, con canoniche che possano diventare luoghi di accoglienza e fraternità condivisa. Accanto ai parroci, potrebbero vivere famiglie, consacrati, giovani volontari o anziani impegnati al servizio della vita pastorale.

Dopo un anno di ascolto e di suggerimenti, la Diocesi di Città di Castello ha delineato una prima ipotesi di suddivisione territoriale delle future Comunità pastorali, in tre grandi aree – Nord, Centro e Sud – ciascuna con più nuclei di riferimento. Le aggregazioni proposte tengono conto sia della geografia pastorale attuale sia delle relazioni già esistenti tra parrocchie. Si tratta, come sottolinea il documento, di una base di confronto aperta, pubblicata per favorire la discussione nelle comunità e permettere ai fedeli di contribuire con osservazioni e suggerimenti. Le proposte potranno quindi essere rimodulate nei tempi e nei modi più adatti alle diverse situazioni locali.
Le prime ipotesi di Comunità pastorali (Cp)
Zona Nord
CP1: parrocchie di San Giustino e Cospaia. CP2: Selci, Lama, Renzetti e Celalba. CP3: Pistrino, Fighille, Citerna e Lippiano. CP4: Cerbara, Piosina, Giove e Badiali. La parrocchia di Lippiano potrebbe essere affidata pastoralmente al parroco di Monterchi, in accordo tra i vescovi e i sacerdoti delle diocesi confinanti.
Zona Centro
CP1: parrocchie della Cattedrale, Santa Maria Maggiore, Santa Maria Nova, San Francesco, Santa Maria delle Grazie e San Michele. CP2: San Pio X, San Giovanni Battista agli Zoccolanti e Santa Lucia (con la presenza pastorale dei frati minori) e San Martin d’Upò. CP3: Madonna del Latte, Belvedere, Graticole, Santa Veronica e Titta. CP4: Riosecco, Lerchi, Astucci e Nuvole.
Zona Sud
CP1: parrocchie di Trestina, Bonsciano, Canoscio, Badia Petroia, Lugnano, Petrelle, Ronti, Morra, Volterrano, Nestoro, Calzolaro, San Leo Bastia. CP2: San Secondo, Croce di Castiglione, Gioiello, Marcignano e Monte Santa Maria Tiberina. CP3: parrocchie di Promano, San Maiano, Cinquemiglia, Montecastelli, Niccone. CP4: parrocchie di Pietralunga, Aggiglioni, Pieve de Saddi, Carpini, Montone.
La parrocchia di Montone potrebbe essere pastoralmente affidata ai frati minori di Santa Maria di Umbertide, previa verifica tra i vescovi e i religiosi.
L’invito ai fedeli a riflettere ed esprimere le proprie idee
Il vescovo invita ora tutte le parrocchie e i fedeli a partecipare attivamente alla riflessione: “Queste proposte – si legge nel documento di Paolucci Bedini – vengono pubblicate perché siano conosciute, discusse e condivise. Solo così potremo avviare il cammino di trasformazione, accompagnati e sostenuti dal Vescovo e dai suoi collaboratori». Chi desidera offrire il proprio contributo può scrivere a vescovo@diocesidicastello.it, segnalando idee, osservazioni o esperienze utili a delineare il volto delle nuove Comunità pastorali.

“Non un decreto, ma un cammino di popolo”
Il vescovo Paolucci Bedini lo ha ripetuto più volte: non si tratta di un cambiamento imposto dall’alto, ma di un cammino sinodale e condiviso. “Questo rinnovamento – spiegava nel 2024 – non lo fanno i sacerdoti né il vescovo per decreto, ma il popolo di Dio intero. Dobbiamo comprendere che, se non vogliamo lasciar languire l’esperienza cristiana nelle nostre terre, è tempo di rilanciare la nostra presenza e il nostro modo di vivere il Vangelo”.
Luoghi di vita ecclesiale condivisa
Le nuove Comunità pastorali non sono semplici unioni amministrative di parrocchie, ma luoghi di vita ecclesiale condivisa, dove la fede si rinnova attraverso fraternità, corresponsabilità e missione. Un cammino che richiede pazienza e visione, ma che promette di restituire freschezza e vitalità alla Chiesa nel cuore dell’Alta Valle del Tevere.