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V.M. 18, IL FESTIVAL “CINEMA&/E' LAVORO” METTE A NUDO L'INDUSTRIA DEL SESSO (foto e video TO®)

Redazione

V.M. 18, IL FESTIVAL “CINEMA&/E' LAVORO” METTE A NUDO L'INDUSTRIA DEL SESSO (foto e video TO®)

Ven, 17/12/2010 - 17:39

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(Luca Biribanti) – Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul cinema porno e non avete mai avuto il coraggio di chiedere, sarebbe il sottotitolo ideale per la serata offerta ieri sera dal Festival Cinema&/è Lavoro, allo Space di Terni. Il tema dell'incontro-dibattito con Franco Trentalance, noto pornodivo apparso anche sui piccoli schermi in reality e comparsate, e col docente universitario di filosofia Simone Regazzoni, recentemente licenziato dall'università Cattolica di Roma per aver pubblicato un saggio sulla pornografia, è stato sul business dell'industria del sesso. Gli ospiti sono stati raggiunti successivamente anche da Maria Martinelli, giornalista e regista, che nel 2000 ha girato per l'ex emittente privata Tele+ il documentario “Gladiatori” per svelare i retroscena dei set hard. Il dibattito è stato particolarmente interessante per i diversi punti di vista puntati su di un mondo di cui tutti conosciamo il risultato finale, ma in pochi i reali meccanismi e le dinamiche che si celano al suo interno. “In Italia c'è un grande divario tra la consumazione di massa di materiale pornografico e la possibilità di poterne capire le ragioni. Le paure sociali ci rendono censori delle nostre stesse pulsioni”, con queste parole il filosofo Regazzoni ha introdotto il problema del porno, facendo riferimento alla libertà di critica della quale godono altri paesi in cui l'argomento non costituisce tabù: “In Inghilterra, Usa, Francia e altri paesi la filosofia si occupa senza reticenze di questo aspetto della nostra società. Addirittura in Francia è stato pubblicato un dizionario della pornografia dalla casa editrice che controlla l'università nazionale. In Italia parlare di pornografia sembra strano, è considerata una pratica trash e degradante”. Franco Trentalance è sembrato a suo agio nel conversare col filosofo Regazzoni,tanto da trovare spesso il consenso di quest'ultimo, in particolare quando si è trattato di rispondere alla domanda su cosa distingua un semplice mestierante da un pornostar. “Il vero professionista lavora sempre per la telecamera – ha detto Trentalance -, in quel momento si sta facendo sesso per gli altri non per se stessi. A volte ho fatto sesso con donne bellissime senza avere la sensazione di averlo fatto, tanto ero concentrato a immaginare come avrebbero visto gli altri la scena che stavo girando”. Alle parole dell'attore Regazzoni annuendo con il capo ha aggiunto: “Sono completamente d'accordo con Franco. La recitazione nell'hard è fondamentale, senza che questo susciti battutine. La performance diventa una discriminante per riconoscere una star da un mestierante qualunque. La star trasforma i corpi sulla scena per far emergere il godimento, che è il fine ultimo del film, attraverso la carnalità dei corpi”. Si è poi parlato di business vero e proprio con le osservazioni di Trentalance sul momento di crisi che sta attraversando il cinema a luci rosse: “Ormai internet sta soffocando il cinema hard. Non esistono più i budget di una volta per girare un film. Il pubblico ha cambiato abitudini e strumenti per fruire del porno, ora basta un semplice click e il gioco è fatto”. Alla fine del dibattito è stato introdotto il film-documentario di Maria Martinelli, che nel 2000 è stata in vari set cinematografici hard, tra cui quello di Budapest di Rocco Siffredi, per vedere da vicino quali siano i tempi e le modalità nel girare una pellicola porno. Quando è iniziata la proiezione non tutti i presenti in sala sapevano della ‘sorpresa' che li attendeva ed è stato interessante osservare il comportamento del pubblico che in parte è rimasto incuriosito e si è fermato a vedere il film, in parte si è precipitato all'uscita con i commenti tipici a cui ha fatto riferimento Regazzoni, come se la loro presenza alla proiezione di un film hard fosse una macchia sulla loro condotta morale. Forse, almeno in Italia, non siamo ancora pronti a considerare la pornografia un aspetto sociale da condividere in pubblico con gli altri, per la buona pace di registi, attori e produttori e di chi continua a navigare su Youporn.


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