Traffico illecito di pannelli fotovoltaici, indagate 30 persone e 14 società - Tuttoggi

Traffico illecito di pannelli fotovoltaici, indagate 30 persone e 14 società

Davide Baccarini

Traffico illecito di pannelli fotovoltaici, indagate 30 persone e 14 società

Mer, 09/03/2022 - 09:07

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Il provvedimento scaturisce da un filone di un’indagine intrapreso nel 2017 nei confronti di una società di Gualdo Tadino

Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda di Bologna, i carabinieri di Perugia hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso nei confronti di 30 persone e 14 società, ritenute responsabili a vario titolo di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti.

Pannelli fotovoltaici, tutto partì da Gualdo Tadino

Il provvedimento scaturisce da un filone di un’indagine intrapresa, a partire dal 2017, nei confronti di una società con sede a Gualdo Tadino e relativa ad un presunto traffico illecito di Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), derivanti in particolare da pannelli fotovoltaici; l’indagine aveva già portato all’emissione di 7 arresti nel 2020, dopodiché erano stati avviati gli accertamenti per i reati commessi in Emilia Romagna.

Le investigazioni eseguite dai carabinieri con l’operazione denominata “Black Sun”, sono state determinanti per accertare l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata per traffico illecito di rifiuti (anche transnazionale), auto-riciclaggio, falsificazione materiale e ideologica di documentazione. I sodalizi sono risultati operativi dal Nord al Sud del territorio nazionale, isole comprese, avendo però come organizzatori, promotori e attori principali anche figure presenti nella provincia di Parma.

Il modus operandi, ricavare soldi da pannelli dismessi

Gli indagati ritiravano pannelli fotovoltaici dismessi, dichiarati come “rifiuti”. Una volta ricevuti i manufatti dagli stabilimenti, le aziende producevano false dichiarazioni per la loro distruzione e il contestuale recupero di materia (metalli vari, silicio, vetro ecc.), consegnando la documentazione ai produttori originari del rifiuto che, del tutto ignari, potevano “chiudere il cerchio” riscuotendo il relativo incentivo dal Gse. Altri associati producevano in seguito false certificazioni, attestanti che i pannelli (muniti di etichette false appositamente create) fossero apparecchiature sorpassate ma regolarmente funzionanti.

Un triplice guadagno

Questo sistema assicurava all’organizzazione un triplice guadagno: cospicue somme arrivavano infatti dal ritiro dei rifiuti dai produttori, dalla successiva elusione dei costi che avrebbero dovuto sostenere per il loro smaltimento e dalla rivendita finale dei pannelli fotovoltaici come apparecchiature elettriche usate ai Paesi in via di sviluppo.

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