Todi Festival, esordio con il poeta slammer  Simone Savogin con “Via!”

Todi Festival, esordio con il poeta slammer  Simone Savogin con “Via!”

Debutto nazionale sabato 24 Agosto, alle ore 21 al Teatro Comunale di Todi

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Un’esigenza, qualcosa che si possiede interiormente e che serve, uscendo da sé, a creare legami: questo è la poesia, secondo Simone Savogin, poeta slammer che Sabato 24 Agosto, alle ore 21 al Teatro Comunale di Todi aprirà l’edizione 2019 di Todi Festival con il suo spettacolo Via!

Lo farà con un originalissimo debutto nazionale che lo vedrà nelle vesti di autore ed unico interprete; una prima volta in assoluto di Savogin con il teatro. Con lui il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano e il Direttore Artistico di Todi Festival Eugenio Guarducci hanno presentato lo spettacolo inaugurale dell’edizione 2019 in una conferenza stampa al Mercato Vianova in via Mazzini a Perugia.

“A due giorni dall’inizio del Festival – ha affermato il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano – possiamo dire di aver già raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati. La proposta culturale del nostro territorio, infatti, acquista, solo con il Todi Festival, una vera dimensione nazionale ed internazionale e l’attenzione mediatica che la creatura di Eugenio Guarducci sta suscitando, ci conferma della bontà della nostra scelta”.

“Chi non ha il coraggio di scommettere su qualcosa di diverso e nuovo – ha dichiarato il Direttore Artistico Eugenio Guarducci – è meglio che non faccia questo mestiere. Per farlo però deve avere anche la fortuna di “inciampare” sui talenti. In Italia per fortuna non mancano. Simone Savogin è il nostro talento ed io sono stato letteralmente conquistato dalla sua bravura”.

SCHEDA DELL’OPERA

VIA!

Debutto Nazionale
Di e con Simone Savogin
Visual fx e luci Gianluca Falletta
Supervisione Adele Pellegatta, Claudio Moneta
Produzione Todi Festival
TRAMA
Il poeta talentuoso e pluripremiato, conosciuto anche per la sua sbalorditiva performance in Italia’s Got Talent, proporrà uno spettacolo incentrato su un viaggio in automobile durante il quale il protagonista dialoga con un’invisibile interlocutrice che non risponde mai, che si addormenta e non sente tutto quel che l’autista prova e vorrebbe dirle. Un fiume in piena di poesie che scandiscono le varie tappe di questa curiosa relazione tra il protagonista e la passeggera invisibile, con il coinvolgimento del pubblico in sala che non mancherà di instaurare un vivace legame di complicità.
Savogin dunque ‘ingabbia’ le sue poesie in un costrutto teatrale: “È la prima volta che succede – spiega – e spero di far ‘pesare’ la storia tanto quanto le poesie cosi che si integrino, speriamo, in un qualcosa di unico. La mia interlocutrice sin dall’inizio è restia ad ascoltarmi, subito emerge una incomunicabilità che, spero, arrivi: più o meno viviamo oggi in un momento in cui è difficile l’ascolto. Parliamo tutti, scriviamo tutti, ma è sempre meno la gente che legge, sempre meno la gente che ascolta”. Dunque la poesia è un esigenza a prescindere? “Si, credo che questo – afferma Savogin – sia sottolineato dal fatto che le poesie sono tutte dentro di me. Non sono nell’abitacolo dell’auto ma vengono espresse come effetto-pensiero. Spero che il parlare al pubblico faccia capire che le poesie servono a cercare e creare legami”.
Un accompagnamento musicale e radiofonico renderà particolarmente fruibile il monologo. “Sono sempre stata una persona legata fortissimamente alla musica – spiega Savogin – e fin da piccolo ho sentito che la musica era il mio mondo. Con la musica venivano i testi che avevano dentro già una propria musica; non riesco a scindere musica e parole quando scrivo e qualsiasi cosa scrivo deve avere un ritmo”. Proprio la musica detterà alcune svolte, fino al colpo di scena finale che metterà in discussione ogni singolo elemento della storia. Cosa aspettarsi dall’esordio teatrale di Savogin? “Spero – afferma l’autore -di poter dare un senso di familiarità, di trovare una fondamentale comune in quello che dico con chi ascolta. Di riuscire ad arrivare, di provare a crescere insieme durante un viaggio che spero sia condivisibile con buona parte del pubblico”.

IL POETRY SLAM E SAVOGIN
Il Poetry Slam è una vera e propria gara: su un palcoscenico, i poeti recitano i loro versi e, alla fine, è il pubblico a decretare il vincitore. Di origine antichissima – già i greci organizzavano questo tipo di competizioni – ha avuto un rinnovato slancio negli ultimi anni, prima in America e adesso in tutto il mondo. Simone Savogin ha cominciato la sua carriera di poeta slammer nel 2005 e nel 2013 ha fondato, insieme ad altri, la LIPS (Lega Italiana Poetry Slam). Da allora, ha collezionato una serie di successi che gli hanno permesso di vincere per 3 volte di seguito il Campionato italiano di Poetry Slam e di piazzarsi ai primi posti nelle competizioni internazionali.

TEATRO E POESIA
Non solo teatro: Savogin ha parlato oggi anche del suo primo libro Scriverò finché avrò voce con il qualeDomenica 25 Agosto prenderà il via la serie di Incontri con l’Autore, evento collaterale di Todi Festival che ogni giorno si svolgerà alle ore 18 nella Sala del Consiglio del Palazzo del Capitano in collaborazione con la Libreria Ubik.

Giocando con i suoni e le allitterazioni le poesie di Savogin si focalizzano sugli oggetti e sulle emozioni del quotidiano, rielaborandole e proponendole da più punti di vista che impongono un’altissima riflessione.
Di lui dalle colonne de La Lettura del Corriere della Sera, Severino Colombo ha scritto: “Ritmo lento o incalzante, pause, suoni vocalici; parole dette, stirate, urlate, spezzate: le poesie di Savogin partono dalla bocca, arrivano all’orecchio, passano al cervello poi entrano nel cuore. Dove si fermano”.

Una visione straniata e stimolante del quotidiano, un cambiamento del punto di vista che rende la raccolta Scriverò finché avrò voce immediatamente forte, diretta e apprezzabile da tutti.

Ogni capitolo ha una sua evoluzione e dunque una propria breve introduzione; il volume è un excursus nella vita umana “Dalla nascita alla morte – aggiunge Savogin – con quel che si impara, quando si impara”. “Non abbiamo altro che noi stessi, da donare a chi ci regala vita. Siamo onde – scrive Savogin nella prefazione al I capitolo – che si formano in risonanza con ciò che ci muove dal silenzio e ci permette di vibrare.E come s’apprende nell’abbrivio del cammino cerco sempre di ricordare a me stesso quanto fondamentale sia l’accogliere, l’accettare, l’imparare, piuttosto che il chiudere, il definire e il credersi.”

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