Terremoto in Umbria, a un anno dall'inizio della paura e della distruzione - Tuttoggi

Terremoto in Umbria, a un anno dall’inizio della paura e della distruzione

Sara Cipriani

Terremoto in Umbria, a un anno dall’inizio della paura e della distruzione

Abbiamo ripercorso i primi due mesi di scosse e crolli, speranze e solidarietà, tra i due eventi sismici più importanti
Gio, 24/08/2017 - 00:46

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Terremoto in Umbria, a un anno dall’inizio della paura e della distruzione
24 Agosto. Ore 3:36. Apri gli occhi. Non capisci. Buio. Paura. Cerchi. Non trovi appoggio. Apnea. Attimi di terrore. Istanti che valgono la vita. Secondi lunghi tutto il tempo messo insieme. Il tempo nostro, quello umano, che ora segna un prima e un dopo. Prima e dopo il terremoto.
E nel ‘dopo’ oggi è già passato un anno e siamo 299 di meno. Quel segno era solo l’inizio di una condizione diversa, che è ancora viva e presente. Nelle macerie. Nelle case di legno, nelle roulotte, nelle famiglie che si sono ricomposte. Nel non avere più nulla e contemporaneamente tutto quello che importa. Nel reinventarsi un lavoro. Nel sobbalzo per un rumore improvviso. Nell’imparare il vuoto e la mancanza. Nel darsi la mano. Nel contare quanto è lungo un inverno. Nel mettere in fila un passo dietro l’altro. Perché il tempo va solo avanti.
– Sara Cipriani –

– Carlo Vantaggioli –

Il giorno del terremoto

Sono le 3, 36 del 24 agosto 2016 quando la terra inizia a tremare senza sosta in Centro Italia. Smetterà, solo in parte, un anno dopo, lasciando dietro di se una scia di lutti, dolore e macerie ma anche la speranza della ripresa e qualche segnale concreto per un futuro migliore e più sicuro.

Arquata, Accumoli, Amatrice, Norcia, Castelluccio, solo per citare alcune delle località che in questi 365 giorni abbiamo sentito nominare incessantemente nelle cronache del terremoto, diventeranno come dei “compagni di viaggio” con i quali si dialoga un po’ su tutto, fatiche della vita, ma anche gioie e speranze.

6 gradi la prima scossa con epicentro ad Accumuli e poi 4, quella di Norcia. Sarà solo il triste inizio di un lunghissimo sciame sismico che farà scuola anche da un punto di vista scientifico.

I simboli della violenza tremenda del terremoto nel primo giorno sono la via principale di Amatrice con le case ai lati completamente rase al suolo, il crollo di una parte della parete Est del Corno Piccolo al Gran Sasso, le oltre 70 scosse tra Lazio, Marche, Umbria, dopo la prima, di magnitudo compresa tra 3,5 e 5,4 e i responsabili della Protezione Civile che correttamente e saggiamente non nascondono la gravità della situazione e parlano sin dal primo momento di “sisma severo e importante” e di “faglie attivate”, lasciando intendere che quella del 24 è solo la triste prima notte di tante altre che seguiranno di lì a poco.

Alle prime luci dell’alba del 24 agosto si fa chiara e tangibile la devastazione. La sensazione che le vittime non saranno poche è concreta perché la distruzione delle case è assolutamente inoppugnabile nella sua crudeltà. Alla 1^ conferenza stampa della Protezione Civile del 25 agosto si contano 247 vittime accertate e 264 i feriti. Ma la conta non sarà definitiva. Amatrice è una città praticamente “morta”, e Norcia, che ha potuto contare su una ricostruzione efficace dopo i terremoti che dagli anni ’70 in poi l’hanno martoriata periodicamente, fino all’ultimo del ’97, non regge ai colpi del sisma per quello che riguarda il patrimonio culturale che presenta profonde ferite sin da subito. Monsignor Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia a ora di pranzo del 24 è laconico, “Non c’è più una chiesa agibile”.

Ed il 24 è anche l’alba della paura per gli sciacalli e della conta dei danni alle infrastrutture. Le vie di comunicazione devastate o fortemente danneggiate saranno un’altro dei gravissimi problemi collaterali, e di non minore importanza del terremoto in Centro Italia.



Il terremoto e i grandi temi del giorno dopo

Dal 25 in poi è chiaro quale sarà il tema portante dei mesi a venire e su cui la Protezione Civile non fa troppi misteri: il suo nome è sciame sismico. 470 scosse tutte tra 3,8 e 4,5 della scala Richter. Le repliche non lasciano scampo alle poche strutture rimaste in piedi dopo la prima scossa del 24. E così che crolla il campanile di San Pellegrino di Norcia e rimane seriamente danneggiato il Castello della Rancia di Tolentino. Ma la lista è lunghissima e dolorosa.

Inizia anche la grande fuga dei turisti e le cancellazioni delle prenotazioni in corso. Il panico economico si aggiunge alla disperazione per i lutti ed i danni subiti. Ma c’è anche chi non cancella e, al contrario, conferma la sua presenza o eventi che si faranno lo stesso con coraggio, come la manifestazione sulla Birra “Cotta o Cruda” a Foligno.

Intanto la Regione Umbria comunica che sono state 719 le persone che, nei centri umbri colpiti dal sisma, sono state assistite nelle prime 24 ore successive alla prima scossa, mentre alle 18 del 26 agosto sono già 6.120 le forze di supporto in campo in tutti i territori interessati. Il Consiglio dei Ministri annuncia la sospensione delle tasse e stanzia i primi 50 milioni per l’emergenza. Ci sono tende, acqua e pasti caldi e tutto questo è possibile grazie anche alla rete dei nuclei di Protezione Civile di tutta Italia e alle varie associazioni che senza sosta e con una generosità commovente intervengono sul posto.

C’è chi è pronto a ripartire, ma anche chi è psicologicamente provato per non avere più un tetto sotto cui ripararsi, per aver perso i punti di riferimento. Gli anziani e i bambini sono i soggetti che più patiscono questa condizione.

Altro tema di enorme sensibilità è l’agibilità dei plessi scolastici di tutti i territori su cui iniziano le prime verifiche. Settembre e l’inizio delle lezioni è a due passi. Tornare a scuola normalmente può e deve essere un segnale di rinascita.

Gli animali al servizio della Protezione Civile, ma anche quelli già presenti sul territorio e rimasti senza ricovero, diventano un tema su cui intervenire rapidamente. I cani molecolari scavano senza sosta tra le macerie fino a lacerarsi i polpastrelli, a ferirsi le zampe. Gli animali domestici abbandonati e quelli da reddito (polli, maiali, mucche, pecore etc.) vanno sistemati prima che muoiano per sete e fame o anche freddo. L’Enpa di Terni è la prima a mettersi a disposizione per la necessità

Dopo 6 giorni dalla prima scossa arrivano i primi provvedimenti della Giunta Regionale per far fronte alle emergenze. Il primo provvedimento di grande sensibilità è il riconoscimento della Cassa Integrazione in deroga.

E a 6 giorni dalla prima scossa, inizia la conta dei danni del patrimonio artistico. “Sono 293, i beni immobili di valore culturale crollati o gravemente danneggiati nel raggio di 20 km dall’epicentro del terremoto tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo”, afferma il Ministro Dario Franceschini in una delle conferenze stampa delle autorità che si susseguono senza sosta. Uno dei più preoccupanti, a rischio crollo, è la famosa Abazia di S’Eutizio di Preci. Perdere le radici culturali in questo modo, per un paradosso, sembra quasi senza senso.

Il 30 agosto è il giorno del lutto. Funerali di Stato ad Amatrice con l’allora premier Matteo Renzi. In terra 28 bare di cui 2 bianche, due dei tanti, troppi, bambini che hanno perso la vita nel sisma del 24 agosto.

Ed anche nel giorno dei funerali continuano le scosse di assestamento nella zona. Dal 24 agosto sono state più di 2.500.



La vita al tempo del terremoto, i grandi cambiamenti e il ‘Big One’

Il terremoto del Centro Italia è anche un grande momento di verifica dello stato orografico e, in generale, del territorio. Iniziano così ad arrivare le prime informazioni che oltre a suscitare sorpresa scientifica, lasciano intendere alla perfezione la grande potenza sprigionata dalla scossa del 24 agosto.

I satelliti di Cosmo- SkyMed, Agenzia Spaziale Italiana, certificano che la Piana del Castelluccio si è abbassata di ben 18 centimetri. Esce anche i l primo Rapporto di Sintesi dell’INGV sullo sciame sismico immediatamente successivo alla prima scossa del 24-08. Osservati speciali sono circa 2400 punti sensibili tra cui il più segnato ed indicativo sembra essere il Monte Vettore.

E mentre gli esperti cercano di trovare una ragione scientifica a tutto quello che sta accadendo, la tensione tra la popolazione ed anche tra gli amministratori dei territori si fa palpabile. A Norcia vola qualche schiaffo durante una discussione su come trovare un alloggio a chi una casa non ce l’ha più. E sullo stesso territorio nasce anche una querelle “tende disponibili”. La Regione dice che ce ne sono a sufficienza mentre la popolazione sostiene il contrario.

Stanziati anche, nella prima decade di ottobre, i primi 18 milioni di euro a sostegno delle aziende agricole e agroalimentari, pilastro di tutti i territori colpiti.

E mentre i vari COC lavorano allo stremo delle forze (manca personale per smaltire tutte le richieste di sopralluogo), si intravede anche un piccolo segnale di normalità. Viene riaperta al traffico veicolare la SP 476-Tre Valli in direzione di Norcia.

Ma la priorità resta quella del “tetto sopra la testa”, anche in previsione della cattiva stagione in arrivo.

Il 12 settembre è una data cruciale. Riaprono le scuole e non tutti rientreranno nelle vecchie aule. Mentre a Preci, Cascia e Monteleone le attività sono iniziate regolarmente negli edifici tradizionali, a Norcia  elementari, medie e superiori prendono avvio nelle tensostrutture della Protezione Civile. La questione su cosa sia meglio tra tensostrutture ed edifici classici terrà banco a lungo tra i genitori e gli addetti ai lavori. La paura, sostenuta dalle continue scosse, ovviamente non si può allontanare in pochi giorni.

Senza sosta il lavoro dei Vigili del Fuoco e di tutte le forze dell’ordine in campo, che con il passare dei giorni mettono in sicurezza tutto il possibile e anche di più. E così a San Pellegrino di Norcia, dopo il crollo del campanile, si recupera la campana rimasta in bilico sul tetto della chiesa.

Il 4 ottobre però sarà un giorno che rimarrà scolpito nella memoria e nel sorriso sui volti di tutti gli abitanti del piccolo borgo della Valnerina, diventato uno dei simboli della potenza distruttiva del sisma. Arriva infatti per una visita a sorpresa Papa Francesco. La vita nei luoghi del terremoto è scandita anche dai tempi di attesa per tornare alla normalità.

L’11 di ottobre si firma il Decreto sulla Ricostruzione approvato dal Consiglio dei Ministri che oltre a stabilire le regole di accesso al sostegno e i territori inseriti nel cosiddetto “Cratere”, stanzia 200 milioni di euro per la ricostruzione e altri 100 per il credito d’imposta.

La Provincia di Perugia decide anche il primo stanziamento di un milione di 1.120.000 euro per la sistemazione delle scuole del territorio.

Ma la normalità e di là da venire. Alle 19,11 del 26 ottobre una scossa di magnitudo 5,4 con epicentro a Castelsantangelo sul Nera riporta l’orologio indietro al 24 agosto. La macchina dell’emergenza torna a operare a pieno regime. Passerano solo pochissime ore e alle 21,29 una seconda violentissima scossa di magnitudo 5,9 con epicentro a Ussita, fiaccherà ogni possibile “resistenza” positiva per un futuro migliore. Interrotta nuovamente la viabilità e nuovi crolli. A Campi di Norcia si sbriciola letteralmente la chiesa di S. Salvatore, mentre nella già provata Abbazia di S.Eutizio a Preci crolla il rosone centrale e parte della facciata.

E’ chiaro che dopo la violenta scossa del 26 ottobre il movimento delle faglie interessate dallo sciame sismico ha ripreso forza. Sono oltre 1.400 gli eventi registrati dall’INGV di cui quasi 90 compresi tra 3,5 e 4 di magnitudo Richter.

Il 29 ottobre si riunisce la Commissione Grandi Rischi (la struttura di collegamento tra il Servizio nazionale della Protezione Civile e la comunità scientifica): “…non si può inoltre escludere la prosecuzione della sismicità a Nord del sistema del Vettore-Bove. Ad oggi non ci sono evidenze che la sequenza in corso sia in esaurimento. Nella sua estrema sintesi il pensiero della Commissione fotografa la situazione di altissimo rischio del territorio e di future violente scosse e per la prima volta una istituzione non teme di dire le cose come stanno. Meno di 24 ore e la paura, solo descritta, diventa una terribile e inesorabile realtà per l’Umbria.

Una scossa violentissima, la più forte dall’attivazione delle faglie il 24 agosto, semina terrore e distruzione a Norcia e nell’area di riferimento dell’epicentro. Sono le 7,40 del 30 ottobre e l’INGV registra una scossa di magnitudo 6,5 con epicentro nella zona nord-est della città di San Benedetto.

L’immagine indelebile e terrorizzante della distruzione è la facciata della Basilica intitolata al Patrono d’Europa avvolta in una strana nebbia, mista a polvere di pietra, alle prime luci della mattina. E dietro il nulla. Quella facciata infatti è l’unica cosa rimasta in piedi del prezioso luogo di culto completamente crollato al verificarsi della scossa.

Da questo momento nulla sarà più come prima. La prima cosa da ricostruire questa volta sarà l’anima.


La foto di copertina e il video sono stati realizzati dopo il primo terremoto del 24 agosto 2016. Molti degli edifici immortalati non hanno resistito alla seconda scossa del 30 ottobre.

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