Terremoto, Marini spiega step e misure "Costruire con materiali diversi" | Appello all'Ue "Adotti basilica San Benedetto" - Tuttoggi

Terremoto, Marini spiega step e misure “Costruire con materiali diversi” | Appello all’Ue “Adotti basilica San Benedetto”

Redazione

Terremoto, Marini spiega step e misure “Costruire con materiali diversi” | Appello all’Ue “Adotti basilica San Benedetto”

Container soluzioni migliorative rispetto a tende comuni, ma i tempi rischiano di slittare | Pressing per inserire Spoleto nel cratere | La presidente: chi vuole andare nelle casette del 1997 può farlo | Ipotesi per una nuova viabilità della zona
Mer, 09/11/2016 - 03:04

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Annunciato per lunedì, slitta il nuovo decreto legge del Governo sul terremoto approvato dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana ma non ancora pubblicato. Sarà questo lo strumento che detterà le linee guida per l’assistenza alla popolazione (attualmente le persone assistite dal sistema nazionale di protezione civile sono più di 30.600) e per la ripresa economica, oltre che per la ricostruzione, andando così a completare quanto previsto con il precedente decreto legge. In attesa di una specifica ordinanza del dipartimento nazionale di protezione civile, che dettaglierà ogni singolo aspetto. Compreso il cosiddetto “cratere”, vale a dire l’area maggiormente coinvolta dalle tre scosse di terremoto del 24 agosto, del 26 ottobre e del 30 ottobre. erranispoleto3La Regione Umbria sta spingendo affinché oltre ai 14 Comuni della Valnerina (sia perugina che ternana, la cosiddetta area interna) sia inserito anche Spoleto. A tal proposito venerdì nella città ducale è arrivato per un sopralluogo il commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani.

Ed è per fare il punto sulle misure del Governo, sull’assistenza alla popolazione e le polemiche, ma anche per parlare di innovazioni nelle modalità costruttive e nei materiali per l’edilizia pubblica e privata (ed anche per i beni culturali), che la presidente della Regione Catiuscia Marini – vice commissario straordinario per la ricostruzione – è voluta intervenire martedì mattina. Lanciando poi un appello alla Commissione europea affinché ‘adotti’ la basilica di San Benedetto.


Sostegno all’economia e semplificazione delle procedure

Sto seguendo in prima persona il tema del decreto legge del Governo, dei contenuti del decreto, che è un po’ il cuore di come potremo gestire sia l’assistenza nei prossimi mesi alle persone, sia come possiamo far ripartire rapidamente la vita economica e produttiva” spiega la presidente Marini. “Se c’è una cesura fondamentale tra terremoto 30 ottobre 2016 at 20.36.16quello che è accaduto il 24 agosto per l’Umbria e quello che è avvenuto con il terremoto del 30 ottobre – sottolinea – è il coinvolgimento questa volta di tanti immobili che ospitano le attività produttive, dell’area industriale di Norcia, degli allevatori, degli agricoltori, del settore turistico. Che invece il 24 agosto non avevamo con questa dimensione ed estensione: era molto più contenuta. Quindi questo ci cambia anche un ordine di priorità. La mia linea è quella che le imprese abbiano un canale diretto e più rapido per intervenire sia immediatamente per la rimozione delle macerie, sia nella fase anche della ricostruzione degli edifici”. L’obiettivo è quello di “procedure accelerate, riduzione dei tempi, uno sportello dedicato dell’ufficio della ricostruzione che si occupa immediatamente delle attività produttive, che anche sono il perno del mantenimento della vita economica e sociale del territorio e del lavoro. Questo vale sia per il comparto industriale e manifatturiero che per quello agricolo e zootecnico. Il decreto mette a disposizione una parte di strumentazione finanziaria importante. Ma molti ci chiedono le procedure e quindi la mia attenzione massima in queste ore è far sì che tutto quello che possiamo fare per fare una ricostruzione in sicurezza e di qualità, ma anche il più possibile semplificata proceduralmente, lo dobbiamo mettere in campo in questo momento per le attività economiche e produttive”.

Dal punto di vista più concreto, verrà attrezzata un’area con gli uffici pubblici con dei container, che ospiterà anche l’ufficio ricostruzione. Poi ci sarà un’area per delocalizzare, per chi vorrà, i negozi, gli studi professionali etc. Mentre le aziende chiedono di poter ricostruire direttamente: ovvio che un prosciuttificio non potrà essere delocalizzato in un container. “Dobbiamo accelerare per farli subito ripartire” evidenzia la Marini.


Ipotesi ampliamento del cratere dopo il 30 ottobre a Spoleto

Che il terremoto del 30 ottobre abbia cambiato radicalmente la situazione dei danni in Umbria rispetto al 24 agosto lo si vede dai numeri dell’assistenza e dai danni diffusi in tutta la regione. Ma oltre alla Valnerina terremoto eggi 4ad aver subito i danni maggiori è l’area di Spoleto, quella più prossima all’epicentro. Per questo il 31 ottobre i sindaci dell’area che va da Spoleto a Foligno avevano lanciato un appello per essere inseriti nel cosiddetto cratere, vale a dire la zona più colpita dal sisma.
Dopo il Consiglio dei ministri di venerdì sembrava che il Governo fosse pronto ad accogliere tale istanza. In realtà il decreto legge non dovrebbe contenere l’elenco dei comuni interessati, che sarà invece deciso da un’apposita ordinanza della protezione civile, come conferma anche la governatrice umbra. La quale sta spingendo perché oltre ai 14 comuni dell’area interna Valnerina sia inserito anche Spoleto: “Ho formalizzato un’apposita richiesta in tale senso al commissario straordinario Errani e sarà oggetto di valutazione anche ovviamente di natura tecnica. Ritengo che il numero di edifici coinvolti, di alcune aree che sono diventate zone rosse (come Eggi, ndr), la prossimità all’area sismica e la connessione dal punto di vista socio-economico, ci imponga come Umbria di valutare l’estensione del cosiddetto cratere anche al comune di Spoleto”.


Una task force per una ricostruzione innovativa

Dopo il 24 agosto si è a lungo parlato in tutta Italia e non solo del “modello Norcia”. Davanti alle immagini di distruzione di Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto ed alle quasi 300 vittime, la città di San Benedetto e la Valnerina tutta erano rimaste ferite, ma avevano retto. La ricostruzione post sisma del 1979 prima e del 1997 poi aveva insomma funzionato. Lo scenario però è iniziato a cambiare radicalmente il 26 ottobre prima ed il 30 ottobre poi. Le strutture attualmente agibili tra Norcia, Preci e Cascia non sembrano essere molte, le chiese sono state quasi tutte rase al suolo, ma anche le abitazioni più nuove sono state squartate dal tremendo terremoto di 6.5 gradi. “In Umbria nel ’97 si parlò per la prima volta di miglioramento sismico – ricorda la governatrice – non solo di ricostruzione dei danni. Lo Stato chiedeva che gli edifici dovessero non solo essere riparati ma migliorati. Io credo che questo terremoto ci debba molto interrogare sulla modalità della ricostruzione, sulle soluzioni tecniche. Come Regione, insieme con il commissario, una grande attenzione la vogliamo mettere nel mobilitare una comunità scientifica, una comunità tecnica e le esperienze migliori delle imprese per capire invece anche come fare la ricostruzione di Norcia, Cascia e Preci, cosa dobbiamo cambiare, innovare. Forse  si apre la strada per immaginare tipologie di materiali diverse da quelle che abbiamo finora utilizzato. Dobbiamo studiare quello che è accaduto. Certo, non dimentico che si è trattato di un terremoto di 6.5 senza vittime e quindi vuol dire tanto quello che è stato fatto in passato, ma ci dice anche che dobbiamo studiare cose nuove da fare per il futuro ed anche cambiare tecniche, tecnologie, esperienze costruttive, materiali che vengono impiegati, le tipologie edilizie che vengono eseguite, che devono tenere conto della convivenza in un’area sismica con il terremoto”.  Per ricostruire, poi, ricorda la governatrice, ci saranno elenchi di professionisti e liste di merito per le imprese, a cui dovranno attingere tutti: enti pubblici e privati. “Saranno un elemento di garanzia per la ricostruzione” osserva.

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Ed un discorso nuovo, a livello nazionale, verrà fatto anche sui beni culturali, dopo le tante polemiche che ci sono state e la perdita per sempre, in alcuni casi, di chiese che avevano resistito per secoli.  “I Beni culturali – aggiunge la presidente della Regione Umbria – insieme con il Ministero e con le soprintendenze, ma anche con le Regioni ed i Comuni, sono intenzioni ad aiutare un percorso che non sia più soltanto quello della conservazione del bene, ma quello della difesa del bene culturale. Non ci basta conservare se il bene rimane fragile. E’ arrivato il momento di studiare cose più robuste che possano difendere il bene dal rischio della calamità naturale. Si pone il tema di studiare cosa si può fare per difendere questo patrimonio, sia quello che dobbiamo rimettere in piedi che quello che pur non essendo gravemente lesionato dobbiamo proteggere per il futuro. Questo riguarda sia l’area sismica direttamente coinvolta da questo terremoto, ma anche il resto della regione“. 


Appello all’Europa: ricostruisca la basilica di San Benedetto

Dalla Marini arriva poi un forte appello alla Commissione europea, affinché finanzi la ricostIMG-20161108-WA0028ruzione della basilica di San Benedetto: “San Benedetto è patrono dell’Europa. Chiediamo all’Europa sia di ripensare un pezzo di programmazione delle politiche regionali, penso ad esempio al Fesr (fondo europeo di sviluppo regionale) o al fondo per l’agricoltura su cui si basano i nostri Psr, sia risorse aggiuntive che il Governo italiano ha chiesto e che noi condividiamo come Regione, ma dico all’Europa: la Commissione europea faccia un gesto simbolico, anche di aiutarci nella ricostruzione, adotti la basilica di San Benedetto che è simbolo del patrono d’Europa, ma anche del monachesimo occidentale, del contributo che ha dato alla cultura europea proprio la visione spirituale e ci aiuti nella ricostruzione della basilica, sarebbe un grande progetto”.


Il sostegno della Regione contro lo spopolamento del territorio

Dalla Regione Umbria, poi, grande attenzione perché non vada perduto quanto fatto in questi anni per evitare lo spopolamento del territorio, tanto che erano già stati previsti ingenti risorse per la cosiddetta area interna, che va da Norcia fino a Montefranco. “La Valnerina vive se facciamo vivere la sua vita comunitaria. Norcia e tutti i comuni della Valnerina sono un pezzo della forza economica e produttiva. E’ un territorio valorizzato dal punto di vista ambientale, turistico e delle produzioni agricole ed agroalimentari perché c’è stata una vita di radicamento della gente in questo territorio, di investimenti straordinari, produttivi. Parliamo di un pezzo di economia robusta e sana, che è stata resa fragile da questo evento e che è stata messa in ginocchio. Noi, come Regione che ci avevamo già investito  in via ordinaria, oggi con il sisma dobbiamo battere con più determinazione questa strada. La Regione è alleata dei cittadini nel rimanere lì. La Valnerina vive e vivrà se questo patto di fiducia che hanno fatto i cittadini con i loro comuni, le loro frazioni, i loro borghi, lo manteniamo in vita. Il lavoro che immediatamente voglio fare, anche insieme con i sindaci è lavorare immediatamente alla scommessa della ricostruzione. La gente di montagna coglie anche che può fare un sacrificio se vede la certezza della ricostruzione immediata. Concentrarci in questo momento sulle regole e sulle risorse finanziarie per rendere celere l’avvio del procedimento della ricostruzione è anche la migliore risposta che possiamo dare ai disagi che le persone stanno vivendo stando fuori dalle proprie case“.


Le problematiche abitative, casette del ’97 e i container collettivi

Nel ringraziare tutto il sistema in campo, dalla protezione civile alle forze dell’ordine ai dipendenti dei vari enti, ma anche volontari e chi si è attivato con le donazioni, Catiuscia Marini ha lanciato un appello affinché i soldi donati alle associazioni possano servire per realizzare strutture tipo quelle già esistenti che hanno permesso l’assistenza delle persone. A Preci come in alcune frazioni di Norcia, ad esempio. Strutture per la vita aggregativa e sociale “che in un’emergenza diventano una grande opportunità per le persone”, diventando un modello anche su queste strutture collettive.

container collettivi terremoto

Planimetria di un container tipo

Ed a proposito di strutture collettive, la presidente ha ricordato come i container che arriveranno saranno una situazione migliorativa rispetto alle tende attuali, una concessione fatta dal sistema di protezione civile viste le particolarità del territorio e viste le richieste della popolazione in attesa dell’arrivo dei tanto attesi Sae (situazioni abitative di emergenza). Sui tempi, ci vorranno meno di due mesi e quindi si pensa entro fine dicembre di metterli a disposizione. Le aree saranno urbanizzate e dovranno essere diverse rispetto sia a quelle che ospitano le attuali strutture che a quelle che ospiteranno in futuro i villaggi con le casette prefabbricate (attese per la prossima estate). I villaggi comunitari in questione avranno stanze da 2 o 3 posti letto e con i servizi in comune. Una situazione temporanea perché la protezione civile nazionale è contraria alle tende ed in attesa delle “casette”. “A differenza dei Sae che saranno destinati solo a chi ha una casa gravemente inagibile, in questi container collettivi possono andare tutti, anche chi ha danni lievi o paura di stare a casa” spiega. Chi vuole, comunque, potrà andare anche nelle casette di legno del terremoto del 1997quelle al centro delle nuove polemiche degli ultimi giorni dopo la puntata de Le Iene – nella zona di Foligno o Nocera Umbra, messe a disposizione sin da subito. A Sellano ad esempio dopo le ultime scosse di terremoto già ospitano la popolazione locale.

Il nostro obiettivo – prosegue – è quello di dare a tutti una casa dignitosa“. Attraverso appunto i Sae, vere e proprie abitazioni, fornite di ogni cosa, mobili ed elettrodomestici compresi. I tempi, però, dopo l’ultima emergenza del 30 ottobre, si allungano. Il problema è quello di capire quanti moduli abitativi servono, quanto grandi devono essere le aree che poi devono essere urbanizzate. Se la situazione dopo il 24 agosto era pressoché chiara, dieci giorni fa tutto è cambiato: dovranno essere fatti nuovi sopralluoghi (prima erano 70mila, ad ora forse saranno 200mila), il numero delle persone con casa completamente inagibile è di gran lunga superiore e dovranno essere compilati nuovi moduli di richiesta, con i cittadini chiamati a scegliere tra il contributo per l’autonoma sistemazione (le cui prime erogazioni avverranno in questi giorni) e il Sae. Soltanto quando si avrà un quadro completo della situazione si avvierà l’iter. “I sei mesi di tempo necessari partono da allora – osserva la Marini – verranno montate anche più case al giorno, il montaggio è rapido, ma è tutto quello che c’è dietro che è lungo. Ad esempio, mentre le urbanizzazioni dei container collettivi saranno molto rapide (essendoci aree per i servizi igienici e per la cucina localizzate in un solo punto), quelle per i moduli abitativi saranno più lunghe, come se si trattasse di una normale lottizzazione.


In arrivo prefabbricati scuola a Norcia e Cascia

Sarà più veloce invece l’arrivo di prefabbricati scolastici. La Regione è in stretto contatto con l’Ufficio scolastico regionale per quanto riguarda la situazione delle scuole. A Norcia la ripresa è prevista per lunedì 14 novembre, con un doppio turno, mentre è stato già avviato l’iter per un’altra struttura prefabbricata. Moduli scolastici sono in arrivo anche a Cascia. “Con l’Usr – spiega Catiuscia Marini – abbiamo definito tutto il percorso scolastico per la ripartenza delle scuole a Norcia, Cascia, Preci e Monteleone di Spoleto. Accanto ai moduli che abbiamo già realizzato, stiamo ordinando un raddoppio dei moduli per Norcia ed anche la previsione di alcuni moduli, 5, per il comune di Cascia, che possono soddisfare quindi le esigenze scolastiche e ci mettono in una situazione di tranquillità per valutare bene tutto quello che dobbiamo fare sugli edifici scolastici di questi comuni. Mentre Preci ha risolto con strutture alternative che già possiede e Monteleone dovevano fare solo delle opere di sistemazione“.


“Studiare una nuova viabilità di collegamento”

Attualmente le strade sono quasi tutte chiuse e a viabilità limitata. La Tre Valli nel tratto che collega l’Umbria con le Marche è chiusa dal 24 agosto. La galleria di Forca Canapine ha lesioni sulla calotta e l’Anas sta predisponendo un intervento importante ma con tempi lunghi. Con le ultime scosse è franato un pezzo di montagna tra Triponzo e Visso, con il fiume che è esondato sulla strada 209 Valnerina; secondo i tecnici c’è il rischio di distacchi di roccia ancora maggiori. Anche in questo caso i tempi di riapertura sono lunghissimi. Sulla Tre Valli tra Serravalle e Borgo Cerreto continuano a cadere massi: l’Anas sta intervenendo per ripristinare questo collegamento fondamentale ma al momento possono transitare solo mezzi di servizio. Qualche giorno  fa è stata chiusa anche la strada provinciale che collega Sant’Anatolia di Narco sale a Monteleone di Spoleto, sempre per caduta massi. L’unica strada agibile, ma non per i mezzi pesanti, è quella che passa per Rocchetta (Cerreto) e Poggio Primocaso (Cascia).

In questa situazione – commenta Catiuscia Marini – è importante il fatto che il decreto legge prevede che l’Anas intervenga a supporto dei Comuni e delle Province. Questo terremoto ha però isolato la Valnerina ed i collegamenti tra l’Umbria e le Marche. E’ quindi il momento di immaginare una nuova viabilità per la zona. Vorremmo discutere con il Governo di questo, è l’occasione per studiare situazioni nuove“.

(modificato alle 10 del 9 novembre)

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