Tassa soggiorno, Spoleto rischia “Don Matteo 10”: scontro albergatori-comune

Tassa soggiorno, Spoleto rischia “Don Matteo 10”: scontro albergatori-comune

Servono 200mila €, Cardarelli “non sulla pelle dei cittadini” / Ecco le tariffe / Querela per Tattini (Confcom) / La nota (distorta) di Barbanera e Bianconi

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Sulla tassa di soggiorno è ormai scontro aperto tra albergatori e comune di Spoleto, con tanto di querela in vista. La giunta guidata dal sindaco Fabrizio Cardarelli, a sei mesi dall’avvio del confronto con le associazioni di categoria e senza aver ricevuto alcuna garanzia economica dalla controparte, è pronta a varare la tassa – a carico dei turisti –  che dovrebbe portare soldi sufficienti a garantire quegli eventi ritenuti strategici per una città che da sempre, a chiacchiere di sicuro, un po’ meno nei fatti, si dice a vocazione turistica. Prova ne sia che non si ricordano, neanche quando la crisi non c’era, interventi di qualche rilievo da parte del “privato” a sostegno di kermesse e di quel minimo di comunicazione che avrebbe potuto aiutare lo sviluppo economico della città.

Servono 200mila euro – per mantenere anche per il prossimo anno alcune manifestazioni e “presenze” come la fiction di “Don Matteo 10”, occorre trovare qualcosa come 200mila euro. Cifra che qualche albergatore, almeno all’inizio del confronto post elezioni amministrative, aveva definito facilmente sostenibile per la categoria; tanto che per Cardarelli, in linea con il programma elettorale, quello della tassa di soggiorno non sembrava più una priorità. Le promesse però sono rimaste tali.  Così, trascorso quasi un semestre e dovendo chiudere alcuni accordi come quelli con la Lux Vide per la serie tv di Terence Hill, il Strumenti & Musica Festival o il Festival della diplomazia, solo per citarne alcuni, al Comune non resta altro che applicare il balzello. Sul piatto della bilancia, a quanto appreso da fonti qualificate, c’è solo il contributo della Fondazione CaRiSpo del presidente Sergio Zinni (30mila euro) mentre si attende, con sempre meno speranze, un riscontro dalla Banca Popolare di Spoleto. Il Sindaco, determinato a non far gravare questa spesa sulle tasche dei cittadini, si è detto disponibile a finanziare un cifra intorno ai 15mila euro, più o meno quello che sembrerebbero disposti a mettere gli albergatori. Confcom vorrebbe poi lanciare una sottoscrizione di 10€ al mese tra tutti i propri iscritti (ca. 500) ma la proposta trova già diverse resistenze tra i titolari di quelle attività che sono fuori dal centro storico. Anche nella migliore delle ipotesi all’appello mancherebbero sempre 80-90mila euro. Da qui la decisione che sembra destinata a trovare i favori anche dell’opposizione in consiglio comunale. Il pericolo più urgente da scongiurare è definire ll’accordo per “Don Matteo 10” che da solo comporta una spesa di circa 130mila euro, spicciolo più, spicciolo meno.

La nota – di queste ore la presa di posizione delle associazioni di categoria che, seppur con toni duri, hanno chiesto un nuovo confronto all’amministrazione. Ieri pomeriggio si è infatti tenuto una assemblea degli iscritti a Federalberghi-Confom e ConSpoleto, alla presenza dei rispettivi presidenti Bianconi e Barbanera.  “Abbiamo affrontato il tema della temuta “tassa di soggiorno”, recentemente minacciata dal sindaco Fabrizio Cardarelli, nonostante i numerosi incontri con la categoria alla quale aveva garantito che non avrebbe applicato l’assurda ulteriore tassa se non con il consenso delle associazioni di categoria. Riteniamo che non sia l’ennesima tassa a poter rappresentare una risposta utile ai problemi di bilancio del Comune. Serve invece per la categoria un impegno condiviso a fare di più e meglio, razionalizzando o tagliando dove opportuno, insieme a tutti i soggetti interessati pubblici e privati. I dati dimostrano che a fronte di un apparente beneficio economico l’introduzione della tassa produce effetti negativi sull’offerta dell’intero territorio ed in particolare sul mercato dei gruppi organizzati, di conseguenza sarà tutta l’economia locale a subirne un danno: meno turisti, meno lavoro per le attività commerciali e meno occupazione nell’intera città. Gli albergatori ricordano al sindaco, qualora ve ne fosse bisogno, che il tasso di occupazione delle strutture ricettive in città non arriva al 30%. La nostra città Spoleto e l’Umbria in generale non sono paragonabili a destinazioni primarie come Roma, Venezia o Firenze, dove l’occupazione è del 90% e qualunque turista italiano e straniero le ritiene mete irrinunciabili. La scelta dell’Umbria e ancor più quella di Spoleto possono essere facilmente sostituite con un altro comune o altra regione dove la tassa non viene applicata, non dimentichiamo infatti che specialmente i gruppi organizzati decidono di pernottare in una città o in un’altra per pochi euro di differenza e basterebbe arrivare al comune vicino per non pagare la tassa. Esempio concreto di questa realtà sono le centinaia di gruppi organizzati che hanno negli ultimi tempi abbandonato Perugia  a favore dei comuni limitrofi. Quello che le imprese del turismo leggono nella fretta del sindaco è purtroppo la totale mancanza di una strategia turistica, ma la sola e fin troppo facile idea di fare cassa. Le imprese ricettive si dichiarano, insieme a tutte le categorie imprenditoriali, ancora una volta disponibili ad un confronto che veda invece il turismo al centro delle politiche di sviluppo della città e del territorio, a salvaguardia di una situazione economica estremamente difficile, che invece secondo tutti gli indicatori proprio attraverso politiche turistiche di sviluppo potrebbe vedere anche un rilancio occupazionale. Gli albergatori tornano a proporre un confronto quanto prima all’amministrazione per scongiurare la tassa di soggiorno”.

E’ tassa di scopo” – secca la replica del primo cittadino, raggiunto telefonicamente da Tuttoggi.info, il quale, pur lasciando la porta aperta al dialogo, si dice amareggiato per le dichiarazioni “strumentali e non veritiere” delle due associazioni. “Gli albergatori sanno bene che sarebbe una tassa di scopo, cioè gli introiti verrebbero destinati solo a favorire le iniziative turistiche, quindi con esclusivo ritorno per loro e per l’immagine della città. Non come qualche altro comune che le destina alle opere pubbliche. Non sono affatto disposto a far gravare questa spesa sui cittadini, già alle prese con una situazione economica gravissima, non è giusto! La nostra proposta è di una tassa variabile, a seconda delle ‘stelle’,  tra i 60-80 centesimi di euro a 1,2-1,5 euro a notte per persona. Non saremo una mosca bianca, c’è già il precedente di Perugia o quello di Assisi, dove i pulmann pagano 90 euro al giorno”.

La querela – è ancora troppo presto per capire se e quando ci sarà un nuovo confronto. Di sicuro le armi sono affilate e lo stesso sindaco ha anticipato di aver dato mandato ai propri legali di querelare il presidente di Confcom Spoleto Andrea Tattini che nei giorni scorsi, su un quotidiano umbro, aveva aspramente criticato la decisione all’esame della Giunta.

Il confronto – certo è che qualcosa, nella protesta degli albergatori, non quadra. Basta infatti fare una rapida ricerca su internet per scoprire che i prezzi per una camera a Roma in questi giorni sono abbastanza in linea con quelli della città del festival. Con una differenza di non poco conto. Nella Capitale, infatti, la tassa di soggiorno è arrivata a 6 euro a notte per persona in albergo a 3 stelle (3,5€ a Venezia, 3€ a Firenze). In buona sostanza, su un costo di circa 90€ per una doppia, il balzello nella città eterna per una coppia di turisti (12€) sfiora il 13% ca.. Percentuale ben lontana da quella che vorrebbero gli amministratori spoletini (1,2% ca.). A parità di prezzo ma non di opportunità.

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