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Spoleto58, Ministro Pinotti “Renzi, lavoratore infaticabile” / Mieli “Tu prossimo Presidente”

Redazione

Spoleto58, Ministro Pinotti “Renzi, lavoratore infaticabile” / Mieli “Tu prossimo Presidente”

La titolare del dicastero della Difesa “entro il 2018 riformerò le Forze Armate”. Mieli “servono ancora le primarie per gli appuntamenti elettorali locali?”
Dom, 05/07/2015 - 18:52

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Spoleto58, Ministro Pinotti “Renzi, lavoratore infaticabile” / Mieli “Tu prossimo Presidente”

Sono una persona determinata a raggiungere gli obiettivi che nella vita mi sono data, cercando di fare bene ogni cosa, che fosse l’insegnante, il capo scout, o i ruoli nel volontariato o nella politica”. Si descrive così Roberta Pinotti, ministro della Difesa, nella terza giornata degli Incontri di Paolo Mieli, il format pensato dal gruppo Hdrà per il Festival dei 2Mondi di Spoleto che ha visto e vedrà ancora alternarsi, nel prossimo e ultimo week end grandi nomi della cultura, dell’economia, della politica e delle istituzioni.

Il ministro ha risposto senza imbarazzo al fuoco di domande di Paolo Mieli, spaziando dalla sua sfera privata alle grandi questioni legate alla sicurezza e agli equilibri internazionali. “A 29 anni, quando il Pci annunciò la svolta, decisi di partecipare direttamente a quella trasformazione. Sono riuscita a far coniugare le mie attività con la famiglia, che ho sempre messo al primo posto, grazie anche all’aiuto di mio marito”.

L’onorevole Pinotti ricorda il suo primo ingresso a Montecitorio, nel 2001, appena neomamma. “Mi fu offerta la possibilità di candidarmi ma non ne ero convinta perché ero incinta di Elena, la primogenita. Fu mio marito a dirmi di non rinunciare, che ce l’avremmo fatta insieme. Ricordo il mio ingresso in Aula con lui che spingeva il passeggino fuori perché i bambini non potevano entrare. Ma io dovevo allattare, così dopo un’ora buona convinsi i commessi e li fecero entrare”.

La Pinotti svela che il suo desidero è stato da sempre quello di occuparsi della Difesa: “divenni membro della Commissione Bilancio, molto importante per tanti aspetti, ma sentivo che non era il mio posto. Il mio desiderio, a differenza di molti nella mia parte politica, che hanno visto le Forze armate come sinonimo di politica di destra, è sempre stato quello di fare il ministro della Difesa

Il direttore Mieli la incalza sul “Libro Bianco”, il documento propedeutico ad attuare l’annunciata riforma. “Sono convinta che se il governo durerà fino al 2018, come credo, riuscirò a riformare le forze armate – dice il ministro -, io capisco e ho stima delle passioni di tutte le singole forze armate, ma fino a oggi questa cosa ha spesso funzionato come se ci fosse una competizione tra loro. Le nostre forze armate devono essere viste come un tutt’uno perché devono garantire il futuro della sicurezza di tutti. Ci vogliono percorsi comuni a partire dallo studio e dalla formazione”. Un chiaro riferimento a quanto chiede da tempo l’Unione Europea che vorrebbe l’accorpamento di più settori.

Mieli le dà atto di aver cominciato a tagliare caserme e aree militari, ma domanda come riesca a trovare il punto di equilibrio tra la spending review e l’arroccamento dei militari che non vorrebbero mai rinunciare al loro ‘sistema’ di difesa. “Ho da sempre attuato un doppio impegno, da un lato spiegando all’opinione pubblica cosa c’è da fare – replica il ministro -, dall’altro chiedendo agli Stati Maggiori alla massima trasparenza. Certo, non è sempre possibile dire tutto, perché ovviamente ci sono situazioni coperte dal segreto militare…” conclude con una battuta la titolare del dicastero di XX Settembre. Che aggiunge “la Difesa ha bisogno di scelte da fare sul lungo periodo, non penso all’armamento leggero, ma ai grandi progetti come quelli delle navi o degli aerei, progetti che devono essere decisi guardando ad un periodo di 20-30 anni. Per questo ho voluto il Libro Bianco, che si differenza dagli altri perché non è stato scritto dai tecnici, ma dal vertice politico. Per risalire ad uno uguale bisogna tornare al dicastero Spadolini”.

L’acuto Mieli sposta ora il tiro sul ruolo delle Primarie nel Partito democratico che definisce un ‘paradosso della politica italiana’ e se non sia arrivato il momento di modificarne le regole, almeno per i livelli locali. Il ragionamento del presidente della Rcs Libri parte proprio dalla sconfitta di due pezzi da novanta del Governo Renzi come Paolo Gentiloni (Ministro degli Esteri) a Roma e appunto Roberta Pinotti a Genova, entrambi finiti al terzo posto dopo l’esito delle primarie per decidere la candidatura a sindaco nelle rispettive città. “Per quello che mi riguarda in quel momento la città era in sofferenza e mi venne chiesto un impegno per Genova. Decisi di partecipare alle primarie ma non era questo il mio desiderio…sì, pensavo di vincere ma, al tempo stesso, che avrei chiuso per sempre con Roma. Rimasi male dall’esito delle urne e da quella lezione ho imparato che non si deve fare mai nulla contro le proprie passioni. Di certo, le Primarie senza politica non hanno senso”.

L’ultima domanda è sul rapporto che ha con Renzi e da quando ha deciso di condividere la sua politica. “All’inizio non ero renziana, anche se avevamo in comune molti valori a cominciare dall’impegno negli scout, ero comunque più di area veltroniana che d’alemiana. Alle Primarie votai Bersani ma già dallo storico discorso di Renzi, con cui ammise la sconfitta, capii che lui rappresentava un nuovo di fare politica, quello che poteva servire al Paese”. Ho grande sintonia con lui – conclude la Pinotti – è molto preparato e serio, cerca di tenere insieme tutte le componenti e le attività dei ministri studiando nel dettaglio ogni provvedimento. Non sempre questa attenzione traspare a livello mediatico ma credetemi che è così. E’ sempre preparato su tutto ciò che approda al Consiglio dei Ministri, su ogni singolo provvedimento o posta di bilancio”. Al momento dei saluti, Paolo Mieli invita il pubblico a salutare quella che sarà il “prossimo Presidente della Repubblica“. Detto da lui vale molto più di qualsiasi candidatura.

In sala – all’incontro erano presenti i vertici del gruppo Hdrà con il presidente Mauro Luchetti e il vice presidente Giovanni Parapini, il prefetto di Perugia Antonella De Miro, il sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli, il comandante della Legione Umbria carabinieri, generale Roberto Boccaccio, con il comandante provinciale colonnello Cosimo Fiore e il capitano della locale Compagnia Marco Belilli, il questore di Perugia Carmelo Franco Maria Gugliotta con il vicequestore aggiunto di Spoleto Claudio Giugliano, il Comandante della Compagnia di Spoleto della Guardia di finanza, il capitano Lisa Nicolosi. Una curiosità: ad ascoltare il ministro Pinotti c’era anche una piccola delegazione della locale Associazione marinai che in questi giorni, in occasione del Festival, ha aperto una interessante mostra con cimeli delle due Grandi guerre. A margine dell’incontro pubblico il ministro si è fermata a parlare per un breve momento sul ruolo degli enti industriali della difesa presenti in Umbria ricevendo una ipotesi di progetto che potrebbe riguardare sia quello lo stabilimento di Terni, sia quello di Baiano di Spoleto.

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