Spoleto, Rinnovamento vuole primarie per Cappelletti o Loretoni / Benedetti (Pd) si ricandida - Tuttoggi

Spoleto, Rinnovamento vuole primarie per Cappelletti o Loretoni / Benedetti (Pd) si ricandida

Redazione

Spoleto, Rinnovamento vuole primarie per Cappelletti o Loretoni / Benedetti (Pd) si ricandida

Gio, 30/01/2014 - 18:40

Condividi su:


Spoleto, Rinnovamento vuole primarie per Cappelletti o Loretoni / Benedetti (Pd) si ricandida

Doveva essere il giorno di Daniele Benedetti, che stamani ha formalizzato la propria disponibilità a svolgere il secondo mandato (in fondo il documento inviato al Pd di Spoleto), invece a rubare la scena è il centrodestra, più precisamente Rinnovamento, il secondo “partito” cittadino in consiglio comunale, la vera spina nel fianco della Giunta. A quanto può anticipare Tuttoggi.info, infatti, all’interno del movimento, nelle ultime ore, si sono create due correnti, una favorevole alla ricandidatura del capogruppo Angelo Loretoni (cinque anni fa perse contro Benedetti per mille voti), l’altra a quella del consigliere Antonio Cappelletti. Nessuna delle due disposta a fare un passo indietro.

Parola ai ‘saggi’ – a decidere saranno i 7 soci fondatori di Rinnovamento (il presidente Salvatore Finocchi, il segretario Mario Arcangeli, il tesoriere Carlo Santi e i 4 consiglieri comunali) che si ritroveranno domani sera per dirimere la querelle. Sul tavolo, per il momento, l’opzione più probabile è quella di andare a “primarie aperte” per stabilire chi sarà il candidato allo scranno più alto di Spoleto. Loretoni può contare sulla maggioranza dei fondatori; Cappelletti sul sostegno dell’associazione “Cento comuni” e, pare, del consigliere del gruppo misto Gianmarco Profili. Un punto di sintesi, per evitare lo strumento delle primarie che potrebbe ripercuotersi contro al momento delle urne, potrebbe essere nel nome di Fabrizio Cardarelli. Che però, fino a questo momento, si è detto indisponibile.

La sede M5S – intanto i grillini annunciano per domenica prossima l’inaugurazione della sede elettorale in piazza Torre dell’Olio 13 con inizio alle 16.30. Al taglio del nastro saranno presenti il candidato sindaco Guido Grossi, il senatore Stefano Lucidi e il consigliere Davide Placidi.

FI-Ncd-Fdi al palo – a parte Rinnovamento, il centrodestra neanche pigola in attesa che il coordinamento regionale si esprima anche sui candidati. La corsa sembra a 3: Giampiero Panfili e Carlo Petrini per Forza Italia, Franco Zaffini per Fratelli d'Italia. Non è da escludersi che possa essere trovato un accordo a livello regionale (magari mettendo sul tavolo le candidature di altri territori, primo fra tutti quello di Foligno dove FI potrebbe riconfermare Daniele Mantucci). Di non poco conto la possibile discesa in campo dell’ex senatore Domenico Benedetti Valentini, tirato per la giacchetta da più parti ma che finora ha dichiarato la propria indisponibilità.

Quella 'voglia' di Pd – torniamo al centrosinistra e al partito democratico che in queste ore, a quanto trapela, sta ricevendo diverse richieste di nuovi iscritti. Come quelle di Aldo Calvani e Pina Silvestri (un passato nella Democrazia cristiana prima, Udc dopo) ma anche di alcuni socialisti fra i quali si mormora il nome dell’attuale vicesindaco Stefano Lisci.

Benedetti bis? – il primo cittadino ha alla fine sciolto il nodo presentando la propria candidatura per il secondo mandato. Lo ha fatto con una lunga lettera inviata al segretario Andrea Bartocci e alla presidente Wilma Fiata nella quale ripercorre “le cose fatte” e critica “le analisi superficiali” che in questi giorni sono giunte da alcuni circoli all’indirizzo della Giunta. Benedetti parla delle “difficoltà che ci hanno impedito di svolgere per intero il programma di mandato” anche se non le elenca. Parla invece apertamente il suo entourage: “le vicende delle dimissioni del vicesindaco Rossi a otto mesi dal varo dell’amministrazione, le continue crisi di giunta aperte dai socialisti, la vicenda umana del compianto assessore Cerami e l’ultima pesante situazione sul disavanzo di gestione che viene da lontano, le tante vertenze industriali effetto della devastante crisi economica, non hanno di certo facilitato il già difficile lavoro della nostra amministrazione”. C’è ora da capire se l’assemblea deciderà per un solo candidato o aprirà le porte alle primarie. La renziana Zampa sarebbe già al lavoro per raccogliere le firme necessarie anche se l’impresa non appare molto facile visti i rapporti di forza all’’interno dell’assemblea. Chi resta alla finestra è Giancarlo Cintioli, pronto a fare un passo avanti se lo chiederà il Partito. Di seguito il documento integrale inviato stamani dal sindaco al Pd:

Cari Andrea e Wilma,
il regolamento, che conosciamo bene, mi obbliga ad un passaggio che in altri tempi è stato regolato da prassi non scritte ma che erano, e per quanto mi riguarda sono, l’essenza della buona politica.
Non è mai accaduto che un sindaco al primo mandato debba scrivere per ricandidarsi, è sempre accaduto che la sua ricandidatura si è riproposta dopo una valutazione politica e programmatica dell’ operato.
Tuttavia, dovendo assolvere al “regolamento”, vi comunico la mia disponibilità per un servizio di altri 5 anni
alla nostra città. Questa mia volontà, come detto sopra, non elimina il prerequisito sostanziale, perché è evidente, che alla mia disponibilità deve corrispondere la decisione del mio partito e della coalizione.
E’ oltremodo ovvio che in assenza di una valutazione positiva dell’operato del sindaco e della amministrazione si porrebbe il problema di una o più alternative. Dopo questa premessa di cose scontate provo a dare un contributo per entrare nel tema.
Il via libero all’eventuale Benedetti 2, non credo che possa limitarsi alla alzata di mano di un numero di componenti dell’ assemblea del nostro partito, così come determinato dal regolamento. Ciò che è imprescindibile è una preventiva discussione serena e sincera, responsabile, approfondita e severa sull’operato del sindaco e della giunta. Credo che voi quanto me giudichiate questo primo passo determinante per le scelte che riguardano il futuro amministrativo di Spoleto e la guida della nuova compagine. Allo stesso tempo, e con un importanza ancora maggiore, le decisioni interverranno sulle prospettive politiche del PD e del centro sinistra.
L’idea che mi sono fatta è che il percorso finora svolto, rispetto alla complessità e serietà dei problemi che abbiamo da superare, non è risultato efficacemente esaustivo.
I diversi resoconti che mi sono arrivati sulle recenti riunioni dei circoli del PD mi hanno infatti convinto che il metodo va assestato, perché più che mai in questa circostanza dobbiamo avere punti di partenza oggettivi e inconfutabili. Gli incontri invece si sono imperniati più sul giudizio dei cittadini, riferito dai presenti, che sulle valutazioni del programma effettivamente svolto (nel bene e nel male), da parte degli iscritti e dei dirigenti del PD.
In una fase così delicata e importante possiamo pensare di valutare un operato senza avere davanti agli occhi un doveroso resoconto delle cose fatte o non fatte? Magari poche essenziali pagine, ma con informazioni, dati e numeri certi, atti riscontrabili e verificabili. In aggiunta a ciò non mi risulta, che ad oggi,
si sia svolto alcun incontro con i nostri amici e compagni di viaggio, passaggio ineludibile per valutare
l’operato di una giunta espressa da un progetto politico e da un programma amministrativo di coalizione.
Solo un coordinatore di circolo mi ha chiesto un resoconto strutturato per avviare la discussione, ma formalmente il partito Democratico non ha chiesto alla sua amministrazione un “resoconto documentato” (la stessa legge oggi impone ai sindaci un “Bilancio di Mandato” corredato di obiettivi raggiunti, ma anche di atti documentali che li attestino). In estrema sintesi, almeno da ciò che mi è stato riferito, la discussione si è risolta pressoché in ogni circolo con eccessiva superficialità, dedicando a volte molto più tempo ad argomenti organizzativi, equilibri di correnti e principi generali, come primarie si o primarie no. Troppo poche, e oso dire forse a volte strumentali, le analisi e le valutazioni svolte che raramente sono entrate a fondo nei problemi di Spoleto e nell’attività portata avanti da questa amministrazione. Ma del resto senza conoscere è ben difficile valutare con la necessaria profondità (lo dico senza polemica).
Pressoché in ogni circolo l’asse del ragionamento si è spostato dalla parte dei cittadini e ciò è giusto, ma anche in questo caso vi invito a riflettere perché per quanto mi riguarda mi unisco al “coro”, ma senza alcuna difficoltà o timore mi permetto anche di dire che è fin troppo scontato affermare che la percezione dei nostri concittadini non è positiva.
Dobbiamo tutti farci una domanda seria, sindaco, partito Democratico e coalizione: “ma davvero siamo convinti che altrove, dopo questi durissimi 4 anni e mezzo, si possano trovare maggioranze più o meno ampie di cittadini soddisfatti ? “
Non c’è sufficiente spazio in questa sede per entrare nel merito delle cose fatte e delle difficoltà che ci hanno impedito di svolgere per intero il programma di mandato, ma alcuni argomenti voglio anticiparli con la speranza di motivare un appuntamento adeguato alla discussione seria che ogni amministrazione merita a fine mandato. Non auspico questo cambiamento di “metodo” per me, quanto per il futuro del PD, del Centro Sinistra e di Spoleto, perché da questa discussione, oltretutto, o meglio prima di tutto, dovrebbero scaturire anche le idee e le linee del prossimo programma amministrativo.
In questi quattro anni e mezzo gli amministratori locali e i cittadini italiani hanno vissuto una crisi impensabile fino a 5, 6 anni fa; hanno visto alternarsi tre diversi governi, con diverse ricette; hanno assistito ai dissesti finanziari di centinaia e centinaia di comuni italiani; hanno subito il levitare di tasse e tributi fino a livelli insostenibili per tante aziende e famiglie; lo Stato ha di fatto trasformato i sindaci in “esattori” per suo conto. Tutto ciò senza parlare dei riflessi pesantissimi sull’occupazione e sullo sviluppo del Paese.
Sono stati anni difficilissimi per tutti: governi, regioni, province e comuni, nessuno escluso, ma lo sono stati soprattutto per i cittadini e le famiglie italiane.
Sto semplicemente tentando di spiegare che il metodo deve partire dal contesto e dal vissuto, altrimenti si rischia di parlare della luna. Tanto per fare alcuni esempi più concreti andiamo a vedere quanti investimenti in opere pubbliche sono stati in grado di fare i comuni umbri rispetto a 6, 7 o 10 anni fa; andiamo a conteggiare la riduzione costante dei trasferimenti da Stato e Regione e poi analizziamo la razionalizzazione attuata, esercizio dopo esercizio, che ha prodotto contrazioni della spesa per milioni di euro limitando fortemente la capacità d’intervento.
Nonostante il contesto e le difficoltà pressoché quotidiane, il livello dei nostri servizi è restato accettabile, in qualche caso, come per i servizi sociali più che accettabile. Eppure non abbiamo portato l’IMU ai livelli massimi consentiti, se non ora, con il Bilancio 2013 per forza di causa maggiore, (ovviamente solo per le seconde case). Ma tanto per restare nel tema dobbiamo ancora capire se per il futuro il governo reinserirà “sotto mentite spoglie” anche l’IMU sulla prima casa. Non tutti i comuni umbri sono riusciti a contenere l’aliquota sulla prima casa e qualche comune, anche importante, non è stato costretto solo da oggi a ricorrere alla aliquota massima sulla seconda casa per pareggiare i conti.
Ai servizi sociali ed educativi abbiamo sempre dedicato una attenzione particolare e prioritaria nel solco dei valori del centro sinistra e tanto più oggi di fronte ad una società sempre più sofferente. Nessun taglio né per tipologia né per numero di servizi ha riguardato il sociale e ciò ha comportato il sacrificio di tanti altri settori. Non ci siamo tirati indietro rispetto alle innovazioni, ne è prova il project financing che ha riqualificato il servizio mense scolastiche diminuendo la spesa ed innalzando la qualità. Ne è conferma l’analogo project financing che stiamo approntando per riqualificare i servizi sportivi.
Sul fronte dell’Ambiente sono state fatte più cose di quelle programmate e spero che finalmente possiamo acquisire la certificazione Emas il riconoscimento più alto per i comuni virtuosi in materia di tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Certo i problemi non mancano perché mentre dico ”ambiente” e penso ai servizi collegati, mi risulta impossibile non pensare ai ”rifiuti”. Ma qui paghiamo lo scotto di un Piano e di un atteggiamento regionale che dobbiamo avere la forza di modificare come amministratori, come partito, come coalizione e maggioranza di area vasta, perché non è certo un sindaco o una giunta che da soli possono invertire una storia lunga, penosa e penalizzante.
Sulla sanità dopo tanto gridare al lupo (per restituire un po’ di memoria ricordo che in questa città da 20 anni si parla di ridimensionamento dell’ospedale), mi pare che qualche risultato, grazie all’impegno assiduo dei cittadini organizzati, delle forze di maggioranza e di minoranza qualcosa è stato ottenuto. Oggi la Radiologia è rinforzata, grazie anche alle apparecchiature moderne donate dalla Fondazione CARISPO; l’Oncoematologia è stata completamente rinnovata negli spazi, arredi e attrezzature; i primari di Ostetricia – Ginecologia e di Ortopedia sono al loro posto con risultati ragguardevoli (in entrambi i casi) e in gran parte gli organici di reparto sono stati rinforzati; la nuova Residenza Sanitaria Assistita è stata inaugurata e per l’Hospice, (fiore all’occhiello regionale), sta per partire il progetto di miglioramento. Sulla “restituzione” del primario di Chirurgia continuiamo a vigilare anche se la Regione ribadisce l’impegno ed anche se attualmente il ritorno di un chirurgo, professionalmente all’altezza per la robotica, ha migliorato la situazione. E’ tuttavia necessario mantenere alta l’attenzione e continuare una sacrosanta battaglia di città perché difendere il livello e la qualità dei servizi sanitari equivale non solo a tutelare la salute di 40.000 abitanti, ma anche a restare a pieno titolo nella rete dell’urgenza emergenza regionale con le nostre indubbie capacità, qualità e specializzazioni.
Sul fronte dei lavori pubblici, sfido chiunque a fare di più in assenza della possibilità di contrarre nuovi mutui (bloccati dalla rigidità del Patto di Stabilità) e con la riduzione del 40% – 50% delle entrate da legge 10 (oneri di urbanizzazione) determinata, da almeno tre anni a questa parte, dalla forte crisi dell’edilizia. Non senza difficoltà abbiamo portato avanti tanti cantieri aperti che oggi finalmente arrivano a conclusione. Stanno per terminare anche tutte le opere pubbliche del PUC2; abbiamo attuato il piano di manutenzione possibile di strade e stabili pubblici. Anche qui le necessità sarebbero molto maggiori, ma allo stato attuale è impossibile incrementare le risorse da trasferire ad ASE per le manutenzioni. Abbiamo recuperato ed incrementato di circa un milione di euro i finanziamenti per completare la Rocca avendo acquisito complessivamente dalla regione 4 milioni e 300.000 euro. Ci sono segnali positivi (ancorché da verificare) per recuperare, se non tutto, anche parte dei finanziamenti per l’area dell’Anfiteatro romano. Un discorso a parte va affrontato sulla mobilità alternativa che se da un lato presenta più di una criticità, dall’altro è l’occasione più importante per lo sviluppo turistico di Spoleto.
Rispetto alla gestione del territorio è stata sensibilmente intensificata la lotta agli abusivismi edilizi e alle discariche abusive; sono stati compiuti studi aggiornati sulle criticità (sismiche e idrogeologiche); sono stati regolarizzati pressoché tutti i 25 verdi attrezzati che presentavano numerose incongruenze urbanistiche e gestionali. Sono stati evitati interventi di forte impatto ambientale come ad esempio l’antenna per le telecomunicazioni aggiuntiva sul Monteluco. Sono stati approntati tutti gli studi preliminari per l’annunciata variante in riduzione del PRG, ma come sapete il PRG parte strutturale, risalente al 2003, è ancora “bloccato” in attesa della sentenza di secondo grado da parte del Consiglio di Stato.
Per la cultura e il turismo vi invito a guardare i numeri. Posso anticiparvi che in questi anni le presenze turistiche, anche se in misura modesta, sono sempre cresciute e il 2013 si chiude con il 5° miglior risultato dal 1957 pari a ca. 260.000 presenze quando da ben oltre dieci anni la media viaggia tra le 200.000 e le 210.000 presenze. Non entro sui grandi temi che qui non trovano spazio come Festival, Teatro Lirico, Rocca albornoziana, Palazzo Collicola e rete museale; stagione teatrale, spettacoli ed eventi, ma spero che ne avremo occasione perché anche qui ci sono cose positive da raccontare accanto a debolezze da superare. Discorso a parte per l’obiettivo centrato dell’UNESCO che accanto ad un nuovo vigore delle manifestazioni sportive (grazie anche alla sinergia con il privato), ha contribuito ad innalzare i numeri delle presenze turistiche.
Il versante del lavoro è drammatico, ma non diverso dal resto dell’Umbria. Noi abbiamo un maggiore problema perché la nostra debolezza “strutturale e infrastrutturale” è “datata” e ci ha consegnato un tessuto produttivo fatto di pochissime aziende di medie dimensioni e soprattutto di pochissima specializzazione (e quelle poche specializzate sono in crisi nera). Anche qui però, rispetto alle infrastrutture, dobbiamo cogliere qualche segnale positivo come il progetto di miglioramento della SS. Flaminia nel tratto Spoleto – Terni, il proseguo della Tre Valli ( dovrebbe essere prossima la conferenza di servizi per il tratto da Baiano e Firenzuola) e finalmente, dopo quasi 20 anni, il completamento del raddoppio ferroviario Spoleto – Campello.
Ho fatto solo pochi esempi, parziali e incompleti, ma spero sufficienti per avviare una valutazione rigorosa a tutto tondo. Aggiungo che abbiamo difettato in partecipazione e continuiamo ad essere carenti in comunicazione. Ne sono perfettamente consapevole ma vi invito a riflettere perché non bastano gli articoli dei giornali e le conferenze stampa del sindaco, gli incontri con le associazioni e le modifiche dei regolamenti di partecipazione. Per raggiungere i cittadini serve un’azione corale, serve il passa parola, serve un’attività costante e sinergica tra amministrazione e partiti della coalizione. Serve un partito, anzi partiti, che trovino il modo per tornare a stare in mezzo alla società e accanto alle istituzioni, per tornare a dialogare con i cittadini e raccontare loro le difficoltà e le cose fatte, ma soprattutto per ascoltare le idee e i tanti bisogni ai quali dobbiamo dare risposte con un programma nuovo, concreto e fattibile. Serve stimolare la partecipazione attiva fino a coinvolgere esperienze, intelligenze e professionalità nell’attività di governo e nelle decisioni per la città.
Mi rendo conto di aver preso già troppo spazio, ma una questione non posso trascurarla soprattutto perché tantissimi nostri concittadini continuano a non capire quando e come si è generato il “buco di bilancio”, di chi è la colpa e soprattutto perché debbono pagare loro gli errori dei politici. Non torno su argomenti che ho detto e ridetto basta rileggere i miei interventi in Consiglio Comunale, piuttosto che le comunicazioni alla stampa. Mi limito a dire tre cose:
1. Il disavanzo viene da lontano, da un modo di operare per il mantenimento dei residui attivi e passivi che gli uffici competenti hanno portato avanti per anni ed anni. Vi invito ad andare a verificare l’ammontare dei residui nel consuntivo 2009 e di confrontarlo con il totale attuale. Oggi stiamo lavorando per cambiare perché l’occasione del riaccertamento straordinario ha fatto capire, e non solo a noi, tante cose, tanti difetti da correggere che erano diventati un modus operandi.
2. Se non fossimo intervenuti come abbiamo fatto tutti, e sottolineo tutti, con grande determinazione: sindaco, giunta, consiglieri comunali, uffici comunali, partito e coalizione, oggi Spoleto sarebbe commissariata e non staremmo qui a ragionare. Soprattutto non avremmo potuto avere l’orgoglio per affermare che, al di là di tutto, ma grazie al lavoro svolto, oggi il Comune di Spoleto è uno dei pochi enti locali ad avere certezza dei propri conti.
3. Non è assolutamente vero che il Piano di Rientro non è sostenibile per i cittadini. Vi invito a leggerlo, analizzarlo e valutarlo. Certo non è una passeggiata, ma interviene incisivamente sulla razionalizzazione delle spese per la macchina comunale; mantiene il rigore e l’equilibrio per tutelare i più deboli; lascia inalterate le tariffe sociali e la maggior parte dei tributi esclusa, come ho già detto, l’IMU sulla seconda casa.

Concludo affermando che pur con tutti i nostri limiti abbiamo profuso tutto l’impegno possibile per portare avanti con continuità i progetti che abbiamo ereditato senza rinunciare alle innovazioni. Però devo anche dire che tanti di quei progetti hanno avuto bisogno di ripensamenti o modifiche e adeguamenti perché oggettivamente insostenibili da più punti di vista (tecnici, finanziari e di opportunità). Per il notevole e assiduo impegno avverto il dovere di ringraziare tutti i miei collaboratori di giunta, gli attuali come i precedenti.
Forse non abbiamo avuto la forza di rimodulare formalmente il programma, come due anni fa ci eravamo impegnati a fare, ma potete essere certi che le effettive disponibilità finanziarie ci hanno di fatto imposto costanti modifiche del programma e questo è un altro argomento su cui avverto l’esigenza di un confronto. Su questa ultimissima questione vi sollecito a considerare anche i tempi della programmazione finanziaria perché dal 2009 ad oggi, anno dopo anno, la scadenza per l’approvazione dei bilanci (con provvedimenti governativi), è stata spostata sempre più avanti fino a trasformare i bilanci preventivi in “consuntivi”, come è avvenuto per il 2013 (scadenza ordinaria al 30 novembre). E’ evidente che il Governo ha scelto la strada della proroga perché entro “i tempi ordinari di legge” non riusciva a dare certezze ai comuni riguardo alle scelte fiscali e ai trasferimenti. E’ altrettanto evidente, però, che quando i comuni sono costretti a lavorare in dodicesimi per oltre la metà dell’anno, la programmazione precedentemente pianificata diventa in gran parte irrealizzabile ed è già un grosso risultato riuscire ad assicurare livelli adeguati ai servizi essenziali. Da questo punto di vista posso assicurare e dimostrare che questa amministrazione ha fatto sicuramente più del mantenimento. A disposizione vostra , del Partito Democratico e della Coalizione
Daniele Benedetti

Aggiungi un commento

"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Lascia i tuoi dati per essere tra i primi ad avere accesso alla Nuova Versione più Facile da Leggere con Vantaggi e Opportunità esclusivi!

true Cliccando sul pulsante dichiaro implicitamente di avere un’età non inferiore ai 16 anni, nonché di aver letto l’informativa sul trattamento dei dati personali come reperibile alla pagina Policy Privacy di questo sito.
"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Grazie per il tuo interesse.
A breve ti invieremo una mail con maggiori informazioni per avere accesso alla nuova versione più facile da leggere con vantaggi e opportunità esclusivi!