Il vino e Foligno, dalla produzione al consumo, nella storia: si snoda lungo questo percorso la conferenza, con degustazione, di Gabriele Metelli in programma venerdì 10 settembre alle 17,30 nella sala conferenze di Palazzo Trinci, nell'ambito di Segni Barocchi, dal titolo: “Il vino nella società folignate tra Cinque e Seicento”. Nella zona di Foligno vengono particolarmente consumati vini d'importazione, come il Montepulciano, la Malvasia e l'Orvieto. Tra i vini prodotti localmente, nelle carte di archivio, è nominato soprattutto il Moscatello, mentre il Greco, il Lambrusco e lo Zibibbo sono per lo più uve da tavola. Una importante occasione di smercio di vini è fornita dal passaggio e dalla permanenza per alcuni giorni in città di personaggi illustri con il loro seguito, ma anche dalla presenza entro le mura di numerose osterie e varie strutture ricettive che, soprattutto nel Cinquecento, ospitano un ragguardevole numero di viandanti, per lo più mercanti. Sempre a proposito di vino locale, ha suscitato scalpore il recente rinvenimento di un documento del 1575, dove si legge che in quell'anno sono presenti a San Vittore (Foligno) quattro pergole di Sagrantino. Oltre all'ubicazione, veramente insolita, la novità di rilievo è costituita dal fatto che si tratta della più antica menzione di questo vitigno. Per quanto concerne l'aspetto fiscale, nel Cinquecento sono in vigore due imposte: la prima, versata alla Camera Apostolica, è dovuta in occasione del trasporto dalla campagna in città dell'uva e del mosto all'epoca della vendemmia, ed è chiamata “gabella della rimessa de' frutti”, la seconda, denominata “gabelletta”, è applicata sul vino che si vende al minuto. Dal 1588 si pagherà anche la gabella detta “tassa del quattrino a foglietta” che nel Seicento sarà riscossa tramite appalti e subappalti. Per quanto attiene, infine, agli aspetti sociali, va ricordato che il consumo di vino è stato sempre rigidamente controllato per motivi di ordine pubblico. Molte ordinanze comunali si riferiscono proprio alle osterie a causa dei numerosi reati che vi si commettono: prostituzione, ferimenti, omicidi, bestemmie, giochi proibiti, consumo di carne in tempo di vigilia o di Quaresima. Ma è la violenza, legata all'eccesso nel bere, che preoccupa maggiormente, soprattutto se si considera che spesso sono i ragazzi e i sacerdoti ad essere sorpresi in stato di ebbrezza nelle bettole, ma anche in mezzo alle vie cittadine o nelle vicinanze di chiese. Certamente, il capitolo di storia cittadina che nel Cinquecento colpisce di più è quello che riguarda appunto la condotta dei religiosi.
Di tutto questo parlerà Metelli, laureato in economia e commercio, diplomato in paleografia, diplomatica e archivistica e docente di materie scientifiche. E' autore di diversi saggi di storia economica, sociale, religiosa e artistica che riguardano la Valle Umbra.