Scuola, non solo Covid: il 60% oggi non avrebbe l'agibilità | Confronto col vice ministro Ascani

Scuola, non solo Covid: il 60% oggi non avrebbe l’agibilità | Confronto col vice ministro Ascani

Redazione

Scuola, non solo Covid: il 60% oggi non avrebbe l’agibilità | Confronto col vice ministro Ascani

"Al lavoro per consentire la regolare ripresa delle lezioni"
Gio, 23/07/2020 - 18:09

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Scuola, non solo Covid: il 60% oggi non avrebbe l’agibilità | Confronto col vice ministro Ascani

Non solo la necessità di spazi per garantire il distanziamento contro il rischio Coronavirus, per le scuole italiane. In gran parte vecchie, al punto che il 60% oggi non avrebbe l’agibilità.

Della riapertura delle scuole a settembre si è parlato nel webinar con il vice ministro Anna Ascani, organizzato da una gruppo di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale (DICA) dell’Università degli Studi di Perugia, nell’ambito delle attività di presentazione del rinnovato Corso di Laurea in Ingegneria Civile e Ambientale.

Tra scuola e Covid: i temi dibattuti

Il workshop DICA, aperto dai saluti istituzionali del magnifico rettore Maurizio Oliviero e del direttore del Dipartimento Giovanni Gigliotti, svolto in modalità virtuale, ha coinvolto professionisti e esperti impegnati a declinare il tema della scuola a partire dalle tre emergenze al centro del dibattito attuale: sicurezza delle strutture, progettazione degli spazi, ruolo della innovazione digitale nella didattica e nella formazione.

Le criticità delle scuole in Italia

L’improvvisa e inattesa emergenza sanitaria, infatti, che ha già determinato l’impossibilità di fruire pienamente della scuola per oltre quattro mesi – è stato sottolineato dagli esperti -, ha evidenziato in modo impietoso alcune delle criticità del sistema scolastico in Italia, parte delle quali si erano già manifestate a seguito dei recenti terremoti nell’Italia centrale, e ciò ha riportato l’attenzione sul tema della resilienza che, nello specifico, coincide con la possibilità di tornare alle normali condizioni dopo una emergenza. Ma garantire la continuità didattica nelle scuole in situazioni emergenziali e ridurre al minimo i tempi per la ripresa della normalità può risultare di difficile attuazione, a causa della natura delle strutture utilizzate, della concezione e organizzazione degli spazi e delle modalità di didattica, ancora non completamente compatibili con le potenzialità suggerite dall’innovazione digitale.

Ascani: impegnati a garantire il regolare avvio dell’anno scolastico

A dialogare con gli esperti è intervenuta la vice-ministra dell’Istruzione Anna Ascani, la quale  ha sottolineato come il Governo sia impegnato, in questo periodo, a predisporre misure “per assicurare l’avvio regolare del prossimo anno scolastico”. Fra queste, ha evidenziato la Ascani “lo stanziamento di 330 milioni di euro per interventi di edilizia scolastica leggera, per assicurare l’avvio regolare del prossimo anno scolastico”. In realtà, le “settimane trascorse hanno visto la scuola al centro di un dibattito e di una riflessione collettiva che vanno oltre l’emergenza e che non possiamo disperdere per rilanciare il sistema. Siamo alle porte di un grande programma di investimenti, il Next Generation Eu, che già dal nome ci indica la strada: è arrivato il momento di guardare al futuro, di prevedere azioni concretamente rispettose dei diritti delle nuove generazioni”.

Gli architetti

Un invito ad accelerare la modernizzazione degli edifici e delle infrastrutture tecnologiche destinate alla didattica è stato pronunciato dagli architetti-designer Massimiliano e Doriana Fuksas, del ben noto Studio Fuksas, attivo in tutto il mondo: “L’emergenza sanitaria del Covid 19 ha portato alla luce una condizione già nota: quanto le nostre infrastrutture e edifici siano inadeguati ed obsoleti, si pensi che circa l’80% degli edifici scolastici italiani ha più di 60 anni. L’Italia – puntualizzano i Fuksas – è uno degli stati europei più arretrati in termini di digitalizzazione e innovazione, è fondamentale che il paese venga attrezzato di infrastrutture tecnologiche adeguate alle nuove esigenze, sia scolastiche che abitative, secondo un piano globale che consideri la flessibilità degli spazi e una progettazione sempre più orientata all’utilitas e alla sostenibilità”.

Gli ingegneri

Il superamento di così complesse criticità, evidentemente, non può prescindere da una molteplicità di ruoli e competenze che operino in sinergia: un fatto ben rimarcato da Massimiliano Gioffrè, coordinatore dei corsi di studio magistrali in Ingegneria Civile e Ingegneria edile-Architettura dell’Università degli Studi di Perugia, il quale ha moderato il dibattito sui temi della sicurezza delle strutture scolastiche insieme al Giovanni Cardinale, vice-presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Gioffrè ha evidenziato il ruolo fondamentale di una formazione d’eccellenza, quale quella erogata dal corso di laurea in Ingegneria Civile e Ambientale del DICA, al fine di gestire a regola d’arte il processo, mentre Cardinali ha invitato a non sprecare l’occasione della post-emergenza, in quanto questa può costituire piuttosto un vero e proprio anno zero per il futuro della scuola italiana. Non si può dimenticare, ha detto Cardinali, che “gli spazi delle scuole sono stati pensati per funzioni ben lontane da quelle attuali” e che il tema fondamentale della sicurezza del costruito, non può essere limitato “solo a una valutazione meramente numerica, ma deve invece tenere conto della responsabilità legata a tutto ciò che ha anche una notevole valenza sociale”.

La voce dei dirigenti scolastici

A tale proposito, il dirigente scolastico Mario Lucidi, dell’Istituto Comprensivo “Spoleto 2”, ha ribadito come l’attuale emergenza Covid abbia prepotentemente portato all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale la questione dell’inadeguatezza degli edifici scolastici italiani, “due terzi dei quali sono stati costruiti prima del 1976 e quindi non conformi agli standard di sicurezza imposti dalle successive normative edilizie, e come, nel corso degli anni, essi siano stati oggetto di insufficiente manutenzione da parte degli enti preposti che spesso, approfittando del calo demografico, hanno preferito dismettere gli stabili più fatiscenti raccogliendo gli alunni in quelli poco meno degradati”. 

Lucidi, forte anche dell’esperienza in prima linea con il Nucleo Operativo per l’Emergenza Scolastica del Ministero, ha concluso che occorre “un serio programma di investimenti a medio e lungo termine nell’edilizia scolastica, così da assicurare ad alunni e docenti ambienti di apprendimento polifunzionali ed in grado di adattarsi facilmente a più metodologie didattiche, incluse quelle più innovative”.

Gli industriali

Sulla medesima lunghezza d’onda anche Walter Ceccarini, coordinatore regionale di Ance Umbria, che raccoglie gli imprenditori edili di Confindustria: “Purtroppo la situazione delle nostre scuole dal punto di vista strutturale è drammatica: dei 40.000 edifici attivi quasi il 60% sono stati costruiti prima della emanazione delle norme antisismiche, il 75% non possiede il certificato di collaudo statico e più del 60% oggi non avrebbe l’agibilità. Servono risorse – conclude Ceccarini – ma soprattutto, per intervenire in tempi adeguati, serve semplificare e sburocratizzare”.

Il digitale

La questione strategica e complessa dell’innovazione digitale è stata infine analizzata insieme a Stefano Epifani, presidente di Digital Transformation Institute: “La sostenibilità è la capacità di soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere quella delle generazioni future di realizzare i propri. È necessario definire il ruolo della scuola nel nuovo contesto sociale e urbano per poi adottare di conseguenza le opportune tecnologie”.

Nella: Concept per una scuola primaria sperimentale ad Altopascio (LU) Copyright: ABAPG/UNIPG (Paolo Belardi, Simone Bori, Pietro Carlo Pellegrini, Matteo Scoccia)

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