Scarcerazioni boss, Corte costituzionale rimanda atti a magistrato Spoleto

Scarcerazioni boss, Corte costituzionale rimanda atti a magistrato di Spoleto

Redazione

Scarcerazioni boss, Corte costituzionale rimanda atti a magistrato di Spoleto

Dopo l'eccezione sollevata da un giudice spoletino sulle scarcerazioni legate all'emergenza Covid-19, la Consulta ha affrontato il caso
Ven, 24/07/2020 - 09:53

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Scarcerazioni boss, Corte costituzionale rimanda atti a magistrato di Spoleto

Sulle scarcerazioni dei boss e il decreto Bonafede, un paio di mesi fa, il magistrato di sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi aveva sollevato un’eccezione di costituzionalità. Ora il caso è stato affrontato dalla Corte costituzionale, che ha rimandato gli atti allo stesso giudice spoletino dopo le novità normative introdotte.

A renderlo noto è la stessa Consulta con un comunicato stampa datato 22 luglio.

La questione delle scarcerazioni legate all’emergenza Covid-19

La Corte costituzionale – si legge nella nota – ha esaminato oggi le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Magistrato di sorveglianza di Spoleto sull’articolo 2 del decreto-legge 10 maggio 2020 n. 29 relativo alle scarcerazioni, connesse all’emergenza COVID, di detenuti condannati per reati di particolare gravità. In attesa del deposito dell’ordinanza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che il Collegio ha deciso di restituire gli atti al Magistrato di sorveglianza di Spoleto per verificare se, alla luce delle modifiche introdotte con la successiva legge n. 70 del 2020, le questioni sollevate siano ancora non manifestamente infondate.

L’eccezione sollevata dal magistrato spoletino sulle scarcerazioni

La norma censurata prevede un meccanismo di periodica rivalutazione, da parte della magistratura di sorveglianza, dei provvedimenti con cui è stata concessa la detenzione domiciliare o il differimento della pena per ragioni legate alla pandemia. La rivalutazione deve essere effettuata sulla base di una serie di pareri e di informazioni che il giudice è tenuto ad acquisire, tra l’altro, dal Procuratore nazionale antimafia e dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Se risulta che non sussistono più le condizioni che hanno giustificato la scarcerazione, questa dev’essere revocata. Secondo il Magistrato di sorveglianza di Spoleto, questa disciplina violerebbe il diritto di difesa e la parità delle armi nel procedimento, oltre al principio di eguaglianza, dal momento che i documenti e le informazioni utilizzati ai fini della rivalutazione restano ignoti alla difesa.

La nuova normativa

La Corte ha osservato che, successivamente al Dl 29/2020, è stata approvata la legge n.70 del 2020 secondo cui, quando il Magistrato di sorveglianza ha disposto in via provvisoria la revoca, e il condannato è tornato in carcere, il Tribunale di sorveglianza è tenuto a pronunciarsi in via definitiva sull’istanza di scarcerazione entro il termine perentorio di 30 giorni, nell’ambito di un procedimento in cui la difesa ha pieno accesso agli atti. Il Magistrato di sorveglianza di Spoleto dovrà dunque rivalutare se i diritti costituzionali del condannato siano ora adeguatamente garantiti. L’ordinanza sarà depositata nei prossimi giorni”.

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