Sanitopoli: Zingaretti scarica Marini, voci su dimissioni a breve

Sanitopoli: Zingaretti scarica Marini, voci su dimissioni a breve

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Nei palazzi della politica umbra si rincorrono in queste ore voci di possibili dimissioni da parte della presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, indagata nell’inchiesta della Procura di Perugia sulla Sanitopoli.

Una valutazione, quella della presidente, non tanto legata alle ultime intercettazioni trapelate circa il suo presunto ruolo per favorire assunzioni all’ospedale di Perugia (accuse di fronte alle quali la governatrice si è detta “assolutamente estranea” e pronta a chiarire), quanto alle parole del segretario nazionale del Pd, Nicola Zigaretti, che di fatto l’ha lasciata al suo destino politico, invitandola a fare un passo indietro. Ad una precisa domanda della stampa sull’opportunità che la Marini si dimetta, Zingaretti ha infatti risposto: “Nel merito dell’indagine di Perugia confido nell’autonoma capacità di valutazione e nel senso di capacità della presidente perché faccia ciò che è utile all’Umbria“. Su ciò che invece sarebbe meglio per il Pd, Zingaretti pare avere invece le idee chiare: azzerare e voltare pagina.

Insomma, il sacrificio dei dirigenti umbri del Pd coinvolti nell’inchiesta Sanitopoli deve servire, per il segretario Zingaretti, come esempio per non far affondare il Pd in tutta Italia. Partito che, anche a seguito di questa vicenda giudiziaria, sembra sia calato ancora nei sondaggi, a poco più di un mese dalle elezioni europee ed amministrative in molte città umbre. “Vogliamo riaprire una discussione molto seria sull’idea stessa di cosa significa gestire il potere: servire le persone e non utilizzarlo per sé stesso. C’è un tema di eticità della partecipazione politica che noi vogliamo rimettere al centro, non solo della nostra politica ma anche della selezione della classe dirigente“. Sembra un sentenza, politica, per gli esponenti umbri coinvolti , a vario titolo, nell’inchiesta. Destinata tra l’altro, come ha spiegato la Procura perugina, ad allargarsi. Con l’ex segretario del Pd umbro, Gianpiero Bocci, agli arresti domiciliari che lunedì ha riconsegnato la tessera del partito.

Anche se poi Zingaretti ribadisce sul piano giudiziario che “fino all’ultimo grado di giudizio tutti sono innocenti“. Ma poi aggiunge che la politica non può limitarsi ad aspettare le sentenze: “È evidente che il susseguirsi di eventi come quelli che leggiamo sui giornali ci impone un salto di qualità netto, che intendo fare con la massima determinazione“.

Non bastassero le parole di Zingaretti, arrivano quelle dell’ex ministro Calenda, del cui manifesto per l’Europa Marini era stata tra i primi firmatari: “Se coinvolta, la presidente Marini si dimetta“.

In giornata Marini si dimette” è il messaggio inviato dal cellulare di un esponente di spicco del Pd umbro appena escono le agenzie con le parole di Zingaretti. Proprio mentre i capigruppo di maggioranza Chiacchieroni (Pd), Rometti (SeR) e Solinas (Misto Articolo1) confermano la fiducia alla presidente Marini.

L’idea – anche alla luce di quanto avvenuto nella tesa riunione di maggioranza di lunedì mattina (ci sono scappate pure le lacrime di rabbia) e nella Direzione del Pd regionale della sera – è che se in Consiglio alcuni esponenti del Pd non voteranno le mozioni di sfiducia alla presidente depositate dalle opposizioni è solo per non andare a casa un anno prima sapendo che poi difficilmente saranno rieletti.

Sempre che la presidente Marini non decida di non arrivare alla discussione delle mozioni, rassegnando le proprie dimissioni dalla carica di governatrice degli umbri.

 

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